Assicurare la biodiversità per sopravvivere

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Negli ultimi anni le scelte politico-economiche, sono state rivolte prevalentemente verso lo sfruttamento di tutti gli ecosistemi, danneggiando seriamente la biodiversità, il tassello fondamentale della vita sulla Terra

«Diversità biologica»: la variabilità degli organismi viventi di qualsiasi fonte, inclusi, tra l’altro, gli ecosistemi terrestri, marini e gli altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici dei quali fanno parte; essa comprende la diversità all’interno di ogni specie, tra le specie e degli ecosistemi (dall’Articolo 2 della Convenzione di Rio de Janeiro)

Negli ultimi anni le scelte politico-economiche, sono state rivolte prevalentemente verso lo sfruttamento di tutti gli ecosistemi, danneggiando seriamente la biodiversità, il tassello fondamentale della vita sulla Terra.

Per questo l’Unione europea ha sancito una nuova strategia costituita da sei obiettivi per ripristinare la biodiversità e raggiungere così l’obiettivo di sostenibilità e di mitigazione dei cambiamenti climatici fissati per il 2020.

Il target, che la Comunità europea si è prefissato con questa nuova strategia, è quello di arrestare la perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi entro il 2020, ripristinando i sistemi ambientali seriamente danneggiati, sensibilizzando l’opinione mondiale e cercando di rafforzare il concetto di prevenzione della perdita di ricchezza ambientale. La visione lungimirante fino al 2050 pone la biodiversità al centro degli ecosistemi, tutelati, valorizzati e opportunamente restaurati per l’enorme valore che essa ha sia per l’ambiente sia per la vita umana, ma anche per l’economia mondiale.

La strategia

I punti strategici prefissati sono:

– Piena attuazione della normativa vigente in materia di protezione della natura e della rete di riserve naturali, per apportare ingenti migliorie allo stato di conservazione di habitat e specie.

– Migliorare e ripristinare gli ecosistemi laddove possibile, in particolare aumentando l’uso delle infrastrutture «verdi».

– Garantire la sostenibilità delle attività agricole e forestali.

– Salvaguardare e proteggere gli stock ittici dell’Ue.

– Contenere le specie invasive, sempre più spesso causa della perdita di biodiversità nell’Ue.

– Aumentare il contributo dell’Ue all’azione concertata internazionale per scongiurare la perdita di biodiversità.

Alla base della strategia c’è la EU 2010 Biodiversity Baseline, pubblicata nel 2010 dall’Agenzia europea dell’Ambiente (Eae). Nella pubblicazione sono stati messi in evidenza i punti critici della situazione attuale, le interconnessioni che esistono tra perdita di biodiversità e cambiamenti climatici e il rischio a cui sono sottoposti i cittadini europei e del resto del mondo. Il parametro di riferimento per la biodiversità utilizzato è appunto il biodiversity baseline perpoter meglio valutare i cambiamenti degli ecosistemi nella situazione attuale, monitorando quelli principali, quali: gli ecosistemi costieri, quelli marini, quelli agricoli, le foreste, i laghi, i fiumi, ecc.

I pilastri fondamentali per poter portare avanti i sei punti strategici sono la ricerca, il monitoraggio e la sensibilizzazione della società per renderla partecipe dell’importanza della diversità di tutte le specie viventi, perché solo avendo una elevata diversità di organismi la vita sulla terra è al sicuro dall’estinzione.

Molte specie di organismi si sono già estinte nell’indifferenza umana, come se la loro esistenza non fosse importante per la nostra vita, e invece questo concetto è del tutto sbagliato.

Il commissario europeo per l’ambiente, Janez Poto?nik, durante la presentazione della nuova strategia ha dichiarato: «Noi esseri umani, oltre ad essere parte integrante della biodiversità, dipendiamo da essa per procurarci cibo, acqua e aria pulite, e un clima stabile. È il nostro capitale naturale, che stiamo spendendo troppo in fretta, e tutti noi sappiamo cosa accade quando ci indebitiamo al di là delle nostre possibilità. Dovremmo tutti riconoscere la gravità della situazione e l’incapacità finora dimostrata di risolvere il problema. È giunto il momento di impegnarsi molto più a fondo. Sono certo che questo nuovo approccio multisettoriale ci metterà sulla giusta strada per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2020».

L’obiettivo della strategia

L’interesse di questa strategia è rendere il più possibile evidente quanto la biodiversità sia fondamentale per i mercati economici mondiali e quanto la diminuzione del numero di specie a oggi abbia già registrato valori negativi.

Basti pensare alla riduzione delle specie d’insetti e alla diminuzione delle impollinazioni che conseguentemente ha apportato un danno economico di circa 15 miliardi di euro all’anno in Ue, e in altre parti del mondo.

La Commissione europea ha messo in evidenza l’impatto che tali perdite provocano a livello economico per rendere più tangibile il danno apportato alla diversità biologica e alla qualità stessa della vita.

Questi «danni» mettono in seria difficoltà le economie mondiali. I maggiori responsabili di queste perdite sono: i cambiamenti climatici, l’inquinamento, lo sfruttamento eccessivo delle risorse, la diffusione incontrollata di specie non autoctone e i cambiamenti nell’uso del suolo.

