Ma la Natura è pulita o sporca?

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Questo procedere del nostro mondo è come una macchina in corsa verso un punto indefinito che a volte fa paura a volte è auspicabile, a seconda del conduttore della macchina. Una cosa è certa, la direzione del «progresso» non va nella stessa direzione della natura

Le espressioni «sporco negro» e «un campo tutto pulito», intendendo senza «erbacce», sintetizzano bene il tema del contrasto cui è dedicato questo numero di «Villaggio Globale»: sporco/pulito.

Le espressioni precedenti sono anche una sintesi delle deviazioni cui la nostra «cultura» è arrivata nel percorso che ha fatto di allontanamento dalla natura nell’inseguire il «sogno» di fare a meno dell’ambiente circostante e crearne uno a misura e immagine umana.

Se guardiamo l’ambiente naturale, non troviamo traccia di qualcosa che possa essere pulito o sporco. Se raffrontiamo qualcosa al nostro modo umano di vedere le cose, ecco che le due categorie compaiono.

Da questi concetti prende a muoversi il distacco crescente e il tentativo di reinventare la natura, il tutto è la cifra della nostra incapacità di comprendere.

Né i progressi che si sono fatti nella conoscenza della natura ci hanno aiutato a modificare quest’ottica. Anzi, se qualcuno si comporta in modo differente dalla «norma», viene etichettato come estroso, originale o pazzo a seconda del grado di differenziazione.

Questo procedere del nostro mondo è come una macchina in corsa verso un punto indefinito che a volte fa paura a volte è auspicabile, a seconda del conduttore della macchina.

Una cosa è certa, la direzione del «progresso» non va nella stessa direzione della natura.

Lo sporco per antonomasia sono i rifiuti e quando si è avuta la percezione che ormai ne stavamo producendo troppi, si è cercato di correre ai ripari. Qualcuno ha osservato che in natura non esistono rifiuti e allora si è messa in moto la tecnologia, cercando di imitare la natura, accelerando quei processi propri di distruzione. Ma in natura non esistono certi prodotti che la nostra «civiltà» ha realizzato per renderci migliore la vita… e così o il percolato, o i fumi degli inceneritori o la produzione dei biogas hanno tali e tante controindicazioni che, dopo tante battaglie, scioperi, dimostrazioni, tavole rotonde e convegni, qualcuno ha cominciato a parlare di rifiuti zero.

Ma qui si tratta di modificare il nostro stile di vita e allora diventa tutto più difficile, anche se alcuni comuni si stanno misurando con ottimi risultati, per i grossi centri tutto diventa più complicato.

Una ciminiera è l’emblema dello sporco. Ma quanti ricatti occupazionali ancora si mettono in moto per affrontare il problema, e non fa niente se i morti si contano come per una epidemia. Se per l’Ilva di Taranto la battaglia è in pieno svolgimento, più facile è andata la battaglia per l’amianto dato che le fabbriche hanno chiuso e questo prodotto è stato dichiarato fuorilegge. Eppure tante sono ancora le battaglie giuridiche.

Nessuna battaglia invece si profila per i nanoprodotti che anzi tutti additano come una meraviglia della tecnologia e della mente umana. Eppure che cosa succede quando un nano prodotto si usura?

Il sistema immunitario umano riesce a difendersi quando le particelle che entrano nell’organismo sono grandi fino a 0,50 namometri, mentre la nanotecnologia assembla materiali che vanno da 0,1 fino a 0,10 nanometri, altro che amianto. Ci si profila un futuro pieno di incognite eppure nessuno parla, il grande pubblico non è informato e la tecnologia corre come un treno verso il nuovo business.

Non si tratta quindi di insegnare ai nostri figli di guardarsi dalle rose perché hanno le spine, ma di fare odorare loro il profumo che emanano avvicinando il naso e non la mano. Tutto il resto verrà da sé, no c’è bisogno di insegnarlo perché è scritto nel nostro cuore. E non è difficile, provare per credere.