Greenpeace: «Clini pensi a difendere l’ambiente»

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Il ministro Catania: «Dissento dall’intervista del ministro dell’Ambiente Corrado Clini: io non penso sia conforme agli interessi del nostro sistema agroalimentare un’apertura agli Ogm». Nessuno è contro la ricerca se punta allo sviluppo sostenibile. Tutti i problemi documentati degli Ogm

Il ministero dell’Ambiente italiano non è nato sotto una buona stella e da un po’ di tempo sembra il ministero dell’Industria. Piuttosto che promuovere la ricerca ambientale e puntare alla costruzione di uno sviluppo sostenibile, tira la volata alla produzione industriale, al business senza preoccuparsi molto dello sviluppo sostenibile ma solo della crescita pura e semplice.

Il ministro Clini, dopo aver votato contro la Fuel quality directive in sede europea, ora si lancia a favore dell’Ogm su un’intervista al «Corrire della Sera», con rapida marcia indietro: «Ferma restando la posizione italiana in merito al divieto dell’impiego degli Ogm in agricoltura, credo che sarebbe insensato continuare a tenere il freno alla ricerca considerando in particolare che l’ingegneria genetica è una infrastruttura comune per la ricerca in molti settori: dalla farmaceutica alla protezione di prodotti tipici dell’agricoltura, dall’energia al risanamento di siti contaminati con biotecnologie, dalla lotta alla desertificazione alla protezione dei suoli esposti al dissesto idrogeologico», e poi dice ancora «sarebbe opportuna una seria e documentata riflessione, anche tenendo conto della evoluzione della ricerca e degli investimenti in questo settore, a livello europeo e globale».

Siamo d’accordo, il ministero farebbe bene a fare un’opportuna seria e documentata riflessione.

Infatti materiale ce n’è a disposizione… ed abbiamo anche capito la sensibilità che ha Clini che all’indomani del varo del governo tecnico, l’unico a parlare per primo è stato lui per dire che non bisognava strozzare la ricerca nucleare… Bene inteso, non la ricerca pura ma quella che punta al business. È certo che dopo l’insegnamento che ci viene dalla crisi frutto del lasciar fare al business, l’attenzione è ora massima.

A correre ai ripari, per primo, è stato il collega del ministro Clini, il ministro delle Politiche agricole Mario Cataniache, prendendole distanze dalle dichiarazioni del collega ha dichiarato: «Dissento dall’intervista del ministro dell’Ambiente Corrado Clini: io non penso sia conforme agli interessi del nostro sistema agroalimentare un’apertura agli Ogm. Come ministro delle Politiche agricole ritengo per altro che gli stessi consumatori, i produttori non la vogliono. Quindi la posizione è stanzialmente negativa ma non credo che non si debba fare ricerca». Infatti chi ha detto di non fare ricerca?

Critiche a Clini arrivano dal presidente della Coldiretti, Sergio Marini, per il quale le dichiarazioni del ministro «sono l’ultimo caso di sottovalutazione e disattenzione nei confronti del valore del made in Italy». «A differenza di quello che dichiara il ministro “tecnico”, l’ingegneria genetica e la transgenesi non centrano niente con il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano e la Cipolla Rossa di Tropea e la vite nero d’Avola che – sottolinea – subiranno gravi danni economicisul mercato dalle dichiarazioni superficiali ed inopportune».

