In Puglia, quattro impianti di depurazione messi sotto sequestro

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«Sversamento incontrollato nelle acque superficiali marine contigue alla costa di fanghi di depurazione (rifiuti speciali) e di acque non depurate con valori chimici biologici superiori a quelli fissati dalla legge, con deturpazione delle aree marine e dei tratti costieri»

Quattro impianti di depurazione delle acque reflue dei comuni di Trani, Molfetta, Barletta e Andria sono stati posti sotto sequestro dalla Guardia di Finanza di Barletta e dalla Capitaneria di Porto di Bari sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Trani.

Questo quanto accaduto in quattro località, di cui tre capoluoghi di provincia, della Regione Puglia; «Dirty Water» (acqua sporca), questo il nome affidato all’operazione di sequestro.

Le indagini hanno coinvolto 21 persone, che a vario titolo hanno avuto ruoli rilevanti nelle aziende incaricate di gestire gli impianti, alle quali sono stati notificati altrettanti avvisi di garanzia.

Nel mirino degli inquirenti è finito lo «sversamento incontrollato nelle acque superficiali marine contigue alla costa di fanghi di depurazione (rifiuti speciali) e di acque non depurate con valori chimici biologici superiori a quelli fissati dalla legge, con deturpazione delle aree marine e dei tratti costieri».

Inoltre, le indagini riguardano anche «la frode nell’esecuzione dei contratti per l’inadempimento degli obblighi contrattuali a carico delle società e dei loro rappresentanti legali, incaricate della conduzione, manutenzione, controllo e custodia degli impianti».

In particolare gli investigatori avrebbero accertato che presso gli impianti venivano effettuate molteplici attività senza le dovute autorizzazione e iscrizioni del caso, in maniera assolutamente incontrollata; l’illecita attività, secondo gli inquirenti, era finalizzata a conseguire un ulteriore profitto derivante dall’abbattimento dei costi di gestione con ulteriori danni causati all’ambiente e alla collettività.

Con questo scopo, secondo il quadro emerso dalle indagini, è risultato del tutto assente l’attività di controllo da parte delle società incaricate, sulle opere di adeguamento degli impianti, che sono risultate non essere state collaudate ovvero gestite in maniera non idonea in considerazione dello stato di degrado riscontrato.

Sono state, inoltre, accertate violazioni in ordine alla dispersione in atmosfera, senza autorizzazione, di emissioni maleodoranti provenienti dagli impianti.

Gli accertamenti avranno la finalità di verificare lo stato effettivo della consistenza dei lavori e lo stato di inquinamento dei reflui soprattutto in considerazione del fatto che gli scarichi sono prossimi a zone frequentate nel periodo estivo da bagnanti. Contestato risulta anche l’inquinamento da idrocarburi presenti nel ciclo di depurazione degli impianti i cui liquami trattati venivano successivamente sversati in mare. Importante risulta anche capire se lo stato di inquinamento conseguito sia tale da comportare danni irreversibili all’habitat marino.

E davanti a questo quadro allarmante di mala gestione, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia, esprime viva soddisfazione per il sequestro probatorio dei quattro depuratori delle acque reflue di Molfetta, Trani, Barletta e Andria, eseguito dalla Guardia di Finanza di Barletta e dalla Capitaneria di Porto di Bari, coordinati dalla Procura di Trani.

In definitiva, mai quanto ora, risulta necessario effettuare operazioni di controllo che mettano in risalto situazioni di mala gestione ambientale. La crisi economica nella quale versa il nostro Paese non può e non deve sacrificare l’anello debole della catena, l’ambiente, i cui deterioramenti hanno sì tempi di ritorno molto lunghi e quindi difficilmente valutabili nell’immediato ma assolutamente determinanti. E pensare che proprio nel 2011, il Comune di Trani si impose nel libro nero di «Goletta Verde» per un campionamento realizzato presso lo scarico di fogna che insiste sotto l’arco nei pressi della Villa Comunale che riportava valori di inquinamento microbiologico talmente alti da risultare non quantificabili. È necessaria, e l’operazione «Dirty Water» non fa che confermare questo, una maggiore attenzione e un più costante controllo sul fronte della depurazione delle acque, della gestione dei rifiuti e della tutela delle coste.