Su Roma incombe una colata di cemento

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Si tratta di quasi 160 aree, spesso vicine a parchi e zone tutelate, su cui verrebbero realizzate cubature per almeno 22 milioni di metri cubi, circa 190mila nuove stanze, realizzate sulla superficie Utile Lorda di 714 ettari. In totale più di duemila ettari complessivi saranno cancellati, ossia il 3,7% del territorio vincolato della Capitale

Colate di asfalto minacciano la Capitale. La cintura dell’agro romano, che per anni ha sedotto i turisti di tutto il mondo, rischia seriamente di essere rimpiazzata da una copiosa ondata di cemento, che potrebbe strappar via ben 2.300 ettari di campi e alberi. Questa la denuncia di due senatori del Pd, che hanno presentato un’interrogazione urgente ai ministri dei Beni culturali e dell’Ambiente.

La mappa mostra le quasi 160 aree, spesso vicine a parchi e zone tutelate, su cui verrebbero realizzate cubature per almeno 22 milioni di metri cubi, circa 190mila nuove stanze, realizzate sulla superficie Utile Lorda di 714 ettari. In totale più di duemila ettari complessivi saranno cancellati, ossia il 3,7% del territorio vincolato di Roma.

Nel momento in cui venne domandato per la prima volta al Sindaco Alemanno per quale motivo si sarebbero rese edificabili tali aree quasi tutte agricole o a verde, il primo cittadino rispose ricorrendo al più ridicolo dei casus belli, l’ormai famoso housing sociale, la soddisfazione, cioè, del fabbisogno abitativo della città.

In realtà, è ben noto che a Roma ci sia una serie infinita di case sfitte e inutilizzate e usare la scusa dell’housing ha quasi del comico, dato che il problema dell’emergenza abitativa, mai così attuale come oggi, non c’entra nulla con nuove case private in vendita. Il dramma delle fasce deboli e dei nostri concittadini alla ricerca di una abitazione va risolto con l’enorme quantità di residenze in costruzione o già esistenti rimaste vuote e invendute. Non serve certo un nuovo attacco all’agro romano, ma politiche innovative a sostegno del mercato dell’affitto a basso costo, frazionamento degli appartamenti oltre i 180 metri quadri e ridefinizione delle necessità di spazi commerciali.

In seguito il Sindaco ha giustificato le sue intenzioni con l’esigenza di compensare i grandi immobiliaristi per le mancate edificazioni in aree delle città sottoposta a tutela. I due senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, però, hanno fatto notare che le compensazioni non avvengono a parità di cubatura, bensì in proporzione al valore immobiliare, facendo risultare il cemento che si autorizza notevolmente maggiore rispetto a quello che si evita.

«Come associazione – ha recentemente dichiarato Livia Zollo, presidente del Movimento difesa del cittadino Lazio – ci impegniamo a sensibilizzare i cittadini e indurli a valutare la gravità di una urbanizzazione selvaggia e forzata, senza nessun riguardo per il territorio. Basta cemento. Vogliamo una città vivibile, dove i bambini possano crescere in aree verdi, è il caso di dirlo: dove passa Alemanno non cresce più l’erba!».

Numerosi anche gli attacchi da parte di Legambiente, che svela con chiarezza i numeri della cementificazione, con i quali il Sindaco in campagna elettorale forse tenta di recuperare voti nel più «disarmonico» dei modi.

In un momento in cui il mercato immobiliare è quasi completamente bloccato dalla crisi economica e dalla stretta creditizia la speculazione edilizia continuerà a mietere vittime e speranze?