Non si fermerà la crescita del fotovoltaico

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Tra luci e ombre si è arrivati alla definizione di un nuovo conto energia. Dovrà essere accompagnato dalla semplificazione delle procedure autorizzative e da una riduzione dei tempi di allacciamento. L’obiettivo di coprire il 10% del fabbisogno elettrico al 2020 > Errani: passi in avanti anche se il parere è negativo – Saglia: il decreto si può modificare > Il testo integrale

Proponiamo l’editoriale di Gianni Silvestrini pubblicato sull’ultimo numero di «QualEnergia.it».

Si chiude con parecchie delusioni, ma anche con risultati importanti la difficilissima mediazione che ha portato al Quarto Conto Energia.

Il settore del fotovoltaico si è sviluppato nel nostro paese ad una velocità impressionante, con oltre 200.000 impianti ad oggi in funzione (197.000 con il conto energia e circa 5.000 realizzati precedentemente) e con 4,7 GW contabilizzati dal Gse, dati che mettono il nostro paese su scala mondiale alle spalle solo della Germania, ma prima di Usa e Giappone. Tutto ciò, grazie a incentivi molto/troppo alti, a discrete condizioni di insolazione, alla buona struttura del Gse e ad un forte tessuto di progettisti, installatori, imprese del settore. E questa corsa è avvenuta malgrado l’esistenza di notevoli elementi frenanti, quali gli iter autorizzativi a volte defatiganti, le difficoltà sul versante finanziario e i lunghi tempi di collegamento alla rete.

Adesso che i livelli di incentivazione caleranno è importante che si vada verso una semplificazione delle procedure autorizzative e ad una decisa riduzione dei tempi di allacciamento. In questo modo, grazie anche al calo dei prezzi dei moduli, il nostro paese potrà seguire quel percorso virtuoso in grado di consentire al solare di reggere anche senza incentivi dopo il 2016.

Ma torniamo al decreto. Cosa succederà ora, dopo i due ultimi mesi di sbandamento del settore? Alla luce di quanto è trapelato sul nuovo Conto Energia, è probabile che anche il 2011 sarà un anno boom per il fotovoltaico. E non è prevedibile un crollo nemmeno negli anni successivi. In termini di investimenti parliamo di 5-10 miliardi ?/anno. Tutto fa pensare che nel 2020 il fotovoltaico riuscirà a soddisfare il 10% della domanda elettrica del paese, per crescere ulteriormente nei decenni successivi.

Ma quanto più questo settore si rafforzerà (e abbiamo visto la mobilitazione che ha saputo produrre in queste ultime settimane) tanto più occorre responsabilmente riflettere sul ruolo che dovrà assumere in Italia l’insieme della filiera tecnologica. Parliamo cioè dell’evoluzione di un comparto che oggi, a parte le migliaia di installatori locali, conta già 800 imprese. ma che dovrà vedersela con una competizione internazionale sempre più accesa, in particolare nella produzione delle celle.

Le Regioni, nella trattativa con il Governo, hanno tentato una linea di difesa proponendo di incrementare del 10% gli incentivi per gli impianti per i quali almeno il 60% dei costi sia riconducibile ad una produzione effettuata in Italia o, in subordine, in Europa. È una strada su cui hanno ragionato anche altri paesi come il Canada e la Francia, ma che difficilmente regge alle regole del commercio internazionale.

Appare più sensato potenziare le attività di ricerca, rilanciare iniziative come «Industria 2015», in modo da offrire alle nostre imprese l’opportunità di innovare, di aggregarsi in distretti, di ridurre i costi. Occorre snellire le complesse procedure autorizzative per realizzare nuovi stabilimenti. Va infine utilizzata la grande opportunità, che in realtà rischia di sfumare, dei fondi europei destinati alle «Regioni di convergenza» (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania) come ha saputo fare la Germania con le regioni dell’Est creando le «Solar Valleys» e i distretti solari.