La profezia Maya… una gran voglia di cambiamento

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calendario maya

Il 21 dicembre che ben venga perché paradossalmente diventa un’aspettativa di cambiamento, un’occasione a «voltar pagina». Qualsiasi cosa debba accadere, come una tempesta solare di gigantesche proporzioni, l’arrivo del pianeta Nibiru, un super virus che potrebbe annientare l’umanità, ecc. ecc., per molti è meglio delle paure di oggi

Non solo in internet abbondano presagi di sventura legati alla fatidica data del 2012, non solo trasmissioni televisive come Voyager ne fanno uno scoop, anche il grande schermo ci prova con film colossal. In tutto questo parrebbe rivivere l’anno Domini 999, in pieno Medioevo, quando santi, santoni e ciarlatani predicavano l’arrivo della fine del mondo terrorizzando la povera gente e un po’ meno i signori e i tiranni di allora.
Oggi la gente non è ingenua e credulona come allora, tuttavia avverte un certo disagio e quasi un inquietudine per il futuro. Non stiamo all’isteria collettiva, ma in una fase di attesa inconscia per un evento negativo che non sappiamo ancora quale possa essere.
L’effetto serra, i cambiamenti climatici, la grande recessione economica, la bomba atomica iraniana e così via, sono elementi che danno forza a questa nostra paura interiore. E allora perché non credere alla predizione Maya che darebbe per chiusa la storia di questa umanità proprio alla fine del 2012?

I Maya del resto hanno sempre previsto e mai sbagliato, se non di pochi minuti e secondi, i fenomeni delle eclissi solari e lunari. La grande eclisse solare del 1991 che interessò il Messico, una tra le più lunghe della storia, con quasi 7 minuti di oscuramento totale, era stata prevista molti secoli prima dagli astronomi maya con una imprecisione di appena 30 secondi. Allora perché hanno interrotto il loro calendario proprio al 21 dicembre 2012? Forse avevano visto giusto anche in questo caso?
Ed è proprio la capacità dei Maya a calcolare e predire eclissi ed altri fenomeni cosmici con una certa precisione che potrebbe preoccuparci. Ma c’è chi dice che la fine di quest’anno e l’inizio del 2013 non dovranno manifestarsi necessariamente eventi catastrofici, ma aperture verso una crescita spirituale dell’umanità, un momento in cui la coscienza dell’uomo dovrebbe prevalere sull’istinto. Parole, supposizioni, speranze che qualcosa possa cambiare nella vita collettiva e in quella personale. Pur sempre ipotesi, la realtà di tutti i giorni è ben diversa! Oggi più del passato queste sensazioni di insicurezza e di sfiducia nel futuro si avvertono comunque in tutti noi, non nascondiamocelo! «Del doman non c’è certezza» diceva spesso Lorenzo il Magnifico nel lontano 1470 ed oggi questo ritornello è tornato di moda, soprattutto a causa di una pesante recessione economica partita da molto lontano. Forse si stava meglio ieri, anziché oggi… non vi pare?

Se guardiamo al nostro passato recente dovremmo chiederci se a noi italiani nel 1960, in pieno boom economico, con le aspettative della qualità della vita sempre crescenti, una storia del genere avrebbe fatto breccia. Forse sì, ma in toni minori. Allora si sperava di migliorare le proprie condizioni di vita in tempi brevi, il lavoro bene o male lo trovavano tutti, con un solo stipendio una famiglia viveva dignitosamente, non c’era la corsa al consumismo sfrenato, non c’erano criminali d’importazione straniera ad attentare alla nostra incolumità giornaliera, si viveva meglio di oggi. Tutto questo ora non c’è più, c’è la paura di uscire di notte, di non riuscire a pagare le rate del mutuo di casa, di non trovare lavoro o di perderlo e, infine, c’è la paura di entrare nella sempre crescente schiera dei poveri.
Non si tratta della paura «del mille e non più mille», questa volta si tratta di avvertire quasi l’esigenza di chiudere questa avventura terrestre troppo difficile e piena di delusioni e amarezze.
E allora il 21 dicembre 2012 che ben venga perché paradossalmente diventa un’aspettativa di cambiamento, un’occasione a «voltar pagina». Qualsiasi cosa debba accadere, come una tempesta solare di gigantesche proporzioni, l’arrivo del pianeta Nibiru, un super virus che potrebbe annientare l’umanità, ecc. ecc., per molti è meglio delle paure di oggi come la perdita del lavoro, il non poter più andare in pensione, il non riuscire a pagare le rate bancarie, l’essere perseguitato da Equitalia, ecc. ecc.

E poi, siamo sinceri, questa umanità, l’esperimento dell’uomo su questo pianeta, non possiamo dire che sia ben riuscito. Sta di fatto che la nostra umanità, nonostante le grandi imprese e i grandi messaggi di amore e di fraternità di molti Avatar apparsi nella storia dell’uomo, da Buddha a Cristo, fino a Padre Pio e a Sai Baba, ha sempre disatteso gli insegnamenti di questi illuminati, macchiandosi di crimini orrendi: dallo sterminio degli indios d’America a quello degli Ebrei, dai genocidi di Stalin a quelli di Pol Pot, dalla strage degli Armeni a quelli dei popoli del Darfur, ecc. ecc. Ha prevalso sempre il senso dell’egoismo esasperato, a volte mascherato da falso altruismo. Si è cercato sempre di prevaricare il prossimo, alla faccia dei messaggi dei santi ed illuminati. Oggi il furbo riesce ad avere di più degli altri onesti, a fare carriera ad arrivare prima ovunque a danno della persona corretta, civile e modesta. In più la gente comune, timorosa ed umile, non impegnata in scalate sociali, si sente di contare poco o niente, di essere solo un numero, una persona sola con le proprie illusioni e delusioni, con i propri mali fisici e psichici, incapace di contribuire a migliorare questa società.
Da tutto questo, ad eccezione dei pochi furbi che vivono sulle aspettative e sui sogni dei più, si ricava un senso di smarrimento, di impotenza, di rassegnazione, qualche volta di rabbia.

Una indagine (giugno 2008) effettuata da una rivista inglese relativamente all’ipotetica prospettiva di cancellare questa umanità e provare a «rifarne» una nuova, le persone hanno risposto per il 67% favorevolmente a chiudere il capitolo umanità e a provare ad aprirne uno nuovo. Il 12% ha dichiarato di non saper decidere, mentre gli altri (pochi) hanno dichiarato che invece questa umanità doveva proseguire senza ridimensionamenti perché andava bene così. Questa indagine avvalora ancora di più il sentimento di grande disagio che noi tutti da decenni stiamo provando all’interno di questa società. Ecco allora comprendere la necessità di credere in qualcosa che con un colpo di spugna sappia scrivere la parola fine. Una fine però capace di far rinascere dalle ceneri una nuova umanità, più vicina ai sani valori profondi dell’uomo e non schiava delle esigenze degli altri, degli interessi delle grandi banche, dei Pil e di un consumismo sfrenato.

Comunque vadano le cose non ci resta che aspettare il 21 dicembre 2012, sperando che si possano finalmente applicare gli insegnamenti dei grandi Avatar che in tremila anni hanno sempre cercato di darci, ma che noi uomini, di un piccolo pianeta chiamato Terra, abbiamo sempre disatteso e a volte strumentalizzato per fini certamente non nobili. E allora non ci resta che aspettare e preparaci… E se poi non accadrà nulla? Pazienza, dovremmo leccarci le ferite prodotte dalle illusioni e continuare a sopravvivere…