Rinnovabili e Aree protette… attenzione «fragile»

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Il pericoloso meccanismo delle royalty (che prevede compensazioni monetarie per il recupero ambientale e la naturalità, quindi anche per impianti impattanti) può aprire la strada alla possibile mercificazione e allo sfruttamento delle risorse naturali comuni anche all’interno degli ultimi paradisi d’Italia

In occasione del 2012, proclamato dall’Onu Anno internazionale dell’energia sostenibile per tutti, l’Associazione 394 del personale delle aree protette ha pubblicato un documento tecnico sulla produzione di energie rinnovabili nelle aree protette.
Grazie alla produzione di energia soprattutto idroelettrica, e alla presenza di foreste, le aree protette già contribuiscono con quote significative agli obiettivi internazionali di riduzione della CO2. Ma il rapido sviluppo delle altre fonti nell’ambito della «green economy», in particolare eolico, fotovoltaico e biomasse, e ancora nuove prospettive per l’idroelettrico, pone per le aree protette nuove e complesse problematiche che non sempre le vigenti norme, talvolta poco chiare e spesso eterogenee a livello regionale, aiutano a risolvere.
Anche ogni forma di sfruttamento di energia rinnovabile, infatti, comporta un impatto ambientale che può essere più o meno rilevante non solo in relazione alle caratteristiche tecniche degli impianti ma anche, o  soprattutto, alle caratteristiche ambientali del sito interessato.
Un’attenta e approfondita analisi e valutazione dei possibili impatti, e delle possibili misure di mitigazione, rappresenta il presupposto imprescindibile per poter garantire la compatibilità ambientale degli impianti. C’è però da considerare che gli interessi economici in gioco e le crescenti difficoltà finanziarie dei piccoli Comuni, inducono non di rado a relegare in secondo piano le finalità di conservazione delle aree protette.
L’Associazione 394 ha affrontato questo tema nell’ambito di un incontro tecnico svoltosi nell’aprile 2011, da cui è scaturito il documento tecnico. Vengono individuati  alcuni criteri di valutazione che vogliono innanzitutto ricordare che il perseguimento degli obiettivi di produzione di energia rinnovabile deve avvenire in armonia con gli altri obiettivi, nazionali e internazionali, di salvaguardia della biodiversità e del paesaggio, che le aree protette sono prioritariamente chiamate a perseguire. Obiettivi che la Legge Quadro sulle aree protette, n. 394/1991, interpreta con efficacia rappresentando tuttora, anche per un tema nuovo come le energie rinnovabili, il principale riferimento normativo per le aree protette. Ma il documento sottolinea anche come alle aree protette spetti il compito di promuovere modelli di sviluppo alternativi all’economia classica, basata sul concetto, non attuabile nel mondo reale, di crescita illimitata del Pil e dei consumi.
In tal senso, il contributo delle aree protette agli obiettivi di riduzione dei «gas serra» dovrebbe essere focalizzato sul risparmio, sull’autoproduzione energetica, sulla mobilità alternativa e sulla tutela delle foreste, evitando la realizzazione di impianti energetici di medie o grandi dimensioni. Obiettivi che, tuttavia, le proposte di modifica alla L. 394/1991 depositate in Senato potrebbero mettere in difficoltà, attraverso il pericoloso meccanismo delle royalty (che prevede compensazioni monetarie per il recupero ambientale e la naturalità, quindi anche per impianti impattanti) aprendo la strada alla possibile mercificazione e allo sfruttamento delle risorse naturali comuni anche all’interno degli ultimi paradisi d’Italia.

(Fonte Associazione 394)