Roma e Lunigiana, ecco come si potevano evitare

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Si tratta di fenomeni destinati a ripetersi, per questo è urgente redigere una nuova carta geologica e climatica dei rischi. Partendo anche dai dati storici delle alluvioni e dei fenomeni meteo estremi degli ultimi 200 anni, considerando la nuova situazione meteoclimatica indotta da nuove forze termodinamiche generate dal fenomeno generale del riscaldamento della biosfera

Possibile che in una settimana si possono verificare in Italia due eventi disastrosi in due distinte aree geografiche? Con il senno di poi ora tutti attaccano la protezione civile e i sindaci che non hanno dato preventivamente l’allarme. Poi, sempre con il senno di poi, si denunciano abusivismi edilizi, la non pulizia del letto dei fiumi, la non gestione delle montagne e, addirittura, si accusano gli ambientalisti di non far pulire i fiumi, insomma come sempre in Italia si assiste a litigi in TV di fasulli saccenti e di pseudo veggenti, nonché di parlamentari che non perdono l’occasione per farsi la loro campagna elettorale. Penose scene che certo non risolvono il problema alla base. I geologi e i climatologi di Accademia Kronos in tutto questo hanno deciso d’ intervenire per mettere un po’ d’ordine.

– È vero che si è costruito in alcuni casi sui vecchi letti di fiumi ritenuti estinti, ma che poi in situazioni meteo eccezionali tornano a rivivere. È vero che si è trascurato di pulire argini e nei periodi di secca i letti dei fiumi, è vero anche che là dove un bosco in collina è bruciato non si è fatta prevenzione da frane.

– Questo è vero, ma una cosa è più vera di tutte: il clima del Mediterraneo si è definitivamente tropicalizzato, la superficie di questo mare fa registrare temperature assurde, in estate in alcune località della Sicilia si sono avuti +31°C. nel Tirreno ad ottobre oltre 21 gradi. Questo vuol dire uno spaventoso potenziamento delle energie termodinamiche del nostro mare come mai si erano registrate nel passato. Più calore, senza entrare nelle complicate spiegazioni scientifiche, vuol dire maggiore energia e, quindi, estremizzazione dei fenomeni meteorologici. In parole povere là dove in passato si registravano normali temporali di fine stagione, oggi possiamo assistere a vere e proprie tempeste tropicali. Di questi fenomeni recentemente sono stati investiti i territori laziali, campani e liguro-toscani.

I climatologi di Accademia Kronos, in primis lo scienziato dell’Enea Vincenzo Ferrara, avvertono che la cosa non finisce qui, ma che, purtroppo si ripeterà ancora e ancora. A questo punto i geologi dell’associazione informano che tutti i comuni d’Italia che nella loro storia recente hanno subito alluvioni, frane, smottamenti e, comunque, disastri ambientali dovranno ancora fare i conti con situazioni estreme e disastrose.

E allora cosa fare? Per Accademia Kronos è urgente redigere una nuova carta geologica e climatica dei rischi. Partendo anche dai dati storici delle alluvioni e dei fenomeni meteo estremi degli ultimi 200 anni, ma soprattutto considerando questa nuova situazione meteoclimatica indotta da nuove forze termodinamiche generate dal fenomeno generale del riscaldamento della biosfera.

Raccolti i dati e impostato un modello matematico previsionale dei rischi, i risultati potrebbero essere molto pesanti e cioè abbandonare, rivedere o ricostruire altrove paesi e villaggi incassati nel fondo delle valli alpine o cresciuti lungo gli argini di torrenti e fiumi o, peggio, costruiti lungo le pendici aspre di montagne prive di alberi. L’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change): Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici già cinque anni fa in un accuratissimo studio informò tutti i governi della Terra che, visto che la fase di mitigazione climatica era diventata pura utopia, tutti si sarebbero dovuti occupare della fase dell’adattabilità, ossia di prevedere dove fenomeni come l’innalzamento dei mari, il rischio piogge torrenziali, uragani, tifoni e tornado, siccità e, comunque, fenomeni meteo esasperati, avrebbero potuto colpire città, infrastrutture, centri industriali ed aree agricole. Di conseguenza tutte le nazioni avrebbero dovuto provvedere ad individuare le zone più a rischio e provvedere di conseguenza. Quest’appello è oggi più che attuale e urgente.

Serve a poco rinforzare o innalzare i vecchi argini, si è visto ad Aulla dove lo scorso anno in una zona ritenuta a rischio esondazione sono stati rinforzati i vecchi argini e, anzi, rialzati, ebbene proprio lì il fiume Magra è entrato in città, travolgendo tutto e tutti. Se in 3 ore cade una quantità d’acqua che solitamente si registra in un mese, non ci sono difese che tengano, a meno che non si costruiscano vere e proprie dighe con tutte le caratteristiche tecniche che queste comportano. È giunto il momento di riflettere, di lasciare da parte isterismi o modelli mentali del passato, è necessario affrontare questa situazione che anno dopo anno tenderà sempre di più ad aggravarsi.

A questo proposito Accademia Kronos ha chiesto la collaborazione della Sigea (Società italiana dei Geologi per l’Ambiente) e dell’Enea per organizzare a Viterbo una due giorni di studi e di analisi sull’evoluzione dei fenomeni meteorologici estremi nel Mediterraneo e sulla fragilità geologica del nostro Paese, e questo nel tentativo di dare indicazioni per il futuro alle amministrazioni e ai cittadini nelle zone a rischio idrogeologico.

Gran parte dei comuni del viterbese non è a rischio come quelli dell’Appennino o della Liguria, fanno eccezione solo i pochi comuni interessati dai fiumi Fiora, Marta e Tevere, per gli altri i rischi sono minori. Ma ciò non obbliga Accademia Kronos, che ha la sede nazionale a Ronciglione e a Viterbo, a non affrontare il tema, anzi! Si è deciso, quindi, che queste giornate di studio si dovranno tenere prima della metà di dicembre prossimo. Chiunque interessato può già prenotarsi telefonando al n. 0761.093080 (attivo dal lunedì a venerdì).

(Fonte Accademia Kronos)