18 arresti per l’esecuzione del leader guarani

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I Guarani del Brasile vengono costantemente sfrattati dalle loro terre dagli allevatori di bestiame e costretti a vivere in riserve sovraffollate o ai margini delle strade, in condizioni drammatiche. Anche l’assassinio dei leader guarani è ormai diventato una consuetudine, a cui si ricorre per cercare di fermare le comunità che vogliono ritornare nelle loro terre

Le autorità brasiliane hanno arrestato 18 persone per l’eclatante omicidio di un leader indigeno guarani da parte di sicari mascherati.

Nísio Gomes era un leader religioso, ed è stato assassinato lo scorso novembre sotto gli occhi della sua comunità, nello stato del Mato Grosso do Sul. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Tra i sospettati c’è anche Aurelino Arce, titolare di una nota agenzia di sicurezza, la Gaspem Segurança, che ingaggia uomini armati per pattugliare le aree occupate dagli allevatori. Gli avvocati che lo rappresentano non sono ancora riusciti a ottenere il suo rilascio.

La polizia federale brasiliana ha eseguito 10 arresti in giugno e 8 in questo mese.

La polizia federale brasiliana ha collegato all’omicidio di Gomes altri sospettati eccellenti, tra cui 6 allevatori, un avvocato e un funzionario pubblico.

I capi d’accusa includono la pianificazione dell’attacco, la fornitura di armi, la corruzione di testimoni e la frode.

I Guarani del Brasile vengono costantemente sfrattati dalle loro terre dagli allevatori di bestiame e costretti a vivere in riserve sovraffollate o ai margini delle strade, in condizioni drammatiche.

Anche l’assassinio dei leader guarani è ormai diventato una consuetudine, a cui si ricorre per cercare di fermare le comunità che vogliono ritornare nelle loro terre.

«Si tratta di un passo positivo, ma il Brasile deve ricordare che Nísio non è l’unico attivista indigeno assassinato a sangue freddo – ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International -. Per anni, potenti proprietari terrieri hanno ingaggiato killer per eliminare chi osava sfidarli. Se vogliamo che le cose cambino, la cultura dell’impunità deve finire».

(Fonte Survival International)