SOS – Tra vent’anni tutti allergici

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Si è passati da una persona affetta da allergia su 10.000 ad una su 1.000 e oggi, soprattutto nelle grandi città, ad una su 4. Cominciò con l’era industriale e la produzione di elementi estranei all’ambiente. Gli Ogm dimostrano che la pazzia dell’uomo non si ferma

Gli ultimi studi dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) mettono in risalto il grande rischio che sta correndo l’umanità. Da cento anni a questa parte infatti si riscontrano fenomeni di intolleranza alimentare e di allergie diffuse in fase crescente in gran parte degli abitanti della Terra, anche in quelle popolazioni fino a qualche anno fa immuni da queste patologie come gli africani e i cinesi. Il motivo, secondo gli scienziati, è attribuibile ad una presenza esagerata di aeroinquinanti, di alimenti contaminati da sostanze non naturali, da acque potabili con presenze di metalli pesanti e, non ultimo, dallo stress di vita quotidiano.

Il nostro corpo, risultato di almeno un paio di miliardi di anni di evoluzione, dal primo organismo unicellulare a quello più complesso di oggi, è come un laboratorio di analisi e un computer. Nella sua evoluzione il nostro laboratorio interno ha imparato a selezionare agenti dannosi ed elementi utili al nostro organismo. Per gli agenti dannosi ha imparato a dare risposte idonee per neutralizzarli. Una volta individuati dentro di noi questi agenti dannosi e dopo averli respinti o distrutti, il nostro «computer interno apre una cartella» e li fissa in una sua memoria per poterli meglio individuare in futuro e distruggerli con facilità. In fondo questa è anche la funzione dei vaccini.

Dall’uomo sapiens all’inizio dell’era industriale il nostro organismo ha sempre saputo reagire con equilibrio ad agenti esterni dannosi non biologici, come le polveri ed altri inquinanti inerti ma nocivi presenti nell’ambiente. Poi con l’era industriale sono comparsi elementi estranei all’ambiente, sono comparsi inquinanti nuovi, di sintesi, prodotti dalla lavorazione industriale, dai suoi fumi e dalle sue acque inquinate.

I nostri laboratori interni hanno avuto così una paurosa accelerazione nella loro attività di indagine e di risposta immunologica. A quel punto sono cominciate ad apparire le prime patologie allergiche dovute all’era industriale, tuttavia erano fenomeni contenuti, rari.

All’inizio del 1900 ne veniva interessata una persona su 10.000. Poi l’aumento nell’ambiente di elementi artificiali nuovi e sempre in numero crescente ha cominciato a far andare in tilt le nostre risposte immunologiche, il nostro computer interno ha cominciato a non riuscire più a distinguere agenti naturali da sempre innocui, come i pollini delle piante, da agenti invece dannosi all’organismo, così in molti casi si è inceppato, dando risposte errate anche su elementi naturali presenti nell’ambiente da sempre accettati dagli organismi umani.

Si è così passati da una persona affetta da allergia su 10.000 ad una su 1.000, fino ad arrivare oggi, soprattutto nelle grandi città, ad una persona colpita su 4. L’Oms prevede che tra un ventennio tutti, con qualche rarità, saremo affetti da varie patologie allergiche. Sta anche di fatto che da genitori allergici poi nascono figli allergici. Questo vuol dire un pauroso indebolimento della razza umana, soprattutto di quella che vive nelle nazioni industriali o in via di industrializzazione, come l’India, la Cina e il Brasile.

Oltre a ciò dobbiamo mettere in conto il fatto che mangiamo carne imbottita di antibiotici, frutta e verdure trattate chimicamente, acque in parte contaminate. Tutto questo da alcuni anni ha fatto esplodere nelle popolazioni giovani molte forme di intolleranze alimentari, le schiere dei celiaci ogni anno crescono a dismisura. Certamente grazie alla medicina abbiamo, rispetto a duecento anni fa, allungato la vita dell’uomo, ma nel contempo abbiamo paurosamente indebolito tutta la razza umana.

Scienziati dell’Oms, ma anche di altri prestigiosi istituti di medicina e sanità internazionali, come l’istituto Pasteur di Parigi, mettono in guardia i governi del pianeta su questo problema. Per il mondo scientifico il grave pericolo per l’umanità è che ceppi di batteri ormai immuni ai più potenti antibiotici, potrebbero mettere a rischio la sopravvivenza di parte dell’umanità in un futuro non troppo lontano. Sta di fatto che ora negli ospedali, se ricoverati anche per una semplice appendicite, si può correre il rischio di beccarsi un super batterio (pare che si stiano formando proprio dentro gli ospedali) e, quindi, morire per una broncopolmonite che solo venti anni fa si poteva combattere con normali antibiotici. Per questi motivi quando all’orizzonte appare la minaccia di una qualche pandemia, scienziati e sanitari tremano… Gli organismi umani si sono troppo indeboliti, affetti da patologie anche lievi, ma importanti, come le allergie e, quindi, incapaci di dare risposte immunologiche serie nei confronti di infezioni virali o batteriologiche provenienti dall’esterno. Per questo motivo quando pochi anni fa è apparsa all’orizzonte la minaccia di un’influenza aviaria o il ritorno dell’epidemia del 1918 conosciuta coma «La Spagnola» il mondo tremò.

Per evitare ulteriori indebolimenti della specie umana, gli scienziati ci dicono che debbono essere limitati o eliminati gli inquinanti atmosferici nell’aria, le polveri come quelle sollevate nelle lavorazioni delle cave e quelle per la raccolta delle nocciole, evitati gli antibiotici nei mangimi per animali, gli additivi chimici nelle bevande e nei cibi e, soprattutto, l’uso e la diffusione degli Ogm che, sotto la falsa promessa di sfamare il mondo, producono invece ricchezze incommensurabili solo per le multinazionali che li propongono e li impongono e distruzione della sana agricoltura tradizionale terrestre, nonché la morte degli animali che si cibano delle foglie, dei germogli e dei frutti di questi vegetali «industriali».

Forse ci vorrebbe un nuovo «Monti internazionale» per salvarci e salvare l’umanità da questi pesanti rischi… oppure pregare che qualche «Alieno buono» venga sulla Terra ad insegnare all’uomo strade diverse di sviluppo per non autodistruggersi.