Si può parlare di biodiversità senza i Parchi?

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L’Associazione nazionale del Personale delle Aree Protette, auspica, in concomitanza con l’evento di sabato in cui verrà ufficialmente presentata la Strategia nazionale per la biodiversità, che vengano previste da subito concrete misure e risorse a favore degli enti di gestione delle aree protette, per metterli in condizione di operare con l’efficacia necessaria

Sabato 22 maggio, a Roma, nell’ambito dell’apposita Conferenza Nazionale, verrà ufficialmente presentata la Strategia nazionale per la biodiversità, alla presenza di alte personalità, fra cui il Presidente della Repubblica. Fra i documenti messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente, in preparazione e costruzione dell’evento, non si evince allo stato attuale un ruolo né primario né strategico delle aree naturali protette italiane, ai sensi dell’art. 8 della Convenzione internazionale sulla biodiversità, ratificata dall’Italia nel 1994.

Ben prima che il termine «biodiversità» fosse conosciuto, compreso e divenuto argomento all’ordine del giorno delle politiche di tutela ambientale, i parchi nazionali storici, e poi le aree protette regionali dai primi anni 80 e ancora l’istituzione negli ultimi vent’anni delle aree protette e riserve rientranti nella legge quadro sulle aree protette n. 394/91, hanno messo in atto attività e strategie concrete sulla biodiversità.

Proprio all’interno delle aree protette, tra l’altro nodi fondamentali della Rete Natura 2000, è ora custodita gran parte della biodiversità del nostro Paese, e gli obiettivi del Countdown 2010 sono stati sostanzialmente raggiunti, mentre ciò non è evidente sul resto del territorio. Accanto alla conoscenza e al monitoraggio, basilari funzioni dei parchi, le aree protette hanno praticato, sperimentato e valutato i risultati di progetti di conservazione e tutela, di attività economiche compatibili con l’ampio ventaglio di specie ed ecosistemi che caratterizzano i territori tutelati.

La conoscenza e il monitoraggio sono spesso avvenuti in collaborazione con Università, Enti di ricerca, Associazioni, Corpo Forestale dello Stato, che proprio nelle aree protette hanno trovato il necessario supporto di logistica, esperienza e conoscenza specifica. Molti risultati sono stati ottenuti anche grazie al lavoro appassionato del personale delle Aree Protette, costretto spesso ad operare in condizioni di difficoltà, con risorse decisamente inadeguate rispetto alla notevole complessità delle problematiche che la tutela della biodiversità e lo sviluppo sostenibile implicano.

Se gli enti parco non resteranno esclusi dalla ulteriore riduzione di personale disposta dalla recente L. 25/2010 (come sembrerebbe da una corretta interpretazione non ancora confermata dai Ministeri vigilanti) la situazione sarà destinata ad aggravarsi, tenuto conto anche della riduzione e della non efficace programmazione dei finanziamenti. L’Associazione nazionale del Personale delle Aree Protette, auspica, proprio in concomitanza dell’importante evento di sabato 22 maggio 2010, che vengano previste da subito concrete misure e risorse a favore degli enti di gestione delle aree protette, per metterli in condizione di operare con l’efficacia necessaria, contribuendo al perseguimento degli obiettivi sanciti dalla Costituzione e dalle Leggi e accordi nazionali e internazionali.

(Fonte www.associazione394.it)