Focus sui nodi ambientali del 2011

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Nell’editoriale, Giorgio Nebbia e Pier Paolo Poggio redigono un primo vero rendiconto annuale del 2011, ripercorrendo le tappe di un periodo segnato dall’avanzata della grande crisi finanziaria che oltre ad aver investito il mondo sociale,economico, lavorativo e pensionistico ha in parte travolto anche l’universo ecologistico

La Fondazione Luigi Micheletti di Brescia e il Musll, Museo dell’Industria e del Lavoro, hanno pubblicato il numero 19, anno XIV, aprile 2012 della rivista telematica «Altronovecento».

Nel loro editoriale, Giorgio Nebbia e Pier Paolo Poggio redigono un primo vero rendiconto annuale del 2011, ripercorrendo le tappe di un periodo segnato dall’avanzata della grande crisi finanziaria che oltre ad aver investito il mondo sociale,economico, lavorativo e pensionistico ha in parte travolto anche l’universo ecologistico.

«Altronovecento», una rivista online che si occupa di ambiente, tecnica e società, nel suo 19° numero entra nel cuore dei problemi che stanno mettendo in ginocchio l’intero paese, attraverso saggi, eventi e letture interessanti.

Ricchissime riflessioni e approfondite argomentazioni pongono l’accento sul vivacissimo e ormai famoso dibattito sulla Tav, che continua ad alimentare energiche contestazioni in tutta Italia.

A riguardo, sembrerebbe che motivi ecologici non spingano più solo coloro che si oppongono strenuamente al trasporto di persone e merci ad alta velocità fra l’Italia e la Francia, ma anche i sostenitori stessi della Tav, che avanzano a sostegno della propria causa i notevoli vantaggi che deriverebbero dalla diminuzione del traffico stradale e del relativo inquinamento.

Sull’altro versante replicano gruppi di cittadini che, invece, considerano l’impatto territoriale di una grande opera, i danni delle scorie di escavazione, il pericolo di incontrare rocce contenenti amianto e che fanno conti e calcoli confrontando gli altissimi costi, appetiti dai grandi consorzi di costruttori, con la effettiva futura prevedibile richiesta di trasporti ferroviari.

Per far cessare la contestazione il governo è disposto a dare contributi alle popolazioni locali ed ha intenzione di ricorrere in ultima istanza alla forza.

Una vicenda, questa, che presenta diverse similitudini anche con altri eventi del passato, ne sono un esempio gli episodi di contestazione delle centrali nucleari negli anni Ottanta, in cui veniva invocata l’importanza di tali centrali per la crescita economica e per l’occupazione.

Ora come allora, è difficile dire concretamente chi ha ragione o chi torto, sarebbe necessario catapultarsi in un tortuoso e oscuro percorso logico-moralista autolimitato con la sensibilità e la versatilità di capire e stabilire dove la velocità e il progresso debbano frenarsi e lasciar spazio alle risorse ormai scarse, ai rischi per la salute, e all’impatto in generale sull’ambiente naturale.

Con la speranza che iniziative di questo genere, ancorate al principio della sana informazione, aumentino, «Altronovecento» ci fa comprendere come sia importante al mondo d’oggi il vecchio e un po’ banale ma pur sempre attualissimo proverbio cinese, che si rifà alla massima di François de La Rochefoucauld: «bene o male, l’importante è che se ne parli», e con il paradossale auspicio che controversies must go on.