Desertificazione – Il ruolo dell’area mediterranea

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Vendola ha illustrato agli stakeholder il «Progetto di rapporto sulla relazione tra desertificazione e cambiamenti climatici nel Mediterraneo». Segnalata da Sigea l’importanza delle acque sotterranee

È stato presentato a Bari ai portatori d’interesse, noti con il termine anglosassone di stakeholder, il documento sul «Progetto di rapporto sulla relazione tra desertificazione e cambiamenti climatici nel Mediterraneo» a cura del relatore Nichi Vendola. Le proposte inviate entro il 10 dicembre saranno valutate per integrazioni del documento. L’Assemblée Régionale et Locale Euro- Méditerraéenne (Arlem) approverà il documento definitivo a Bari nel gennaio 2012.

In occasione della seconda sessione plenaria dell’Arlem è stata individuata la necessità di approfondire la relazione che intercorre tra desertificazione e cambiamenti climatici nel Mediterraneo e il ruolo che le comunità locali hanno nella definizione di strategie di contrasto e di adattamento. La Commissione per lo sviluppo sostenibile dell’assemblea regionale e locale euromediterranea ha delegato come relatore Nichi Vendola a predisporre il documento che sarà discusso ed approvato in seduta plenaria a Bari nell’ambito di Mediterre 2012 «Forum per lo sviluppo sostenibile del Medirettaneo».

Durante l’incontro sono state descritte le linee generali che hanno ispirato il rapporto sulle interazioni tra la desertificazione e i cambiamenti climatici con riguardo al ruolo delle regioni e degli enti locali, le maggiori sfide che coinvolgono la dimensione regionale e locale e le proposte di azioni concrete per fronteggiare la situazione attuale e del prossimo futuro.

La desertificazione e i cambiamenti climatici, e i loro effetti sulle produzioni agricole, sono al centro della dichiarazione congiunta, fatta al summit di Parigi nel luglio 2008, da parte Union for the Mediterranean (UfM). Tale dichiarazione è stata estesa, nel summit di Marsiglia del novembre 2008, agli effetti sul turismo.

L’orientamento è quello di riconoscere l’urgenza nel promuovere azioni di adattamento ai cambiamenti climatici atte ad incrementare la resilienza (in ecologia e biologia la resilienza è la capacità di un ecosistema, inclusi quelli umani come le città, o di un organismo di auto ripararsi dopo un danno) dei sistemi idrici e a tutelare la biodiversità e le attività agricole e zootecniche. Sono numerosi gli studi scientifici che riconoscono il bacino del Mediterraneo come una delle aree a maggior vulnerabilità e a rischio desertificazione. Tra una strategia generale di sviluppo sostenibile (riconoscendo la necessità di perseguire la riduzione dell’inquinamento e la tutela del territorio e della biodiversità, l’incentivazione all’utilizzo di fonti energetiche pulite) è stata individuata la scala regionale e locale quale azione più efficace tra le diverse forme di lotta ai cambiamenti climatici. Dato emerso anche nel rapporto Arlem sulla dimensione territoriale dell’UfM del gennaio 2011.

L’incontro pubblico moderato da Fabiano Amati che ha chiesto agli intervenuti di fornire ogni contributo utile per migliorare il documento da proporre all’approvazione, esortando tutti a mostrare coraggio nel comunicare le esperienze maturate, le opinioni e i suggerimenti critici dal punto di vista di creare una vera e vasta partecipazione nelle decisioni.

Tra le proposte contenute nel documento con riferimento alle politiche di contrasto alla desertificazione e ai cambiamenti climatici, si rilevano di particolare interesse la ricerca di sintesi tra gli obiettivi specifici della tutela del suolo e della biodiversità e la strategia più ampia di crescita sostenibile e di lotta ai cambiamenti climatici basata sullo sviluppo delle energie alternative e la valorizzazione del patrimonio culturale.

La consapevolezza che per contenere gli effetti della siccità e della desertificazione siano necessarie soluzioni sia a breve sia a lungo termine. Per una maggiore possibilità di successo delle politiche programmate si dovrà agire affinché l’intera comunità sia motivata verso l’adozione di virtuose azioni di sviluppo sostenibile attraverso il coinvolgimento delle Organizzazioni non governative (Ong) e il coordinamento dell’UfM per la creazione di partenariati tra governi centrali e locali. Tale coordinamento è necessario per assicurare un efficace trasferimento di conoscenze nella regione.

Lo sviluppo e la diffusione dei metodi dell’agricoltura sostenibile sono considerati una chiave efficace per ridurre parte delle cause della desertificazione, con la promozione dell’agricoltura sostenibile come strategia più vasta utile alla modernizzazione socio-economica dell’intera regione. Nella consapevolezza che il degrado della desertificazione siano anche attribuibili al sovra utilizzo delle superfici agricole e alla marginalizzazione dei territori più sfavorevoli, si è proposto di introdurre, nelle politiche agricole dei paesi del Mediterraneo, i principi di condizionalità funzionali alla diffusione di buone pratiche, anche rispetto alla gestione della risorsa idrica (ordinamenti colturali e pratiche irrigue in equilibrio con le disponibilità idriche del territorio).

L’aumento dell’incertezza economica di chi vive e produce sui territori a rischio desertificazione rimette in discussione le attuali produzioni agricole a vantaggio di modelli produttivi a maggiore resilienza e flessibilità. In quest’ottica di notevole interesse è la proposta di facilitare le pratiche di adattamento favorendo in particolar modo l’incremento del pastoralismo. Infatti, esso consente una maggiore flessibilità nel produrre proteine in territori marginali, nel pieno rispetto dell’ambiente e dei cicli naturali.

In coerenza con il recente parere del Comitato delle Regioni (CdR) europee avente a oggetto «Il ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell’acqua» Arlem riconosce alle comunità locali il ruolo essenziale di diffusione della consapevolezza sui pericoli della desertificazione, sulle sue cause e conseguenze e propone di promuovere l’educazione al valore della conservazione degli ecosistemi aridi come fonte di sostentamento flessibile e resiliente rispetto alle alterazioni del clima. Le politiche di lotta alla desertificazione non possono prescindere dagli stili di vita e le tradizioni delle popolazioni locali cercando di incorporare la conoscenza locale in specifici piani di azione.

Tra i portatori d’interesse si segnala l’intervento di Salvatore Valletta della Sigea, associazione di protezione ambientale riconosciuta dal ministero dell’Ambiente, che ha evidenziato il ruolo importante della tutela delle risorse idriche sotterranee (80% di acqua dolce è presente nel sottosuolo sotto forma di falde idriche). Egli ravvisa l’utilità di avviare a livelli regionali osservatori delle acque sotterranee che possano dare, mettendo a sistema la mole di dati già disponibili negli archivi, un quadro aggiornato dello stato qualitativo e quantitativo di quelle riserve strategiche in grado di accumulare e restituire in maniera controllata grandi quantità di acqua dolce. In questa ipotesi la Puglia potrebbe dare il buon esempio.