Le indicazioni sull’energia per il futuro governo

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Tutta la politica energetica italiana va ridefinita con scelte cruciali di breve e di lungo periodo, sia dal lato della domanda sia da quello dell’offerta. Rinnovabili ed efficienza energetica, i veri settori anticiclici, hanno bisogno di certezze e segnali forti

Proponiamo l’editoriale di Gianni Silvestrini pubblicato sull’ultimo numero di QualEnergia.

Il settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica ha bisogno di certezze e di segnali forti. In assenza di un quadro definito, il mondo delle imprese che in questi anni ha visto una forte crescita è destinato a soffrire, come alcuni segnali già evidenziano.

Per questa ragione il Kyoto Club organizzerà a ottobre a Roma una conferenza stampa sul «Ritardometro» per segnalare tutti i provvedimenti che si stanno aspettando, dal «burden sharing» che definisce gli obbiettivi vincolanti sulle energie verdi per le Regioni, alle norme mancanti sugli incentivi per le fonti rinnovabili elettriche e termiche, a quelle per l’efficienza energetica. In un momento di crisi economica è quanto mai necessario dare fiato ad uno dei pochi settori che, da noi come a livello mondiale, sta dando risultati interessanti.

Ma è tutta la politica energetica del paese che va rimessa a fuoco dopo il referendum sul nucleare. Avendo in mente gli obbiettivi europei del 2020, certo, ma anche considerando la traiettoria di decarbonizzazione dei decenni successivi che dovrà portarci, lo ricorda la «Roadmap al 2050» della Commissione europea recentemente pubblicata, ad un taglio dell’80% delle emissioni climalteranti entro la metà del secolo.

Questo è proprio il tema che verrà affrontato nel quarto Forum nazionale QualEnergia? «Da Fukushima al rilancio dell’economia» che si terrà a Firenze il 6 e il 7 ottobre, affrontando i temi posti dalle trasformazioni in atto nel nostro paese e le sfide che ci aspettano sia sul versante dei consumi sia in quello della produzione. Mettendo più in generale a fuoco le prospettive della green economy.

Sul lato della domanda si deve iniziare a pensare alla riduzione dei consumi complessivi. In Germania si punta ad una contrazione della domanda di energia primaria del 20% entro il 2020 e di quella elettrica del 10%. Da noi c’è l’enorme potenziale di un parco edilizio termicamente scadente e dietro l’angolo (2021) si profila l’obbligo di costruire edifici «nearly zero energy», mentre nell’industria il comparto dei motori elettrici rappresenta un’interessante opportunità di risparmio. E il mondo dei trasporti deve vedere un forte ripensamento sia sul fronte delle tecnologie sia in quello della gestione della mobilità.

Sul versante della produzione elettrica si parte dalla constatazione di un parco elettrico decisamente sovradimensionato, con 104 GW nel 2010 e previsioni per il 2020 di 110-130 GW, a fronte di una attuale richiesta di punta pari a 57 GW. La traiettoria che dovrà portare ad una totale decarbonizzazione della produzione elettrica entro quarant’anni rende improponibili nuove centrali a carbone senza totale sequestro della CO2 (opzione peraltro, tutta da sperimentare). Il boom in atto delle rinnovabili ha portato a oltre 300.000 punti verdi di generazione. Già il prossimo anno l’energia verde potrebbe soddisfare un quarto dell’intera domanda elettrica del paese, rendendo urgentissimo un potenziamento della rete, l’introduzione di una nuova «intelligenza» nella sua gestione e la creazione rapida di sistemi di accumulo.

E poi c’è il grande balzo in avanti previsto per la copertura della domanda termica con le rinnovabili, in base agli obbiettivi del Pan al 2020.

Insomma,il mondo dell’energia sta cambiando rapidamente. Oggi sono decisive le priorità che vengono stabilite, la lucidità con cui si compiono le scelte e la visione di lungo periodo. Un messaggio chiaro per questo governo e per il prossimo, su un tema su cui si giocano carte importanti del futuro dell’Italia.