Il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi rincara la dose: «Il ministro dell’Ambiente Clini è partito con il piede sbagliato sugli Ogm. Non condividiamo alcune delle tesi esposte e siamo fermamente convinti che gli organismi geneticamente modificati non servono alla nostra agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali. La nostra contrarietà non è ideologica. Siamo, infatti, convinti che in Italia ed in Europa è possibile produrre colture proteiche libere da biotech, con beneficio per l’ambiente, per la salute, nonché per migliorare il reddito degli agricoltori e degli allevatori».
«Il responsabile dell’Ambiente – aggiunge Politi – deve sapere che sulla delicata questione dell’utilizzo degli Ogm in agricoltura non ci sono soltanto due organizzazioni agricole, come citato nell’intervista. C’è, invece, un fronte molto più ampio di cui fa parte anche la nostra Confederazione. La Coalizione “ItaliaEuropa-Liberi da Ogm”, alla quale hanno aderito tantissime associazioni, ha indetto pochi anni fa una Consultazione nazionale dove su oltre tre milioni di voti degli italiani, oltre il 99 per cento si è espresso contro gli organismi geneticamente modificati. Un parere di cui, credo, bisogna tenere conto. La sicurezza alimentare, il principio di precauzione, la qualità delle produzioni sono argomenti che stimolano gli interessi dei nostri concittadini, i quali, anche in quell’occasione, hanno ribadito l’intenzione di voler mangiare bene e sano, di mangiare tipicità».

Infine, «che il ministro dell’Ambiente non sappia distinguere fra incroci e Ogm, definendo il riso Carnaroli o la cipolla di Tropea come Ogm, la dice lunga sul livello di disinformazione che esiste e che si vuole perpetuare sul tema degli Ogm», afferma Federica Ferrario, responsabile della Campagna Ogm di Greenpeace.

Cosa ha rappresentato la gestione Clini sugli Ogm, sottolinea ancora la nota di Greenpeace, è facilmente intuibile dai dati sui rilasci sperimentali in Italia. Nel 1999, ultimo anno in cui le sperimentazioni Ogm sono state affidate al controllo della Direzione Generale del dottor Clini, le sperimentazioni erano 182, per un totale di 121 ettari. Nel momento in cui sono iniziate invece valutazioni e controlli seri sui dossier, il numero e la superficie occupata è crollato drasticamente a 38 sperimentazioni e 3,87 ettari nel 2000. È stata la fine di una gestione da far west delle sperimentazioni.

E la nota di Greenpeace continua. Nonostante le notizie sensazionalistiche che con scadenza regolare la aziende biotech cercano di far circolare riguardo miracolanti e inesistenti prodotti Ogm, la realtà dei fatti è un’altra: la stragrande maggioranza dei prodotti biotech in commercio (che rimangono limitati a quattro prodotti, soia, mais, cotone e colza) hanno come caratteristica principale quella di essere resistenti alle sostanze chimiche che le stesse aziende producono e vogliono vendere.

I prodotti Ogm resistenti a sostanze chimiche stanno causando lo sviluppo di piante infestanti diventate a loro volta resistenti agli erbicidi. Questo costringe gli agricoltori che ne fanno uso a ricorrere a quantità sempre maggiori di erbicidi e sostanze tossiche sulle coltivazioni.

Gli Ogm che dovrebbero fornire protezione dai parassiti stanno andando nella stessa direzione, come il cotone Bt, che ha causato il diffondersi di un super-parassita negli Stati Uniti, o il mais Bt che sempre negli Usa ha perso la resistenza ai parassiti e porta gli agricoltori a utilizzi sempre maggiori di insetticidi.

«In Italia Regioni, agricoltori e cittadini hanno chiaramente e ripetutamente espresso la volontà di avere un’Italia e un’agricoltura libera dagli Ogm. Clini dovrebbe ricordare che il suo attuale ruolo è quello di difendere l’ambiente italiano, non di metterlo ulteriormente a rischio. Gli Ogm ci danno solo due certezze: sono un problema per l’ambiente e costituiscono un rischio ancora non quantificabile per la sicurezza alimentare» conclude Ferrario.

Greenpeace ritiene che per salvaguardare agricoltura e agroalimentare in Italia sia necessario investire in una ricerca scientifica che abbia come obiettivo un’agricoltura sostenibile sul lungo periodo, in grado di fornire cibo sano per tutti, senza compromettere l’ambiente. Con l’utilizzo di Ogm, si va nella direzione opposta. (R.V.G.)