Clima – Il ruolo del sole e i raggi gamma da Orione

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La settimana scorsa abbiamo analizzato le cause che all’interno dell’atmosfera terrestre producono l’effetto serra. Ora usciamo fuori dall’orbita terrestre e cerchiamo d’indagare su alcuni fenomeni cosmici, sottovalutati dalla maggior parte degli scienziati terrestri, che invece potrebbero avere una particolare incidenza sull’attuale cambiamento climatico globale.

Intanto va ricordato (questo anche i più sprovveduti dei nostri meteorologi lo sanno) che le grandi ere glaciali sono state in gran parte attivate da fenomeni esterni all’atmosfera terrestre, in particolare provocati dalle variazioni dell’orbita terrestre intorno al Sole, che si manifestano ogni centinaia di migliaia di anni, nonché dalla stessa attività solare. Detto questo ciò che mi costerna di più è la superficialità di analisi che alcuni esperti del clima fanno sull’incidenza del Sole sul riscaldamento o raffreddamento della nostra atmosfera. È come se la nostra stella fosse un elemento estraneo, ininfluente del tutto sul nostro clima. E pensare che la nostra vita, invece, dipende proprio dal Sole, se questo, per assurdo, decidesse di «spegnersi» in pochi mesi ogni forma di vita sul nostro pianeta si estinguerebbe, a parte qualche batterio estremofilo.

Ultimamente catastrofisti e «fuffologi» hanno riempito infinite pagine su internet per dirci che i Maya avevano ragione e che il 21 dicembre del prossimo anno ci sarà la fine del mondo. Il tutto basandosi su superstizioni, antiche storie, presagi di vedenti, ecc. Tuttavia qualcosa di anomalo sta capitando non solo all’interno del nostro mondo, ma anche su tutti i pianeti del nostro sistema solare… certamente non ha nulla a che fare con il 21 dicembre prossimo, però nulla ci vieta di indagare.

Il permafrost si sta sciogliendo prima

Tre anni fa scienziati di tutto il mondo, in particolare climatologi, si interrogarono sui motivi che avevano innescato un’improvvisa impennata del riscaldamento globale del pianeta, mentre solo dieci anni prima si diceva che il precipitare degli eventi, la fase del non ritorno, si sarebbe potuta manifestare intorno al 2050, quando il permafrost avrebbe iniziato a sciogliersi. Il permafrost è ghiaccio imprigionato sotto 30 o 50 cm di terreno in particolare dell’Alaska e della Siberia. In quella sciagurata evenienza, dissero gli scienziati, il CH4 (metano che è 22 volte più potente come gas serra del CO2) bloccato sottoterra da milioni di anni dal ghiaccio, si sarebbe liberato e avrebbe dato un pesante contributo al riscaldamento globale dell’atmosfera.

Per evitare tale calamità tutti i Paesi del mondo si sarebbero dovuti mobilitare e passare ad un nuovo accordo internazionale: un «Kyoto 2». Ma questo si diceva appena dieci anni fa. Ora il permafrost inaspettatamente, con un anticipo di circa mezzo secolo, ha iniziato a sciogliersi. Oltre a ciò i ghiacci della Groenlandia e quelli del Polo Nord hanno preso a fondersi in maniera impressionante. Ma allora cosa sta determinando questa accelerazione dei fenomeni appena descritti?

Una prima risposta è giunta dagli astronomi Usa: Le R. E. S. ossia le radiazioni elettromagnetiche del Sole dal 1980 ad oggi sono aumentate in maniera preoccupante, il vento solare sta bombardando con i suoi protoni ed elettroni e con particelle di elio la nostra magnetosfera da molti anni. Questo determina una eccitazione degli atomi della nostra atmosfera i quali, per un principio fisico, più vibrano tra di loro più calore trasmettono. Ma questo fenomeno solare non interessa solo il nostro pianeta, sta di fatto che la temperatura su Giove è cresciuta in 30 anni di 4 gradi, su Saturno di 5 e su Marte di 2,5 gradi. L’attività radiante del Sole pare non voglia placarsi. Ciò sta coinvolgendo tutto il Sistema Solare.

