Una nuova «roadmap» sulle tecnologie Ccs

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Ridurre le emissioni in modo efficace ed economico è possibile. Con questa tecnologia è possibile catturare l’anidride carbonica prodotta dalla combustione di combustibili fossili in vari processi industriali, e di confinarla nel sottosuolo in formazioni geologiche profonde, riducendo le emissioni e contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici

È stata presentata, ieri a Pechino, dall’Iea (Agenzia internazionale dell’energia) la nuova «roadmap» dedicata alle tecnologie Ccs (Carbon Capture & Storage) per le applicazioni industriali. Il rapporto che illustra la roadmap e pubblicato oggi, è stato preparato con il contributo dell’Unido (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo) ed illustra la strategia di applicazione delle tecnologie Ccs da attuare in campo industriale, per ridurre le emissioni di anidride carbonica, anche nella prospettiva di lungo periodo (al 2050), evidenziandone le potenzialità, l’efficacia e la convenienza economica.

Le tecnologie Ccs permettono di catturare l’anidride carbonica prodotta dalla combustione di combustibili fossili in vari processi industriali, e di confinarla nel sottosuolo in formazioni geologiche profonde, riducendo le emissioni e contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Sono tecnologie chiave per uno sviluppo industriale pulito e a basse emissioni di carbonio nei prossimi decenni, nei quali i combustibili fossili rimarranno comunque una fonte importante in tutti i Paesi del mondo (sviluppati e in via di sviluppo), anche se la dipendenza dai combustibili fossili tenderà gradualmente a diminuire.

Finora l’attenzione sull’applicazione delle tecnologie CCS era focalizzata nella produzione di energia termoelettrica, ma poco nel settore industriale, che è, tuttavia, responsabile di un quarto delle emissioni mondiali di anidride carbonica. Il rapporto Iea prende in considerazione cinque settori industriali maggiormente inquinanti: la produzione di CO2 altamente purificata, la conversione delle biomasse e la bioenergia, la produzione di cemento, l’industria siderurgica e le raffinerie.

La roadmap proposta, non solo permette di tagliare una buona fetta delle emissioni in tempi brevi, ossia in poche decine di anni, ma è anche economicamente conveniente, perché consente di non penalizzare la competitività delle imprese. Infatti, i costi di investimento, calcolati nella situazione attuale (senza tener conto cioè dei possibili sviluppi tecnologici futuri di queste tecnologie) sono valutati a circa 900 miliardi di dollari su 1.800 impianti industriali di vario tipo considerati nel rapporto. Tali costi ammontano a solo il 2% dei costi che sarebbero necessari per dimezzare entro il 2050 le emissioni di anidride carbonica derivanti dall’uso di combustibili fossili nel settore dell’energia.

Stefano Giammartini, l’esperto Enea in tecnologie di Ccs, ha rilevato due importanti aspetti nella roadmap Iea. Innanzitutto, ha detto: «Questa roadmap fornisce il punto di riferimento per uno sviluppo industriale a basse emissioni di anidride carbonica che integra in modo coerente gli sforzi di riduzione delle emissioni, sia dei Paesi industrializzati, sia di quelli in via di sviluppo».

Poi, Giammartini ha aggiunto: «In secondo luogo fornisce una prospettiva di lungo periodo che può essere di ausilio, non solo per i decisori politici, ma anche alla ricerca scientifica, come quella che l’Enea sta portando avanti ormai da molti anni, per programmare le azioni future di sviluppo tecnologico e di innovazione delle tecnologie Ccs da trasferire al settore industriale».

(Fonte Enea-Eai, Caterina Vinci)

Indagine di Frost & Sullivan

Risale il mercato dell’Automazione edifici

Secondo l’analisi va verso i due miliardi. Le soluzioni per la gestione dell’energia e l’illuminazione guideranno il settore, mentre i sistemi per il riscaldamento, la ventilazione e l’aria condizionata continueranno a ricoprire un ruolo importante

Il mercato europeo dei sistemi per l’automazione degli edifici si sta riprendendo dal crollo verificatosi nel 2009 a seguito della recessione. I requisiti per il risparmio energetico e il supporto legislativo provenienti dalle direttive comunitarie stanno fornendo un’ottima spinta alla crescita. Nonostante il forte recupero però, il mercato deve ancora stabilizzarsi.

Una nuova analisi di Frost & Sullivan, intitolata «European Building Automation Systems Market», ha rilevato che il mercato ha prodotto entrate per 1.769,5 milioni di dollari nel 2010 e stima che questa cifra raggiungerà quota 2.123,6 milioni di dollari nel 2017. La ricerca coinvolge le seguenti funzioni degli edifici: riscaldamento, ventilazione e aria condizionata (Hvac), servizi igienici, gestione dell’energia e illuminazione, misure anti-incendio e salvavita, sicurezza e allarmi, sistemi strutturali.

«L’efficienza energetica è il principale fattore trainante del mercato dei sistemi per l’automazione degli edifici – osserva Neetha Jayanth, analista di Frost & Sullivan -. La gestione dell’energia è il segmento funzionale che favorirà la crescita di questo mercato, specialmente in seguito all’implementazione di direttive comunitarie quali Epbd (Energy Performance of Buildings Directive)».

Alla luce del rendimento positivo nel 2010, si prevede che le soluzioni di gestione dell’energia e l’illuminazione guideranno il mercato dei sistemi per l’automazione degli edifici, mentre i principali sistemi di automazione per il riscaldamento, la ventilazione e l’aria condizionata (Hvac) continueranno a ricoprire un ruolo importante.

Tra gli utenti finali, gli uffici continueranno ad essere il segmento chiave, sebbene gli edifici pubblici e i centri per l’istruzione si stiano rapidamente affermando come importanti segmenti di crescita.

L’elevato investimento richiesto per l’installazione di sistemi di automazione per gli edifici ne ha ridotto la diffusione, specialmente per quanto riguarda gli edifici esistenti. Nonostante il rapporto tra edifici nuovi ed esistenti si stia gradualmente equilibrando, la domanda è ancora sbilanciata, considerando il maggior numero di edifici esistenti rispetto alle nuove costruzioni.

«L’investimento iniziale richiesto è spesso elevato, specialmente per gli edifici esistenti – afferma Jayanth -. Ciò è dovuto alla necessità di sostituire i sistemi e le apparecchiature esistenti ove non siano compatibili, e di aggiornare la tecnologia per far comunicare tra loro le apparecchiature».

Il peso di questo investimento si è avvertito maggiormente durante la recessione, quando la spesa pubblica e privata per i sistemi di automazione è diminuita. Si prevede che l’inerzia della recessione ridurrà il tasso di crescita annuale composto.

L’adozione di sistemi aperti e la prospettiva del risparmio sulla spesa energetica saranno fattori importanti per superare lo scoglio dei costi. Accrescere l’interesse tramite sistemi efficienti che possano offrire un ritorno sull’investimento nel breve periodo, specialmente alla luce dell’aumento del costo dell’energia, è la strategia vincente.

(Fonte Frost & Sullivan)