Oasi di Siwa, dalla conservazione allo sviluppo

492
Tempo di lettura: 3 minuti

Presentati al Politecnico di Bari i risultati del Sub-Progetto, nell’ambito del Progetto integrato Diarcheo e dell’Apq Mediterraneo. Un’oasi con un modello urbano che comincia a conservare la sua identità grazie ad un intenso lavoro di cooperazione guidato dalla Regione Puglia

La promozione del patrimonio archeologico come supporto allo sviluppo territoriale ed alla piena valorizzazione e salvaguardia delle sue ricchezze culturali: su queste coordinate si sviluppa il Progetto integrato Diarcheo che, a Bari, celebra l’atto conclusivo di uno dei suoi sub-progetti, Siwa, oggi un’oasi con un modello urbano che comincia a conservare la sua identità grazie ad un intenso lavoro di cooperazione guidato dalla Regione Puglia (Assessorato al Mediterraneo attraverso i soggetti attuatori, InnovaPuglia Spa e Politecnico di Bari) Dipartimento Icar, con la collaborazione della Regione Molise, dell’Unione delle Università Mediterranee e di soggetti tecnici coinvolti nel territorio egiziano.

«La conclusione di un progetto di natura culturale e storica è fondamentale in una fase in cui riprendono tensioni sul Mediterraneo e riprende, con altrettanta forza, la necessità di costruire ponti e legami – ha detto Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia, intervenuta al convegno “Oasi di Siwa: Azioni per lo sviluppo sostenibile” organizzato al Politecnico -. Quello di Siwa, nell’ambito della linea 2.4 Dialogo e Cultura dell’Accordo di programma quadro (Apq) per i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, è un progetto particolarmente interessante e prezioso perché, accanto alla ricostruzione di una città di sale e di fango che è sopravvissuta fino ai giorni nostri in un paesaggio desertico ma antropizzato, vi è anche una radice religiosa a cui pensiamo parlando dell’antico Egitto: il monoteismo. Dunque un ponte culturale che ci riporta ad una dinamica millenaria di relazioni nel mar Mediterraneo».

«È qui, all’interno di un’idea di coesione economica e sociale in area mediterranea – ha continuato Godelli – che gli strumenti della cooperazione rappresentano un fattore fortemente propulsivo: si costituiscono come buone prassi ma rappresentano in realtà la base su cui costruire un percorso comune che consente fattori di sviluppo di reciproco interesse. La Regione Puglia è riuscita in questi anni ad acquisire in forma stabile dei partenariati che coinvolgono centri di ricerca, università e, in questo caso, il Politecnico di Bari che con la Facoltà di Architettura ci porta su un terreno in cui la dimensione scientifica è fondamentale al conseguimento dei risultati».

Risultati che, oltre a raccogliere contributi preziosi nel campo della ricerca storica e architettonica e nella comprensione delle logiche economiche/sociali nei paesi del Mediterraneo, «vantano spunti strategici per tesi di laurea mirate al territorio egiziano e che vedono in prima linea interessanti contributi di studenti pugliesi della nostra Università – ha sottolineato Claudio D’Amato Guerrieri, Preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari -. Dunque, l’augurio è che esperienze formative come quelle nell’oasi di Siwa possano costituire trampolino di lancio per missioni scientifiche future».

L’importante, come ha più volte fatto leva nel suo intervento Antonio Verrico del ministero dello Sviluppo Economico, è essere consapevoli «che non è possibile sviluppo senza cultura e che la volontà di negoziare deve sempre partire dal rispetto delle tradizioni e dell’identità della comunità locale su cui si promuovono azioni di cooperazione. Quelli costituiti con l’Apq Mediterraneo sono partenariati stabili, in cui si agisce alla pari e dai quali è possibile immaginare già iniziative future, magari cercando di convogliare risorse provenienti da altri Programmi. Penso al Programma di cooperazione transfrontaliero Cbc Enpi Med».

«La catena della messa in opera dei progetti – ha aggiunto Francesco Saponaro, Direttore generale di Innovapuglia Spa – chiama in causa anche lo scambio di metodologie e la capacità di cooperare andando oltre l’ottica del semplice trasferimento di conoscenze». A queste parole hanno fatto eco quelle di Daniela Mazzucca, project Leader di Diarcheo, di InnovaPuglia, che ha messo in luce da un lato il prezioso ruolo ricoperto dalle professionalità di ogni singolo partner del progetto e, dall’altro, la lodevole interazione raggiunta fra tutti gli attori coinvolti.

Sulle azioni e le opportunità per uno sviluppo sostenibile dell’Oasi di Siwa, in Egitto, hanno parlato nel dettaglio Vito Amoruso, Rup del progetto Diarcheo, del Servizio Mediterraneo della Regione Puglia ed Ettore Foggetti di Innovapuglia Spa che ha presentato il sito web www.siwa-oasis.it, uno strumento multimediale utile per rafforzare il dialogo interculturale avviato. A Luigi Manfra e Valerio Tuccini dell’Unimed, invece, il compito di illustrare il lavoro svolto dalle Università Mediterranee, in riferimento ad una gestione efficiente dei beni culturali e ad un’analisi di costi e benefici dell’impresa.

Nel merito dello svolgimento tecnico dei lavori effettuati nell’oasi egiziana, infine, sono entrate le relazioni dei rappresentanti del Dipartimento Icar del Politecnico di Bari, a cominciare dall’introduzione del suo Direttore, Attilio Petruccioli che ha sviluppato una lettura della realtà territoriale di Siwa attraverso un diagramma uomo-suolo ed un’interessante idea di sviluppo dell’umanità. Hanno concluso Calogero Montalbano e Giacomo Martines, sempre del Dipartimento Icar, e Osama Al Gohary (Direttore Al Thurat-Riyadh: Desert Eritage in Saudi Arabia) che ha dato un contributo alla discussione in riferimento alle attività compiute ed al piano di gestione socio-economica del’oasi.

(Fonte Regione Puglia, Servizio Mediterraneo)