Il vento solare e la cintura fotonica

Alcuni mesi fa ad alcuni network nazionali alcuni scienziati famosi hanno sconsigliato di darne notizia, oppure di farlo in maniera molto soft, e questo per due motivi principali: evitare di creare panico e senso di disperazione nella gente e, soprattutto, evitare di fornire alibi a petrolieri e ad altri inquinatori per fargli dire che alla fine la colpa del riscaldamento globale viene dallo spazio e non delle loro attività.

Il nostro pianeta è assediato: all’esterno il vento solare incalza sulla nostra geosfera, mentre all’interno noi contribuiamo, con le nostre emissioni di CO2, ad innalzarne la temperatura. Stando di questo passo nei prossimi 10 anni ci sarà una tale accelerazione dei fenomeni connessi ai cambiamenti climatici che neppure oggi possiamo immaginare.

A questo punto non si parla più del traguardo nefasto di fine secolo previsto con un aumento di due gradi di temperatura, ma si comincia a parlare di 4 o addirittura 6 gradi in più della media.

Sappiamo tutti che 6 gradi di temperatura in più nella nostra biosfera vorrebbero dire la scomparsa del 60% della biodiversità e l’inizio della fine della stessa umanità.

Sul fenomeno del riscaldamento delle atmosfere dei pianeti del nostro sistema solare, alcuni scienziati, oltre all’ipotesi appena descritta, hanno altre teorie e non tutte danno la colpa al Sole. Si parla anche di densità interstellare, di misteriose energie emesse dal centro della nostra galassia che ci stanno interessando direttamente, ecc. ecc., ma l’ipotesi che mi ha colpito di più, perché ritengo forse un po’ più realistica rispetto alle altre, è quella del geofisico russo Alexei Dmitriev, secondo il quale il sistema solare sta entrando in un’area di plasma magnetizzato, un’area che lui chiama la Cintura Fotonica. La prova definitiva di ciò è il riscontrato accrescimento di 10 volte del plasma interstellare nella eliosfera (la bolla di energia stellare che avvolge tutto il sistema solare). Stando a questa teoria siamo entrati in una parte dell’Universo più denso, e questo determina, a causa della frizione con gli atomi di questa parte del cosmo, una maggiore vibrazione atomica delle atmosfere e, quindi, più calore.

Se perdiamo l’involucro protettivo

La Terra, oltre a compiere quotidianamente un giro completo intorno al proprio asse e annualmente un giro intorno al Sole, si muove anche, insieme al sistema solare, attraverso la Via Lattea che, a sua volta, si sposta nell’universo. L’ipotesi di poter entrare in una regione caratterizzata da condizioni diverse, con un contenuto di energia più elevato, anche per altri scienziati, è molto plausibile. In effetti è ormai scientificamente appurato che lo spazio interstellare non è omogeneo.

A sostegno di questa tesi è il fatto che tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell’atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa una presenza inedita: un numero sempre crescente di particelle di luce dette «fotoni».

