Giappone – Radioattività e sicurezza alimentare

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Le autorità cercano di tamponare come possono l’emergenza dopo terremoto, anche aumentando la radioattività consentita per alcuni prodotti. Il problema dei relitti ed un’altra fuga radioattiva da una nuova centrale

La storia infinita del disastro giapponese è ben lontana dalla conclusione. Si tenta di fare le prime valutazione ambientali per il mare, un luogo da cui il Giappone storicamente ricava molte risorse alimentari, ma ci si trova di fronte ad un disastro enorme: un mare di relitti fatti di case, auto e corpi umani che viaggiano verso le coste americane.

Ma non è ancora finita, dopo l’ultima scossa che si diceva non avesse fatto danni, si è scoperta una ulteriore perdita di acqua di raffreddamento radioattiva da un’altra centrale, quella di Onagawa.

Ci vorrà tempo, molto tempo prima di poter tracciare un bilancio serio.

Intanto l’ultimo bollettino della Iaea (International Atomic Energy Agency), fa il quadro della situazione esistente in Giappone. La situazione complessiva rimane molto seria in tutta l’area attorno all’impianto di Fukushima, ma in particolare rimane molto grave quella attorno ai reattori 1, 2 e 3 nonostante le azioni di contenimento delle perdite di acqua radioattiva e di raffreddamento continuo che si stanno effettuando.

Alcuni punti rilevanti del comunicato sono:

1) La pressione all’interno del reattore 1 è molto alta e la temperatura ai bordi più esterni supera i 200°C (probabilmente all’interno le temperature sono vicine al punto di fusione).

2) Gli scarichi radioattivi in mare hanno aumentato il rischio sanitario per la popolazione che si alimenta con prodotti ittici locali di 0,6 mSv/anno (60 mrem).

3) È stata interdetta la navigazione marittima entro un raggio di 30 km dagli scarichi di acqua (radioattiva) in mare.

4) I livelli di radioattività nell’acqua di mare prospiciente la costa attorno all’impianto di Fukushima, sono di circa 40mila Bq/litro per lo I-131, di circa 19mila Bq(litro per C-124 e Cs-137; a 15 km di distanza i livelli sono di circa 300 volte inferiori per lo I-131, e di circa 70 volte inferiori per Cs-134 e C-137.

5) La radioattività nel 64% dei 78 campioni alimentari esaminati (principalmente verdure, frutta e latte) prelevati al di fuori della prefettura di Fujushima presentano livelli superiori ai valori massimi ammissibili di sicurezza sanitaria; la percentuale, invece, nei 41 campioni esaminati nel territorio della prefettura di Fukushima, sfiora, invece, il 70%.

6) Le Autorità giapponesi hanno deciso di aumentare, per i consumi interni, il livello di sicurezza della contaminazione del pesce da 600 Bq/kg a 2000 Bq/kg, ma sono state contemporaneamente imposte restrizioni nella commercializzazione e nei consumi di pesce nella prefettura di Fukushima ed in altre tre prefetture limitrofe. Altre restrizioni riguardano le esportazioni di pesce all’estero.

7) Anche la Cina ha imposto restrizione nei consumi di prodotti freschi (verdure e frutta) e del consumo di latte prodotti nelle aree limitrofe al Giappone, oltre a restrizioni sulle importazioni dal Giappone.