Un’altra grande opera… distruttiva

248

Il Wwf ribadisce il «no» al traforo: la Conca della Carcaraia è una importantissima zona di assorbimento carsico oltre ad essere un’area altamente protetta

Non bastava il disastro alle falde acquifere del Mugello ora, dopo un preoccupante periodo di silenzio ecco riapparire lo spettro del progetto del Traforo del Monte Tambura.

«Tra persone senzienti e coscienti – sottolinea il Wwf – dovrebbe essere inutile ripetere le ragioni dell’opposizione di tutte le associazioni, e tra queste il Wwf, che fanno della salvaguardia dell’ambiente il loro principale obbiettivo nonché le ragioni di tutti gli amministratori che hanno a cuore la sorte di una tra le più peculiari aree delle Alpi Apuane e, non ultimo, anche la sorte di un fondamentale diritto dell’uomo: quello dell’approvvigionamento idrico, su cui tra l’altro si stanno addensando le oscure nubi della privatizzazione. Repetita juvant, dicevano i latini, quindi per ricordare del perché il Wwf si oppone al progetto, ricordiamo che la Conca della Carcaraia del Monte Tambura è una importantissima zona di assorbimento carsico. Che vuol dire tutto ciò? Vuol dire che le piogge, vengono lentamente assorbite nelle profondità di questo sistema e vengono poi rilasciate sotto forma di sorgenti che interessano gli acquedotti di molti piccoli e grandi centri afferenti a questa zona. Lo stesso discorso vale anche per le precipitazioni nevose.

Non stiamo qui a ricordare poi l’interesse scientifico che riveste la stessa zona con le sue cavità ed abissi che vanno da -100 mt. a -1.350 mt., cavità ed abissi noti in tutto il mondo e che richiamano ricercatori e speleologi di fama internazionale».

Recentemente il ministro per le Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha assicurato che presto inizieranno i lavori. «Ora – si chiede il Wwf – “Cui Prodest? A chi giova tutto questo?”. Possibile che per risparmiare un po’ di tempo per passare da una valle all’altra si debba compromettere le risorse idriche (come è stato fatto nel Mugello) di interi centri urbani e rovinare una preziosa area del Parco Regionale delle Alpi Apuane?».

In una situazione di continuo rischio idrogeologico estesa a tutta Italia il denaro pubblico e privato dovrebbe essere indirizzato verso ben altre priorità come la messa in sicurezza degli alvei dei fiumi e dei torrenti, la messa in sicurezza dei versanti delle montagne e la protezione delle coste sempre più sottoposte all’attacco dell’erosione. Per non parlare della gestione dei boschi affidata quasi sempre e solamente alla buona volontà del Corpo Forestale di Stato a cui si tagliano in continuazione fondi per uomini, mezzi e ricerca.

E se ciò non bastasse, il Wwf ricorda l’alto valore naturalistico dell’area: «Parco Regionale, Sito di Importanza Comunitaria, Area a Vicolo paesaggistico, Area a più alta priorità di Conservazione del Progetto Renato, Target di Conservazione del Piano Regionale della Biodiversità (accordo in corso tra Regione Toscana, ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Wwf Italia al fine di individuare attività prioritarie, utili e necessarie, per contribuire ad arrestare la perdita di biodiversità in Toscana)».

Per questo il «No» al traforo viene da semplici cittadini, da ambientalisti e non, e da amministratori pubblici che partendo da dati scientifici seri contestano questa stagione «delle grandi opere pubbliche» che provocherà altre ferite al territorio.

(Fonte Wwf)