A questo punto dobbiamo cominciare a vedere oltre il nostro naso: fino all’altro ieri si disconosceva l’influenza del nostro astro sul clima della Terra, oggi invece è appurato che questo è determinante, ma da questo momento dobbiamo cominciare a valutare anche l’influenza dello spazio interstellare sulla vita della Terra. Un modo per rivedere molti dogmi scientifici. Ciò però non deve cambiare l’impegno internazionale di ridurre i gas serra. Se fino ad oggi il nostro «involucro atmosferico» ci ha protetti dalle influenze esterne provenienti dallo spazio siderale, domani quando avremo riempito di gas serra questo nostro «involucro protettivo» potremmo indebolirlo al punto tale da non essere più capace di difenderci da raggi cosmici, emissioni gamma, attriti di particelle e quant’altro proveniente dallo spazio e, allora, sarebbe un guaio serio per tutta l’umanità. La magnetosfera terrestre e altri filtri naturali stratosferici sembrano fino ad oggi saperci proteggere dalle radiazioni elettromagnetiche in eccesso del Sole e dai misteriosi raggi gamma provenienti dalla costellazione di Orione che da circa 5 anni stanno bombardando il nostro emisfero nord, se così non fosse sulla Terra avremmo avuto un aumento della temperatura media già di 3 gradi e forse più. Ciò dimostra che i meccanismi di difesa di Gaia sono più efficaci di quelli di altri pianeti del sistema solare, che invece hanno già subito gli effetti del vento solare e di vari raggi cosmici. Purtroppo le difese del nostro scudo magnetico da qualche anno sembrano cedere, da qui l’accelerazione dei fenomeni meteoclimatici di questi ultimi tre anni. A sostegno di quanto fin detto, riporto un’intervista fatta poco tempo fa ad un nostro socio astronomo che da molti anni lavora in Francia in un importante osservatorio astrofisico. Il suo nome è Arturo. Di seguito l’intervista telefonica.

AK: – Ciao Arturo, grazie per essere al telefono per rispondere alle nostre domande. Prima di affrontare il tema dei fenomeni cosmici che possono influenzare il clima e la vita del nostro pianeta. Cos’è questa storia della nuova cometa Elenin che minaccia la Terra?

Arturo: – Stupidaggini! Elenin è una cometa come tante altre, il suo diametro massimo è appena superiore ai 3 Km. È stata scoperta a dicembre scorso da un nostro collega dell’Est europeo. Forse ad ottobre prossimo potrà vedersi nei nostri cieli, ho detto forse perché la sua luce e talmente fioca che solo con un discreto cannocchiale o telescopio amatoriale sarà possibile osservarla. Forse si schianterà sul Sole come tante altre e forse no, comunque su questa cometa ci stanno speculando in troppi. Non è vero (breve pausa e risatina) che dietro la sua coda ci sia una flotta di astronavi aliene pronta ad invaderci…

AK: – Ora che ci hai rassicurato, sulla cometa Elenin, possiamo dormire tranquilli?

Arturo: – Assolutamente no! Ci sono fenomeni che ci stanno preoccupando da tempo…

AK: – Cioè?

Arturo: – Ad esempio da alcuni anni stiamo osservando che le atmosfere di gran parte dei pianeti del sistema solare vanno riscaldandosi, nonostante il nostro astro ultimamente si sia anche messo in riposo. L’atmosfera di Marte ad esempio ha fatto registrare un aumento considerevole di oltre 2 gradi, così anche per l’atmosfera di Giove e di Saturno. Il motivo non lo abbiamo ancora ben compreso, ci sono molte ipotesi, ma nessuna definitiva…

AK: – Sul nostro pianeta dal 1960 ad oggi la temperatura a causa dell’effetto serra è aumentata di 0,9 gradi e non di 3 gradi. Perché allora…

Arturo: – Il nostro pianeta è ben protetto, a differenza degli altri pianeti, da un involucro geomagnetico che devia raggi cosmici, particelle solari e altri agenti cosmici. È stato fino ad oggi questo scudo ad evitare che la nostra atmosfera si riscaldasse ulteriormente a causa di eventi esterni.

L’intervista poi entra nel merito dei raggi gamma che bombardano da alcuni anni la Terra e da altri fenomeni, che comunque abbiamo già analizzato nel servizio. La preoccupazione di Arturo è comunque legata all’evidente indebolimento del nostro scudo protettivo. Di ciò e della paventata inversione dei poli magnetici terrestri, ne parleremo nel prossimo incontro. Parleremo anche dei rifugi anticatastrofe in fase di ultimazione in molte nazioni della Terra.

(Fonte Accademia Kronos)