Un po’ di numeri

A oggi gli organismi esistenti sono circa 2 milioni in cui: 10mila specie di Batteri, 72mila specie di Funghi, 50mila specie di Protisti, 270mila specie di Piante, 1.318mila specie di animali, di cui 1.265mila invertebrati e 52mila specie di vertebrati, delle quali: 2.500 pesci, 9.800 uccelli, 8.000 rettili, 4960 anfibi, 4.640 mammiferi (fonte Wwf, 2010). In Europa ci sono elevate percentuali di specie minacciate, tra le quali: il 25% dei mammiferi marini, il 22% degli anfibi, il 21% dei rettili, il 16% delle libellule, il 15% dei mammiferi terrestri, il 12% degli uccelli, il 7 % delle farfalle(da EU 2010 Biodiversity Baseline).

Solo il 17% degli habitat e delle specie conosciute sono ben conservate, la percentuale degli habitat delle specie sconosciute è pari al 31%, ma raggiunge il 59% nelle specie marine. L’88% delle specie ittiche invece sono super sfruttate, e tutto questo sopratutto a causa dell’attività umana.

Alcuni progetti

Ad oggi ci sono molti progetti che si occupano di Biodiversità, sia per il recupero delle specie a rischio d’estinzione, sia per affermare la sostenibilità ambientale nei diversi settori della vita sociale ed economica.

– Uno degli ultimi progetti, presentato in queste ultime settimane, riguarda proprio la sostenibilità ambientale ed esattamente sancisce un accordo tra Wwf e Inea (Istituto nazionale di economia agraria) per poter studiare l’impatto che i diversi sistemi agricoli hanno sugli ecosistemi naturali, in modo tale da poter capire come rendere le pratiche agricole e zootecniche attuali sempre più sostenibili per l’ambiente.

Come indicatore ambientale sono state scelte le farfalle perché esse sono degli organismi molto sensibili ai cambiamenti ambientali e quindi molto utili per capire in che direzione le pratiche agricole devono andare per rendere i vari processi agricoli sempre più sostenibili. Le farfalle compiendo la metamorfosi, e passando quindi dalla fase di bruco alla fase adulta permettono agli studiosi di capire il loro diverso comportamento nelle diverse tipologie di uso del suolo. Il fine ultimo del progetto sarà quello di elaborare delle mappe in Gis che indicheranno la distribuzione delle farfalle nell’area considerata e le diverse tipologie di habitat in relazione all’uso del suolo agricolo, soprattutto dei terreni ad alto valore naturalistico.

– Una ricerca della Lipu, fatta per conto del ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente, ha portato alla creazione di un rapporto il «Farmland bird index, Woodland bird index». La ricerca indica in quale misura sono presenti le diverse specie di uccelli nel mondo agricolo e nei boschi. Dal rapporto emerge che le specie di uccelli legati principalmente alla campagna sono diminuite dell’11%, tra il 2000 e il 2010, per circa 26 specie. Le rondini sono diminuite del 2,1%, le allodole del 2,9%, i passeri del 5%. Uccelli, come passeri e rondini, sono degli ottimi indicatori ambientali e sono risultati esser molto sensibili ai cambiamenti ambientali, soprattutto quelli climatici e quindi come le farfalle, danno delle indicazioni sullo stato di sostenibilità ambientale del luogo in esame. Essi si cibano di insetti che gli agricoltori di solito uccidono con i pesticidi e quindi la loro presenza o assenza è un ottimo indicatore dello stato dei suoli agricoli.

In contrapposizione alla scomparsa di rondini, allodole e passeri, sono in un aumento gli storni (del 1,5%), le cornacchie (del 2,8%) e i colombi (del 14%). Queste tre specie di uccelli, a differenza delle precedenti, hanno una maggior affinità con la vita di città e quindi con la vicinanza all’uomo.

– Un altro progetto, sempre della Lipu è il «Progetto Rondini», che mette in evidenza le cause della diminuzione del numero delle rondini dovuta proprio all’uso eccessivo di pesticidi, alle coltivazioni intensive e ad un diverso tipo di allevamento che non permette più la presenza dei nidi delle rondini dentro le stalle. Questo progetto mira a: modificare la politica agricola in Europa e a far sostenere la politica della sostenibilità anche al Governo italiano; educare agricoltori e allevatori, per far sì che possano capire l’importanza dell’ambiente e della presenza delle rondini in campagna; creare aree protette per proteggere più facilmente le zone di nidificazione;sensibilizzare l’opinione pubblica e le scuole per far capire quanto sia importante vedere le rondini nel cielo.

Il concetto di biodiversità, ovvero di «diversità biologica», sembra un qualcosa del tutto astratto di poco concreto e forse è per questo che non suscita alcun interesse in ambito politico e sociale.

Rispettare e attuare i sei punti strategici proposti dall’Ue dovrebbe essere un impegno di tutti gli Stati europei, e non solo, di cui dovrebbero occuparsi seriamente e subito. La diversità biologica assicura la nostra vita sulla terra, e quella di tutti gli organismi viventi dai batteri ai grandi alberi, agli animali e all’uomo.

Senza di essa noi non avremmo modo di sopravvivere… con la diminuzione di diversità biologica verrebbero a mancare le diversità colturali e culturali, si andrebbe verso una perdita di una memoria storica, fondamentale per la salvaguardia degli ecosistemi, e non solo.

La sostenibilità ambientale dovrebbe essere insita in ognuno di noi, essa dovrebbe essere alla base di qualsiasi nostra azione, per poter assicurare a chi ci sarà dopo di noi un futuro «sano» con le stesse nostre potenzialità e con una storia ambientale da salvaguardare.