In Sicilia nate 60 tartarughe marine

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La specie, fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo, è ormai al limite dell’estinzione nelle acque costiere italiane, di cui rappresenterebbe la tartaruga marina più comune

La buona notizia, questa volta, arriva dalla Sicilia.

Dopo una schiusa durata 4 giorni, sono nate più di 60 tartarughine appartenenti alla specie Caretta caretta. La specie, fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo, è ormai al limite dell’estinzione nelle acque costiere italiane, di cui rappresenterebbe la tartaruga marina più comune.

Gli animali sono nati sulla spiaggia di Giallonardo, nell’Agrigentino, grazie alla collaborazione della popolazione locale con il Wwf e la Guardia costiera.

Per tutta l’estate il nido è stato monitorato giorno e notte dal personale della vicina riserva naturale ed oasi Wwf di Torre Salsa e da oltre 50 volontari provenienti da tutta Italia, coordinati dall’associazione Archelon.

La buona riuscita dell’operazione, ricompresa nell’ambito del Progetto Tartarughe del Wwf, si è potuta verificare grazie alla particolare attenzione che ormai da alcuni anni l’associazione presta alla costa di Giallonardo, essendoci stati frequenti ritrovamenti di tracce o nidi di tartarughe.

L’anno scorso, infatti, i nidi sulla stessa spiaggia furono quattro.

Spesso sono proprio i bagnanti e gli operatori turistici a segnalarne la presenza, a dimostrazione del successo delle campagne di informazione ed educazione ambientale realizzate dal Wwf.

L’associazione del Panda, impegnata nella salvaguardia delle tartarughe marine già dagli anni 80, promuove lo studio, la cura degli esemplari in difficoltà in appositi centri recupero e la difesa dei nidi e dei siti di nidificazione sul territorio.

Grazie a queste iniziative, sono state raccolte molte importanti informazioni relative alla biologia ed ai problemi di questa specie nel Mediterraneo.

Le possibilità di intervento con azioni di conservazione delle tartarughe marine sono favorite anche dalla presenza capillare di sezioni, Centri recupero animali selvatici (Cras) ed oasi, tutti gestiti dal Wwf, lungo l’intero perimetro costiero nazionale.

Mediante monitoraggio costante e diffuso, nonché specifici progetti da svolgere nell’ambito del cosiddetto Network Tartarughe, il Wwf Italia si prefigge diversi obiettivi. In primo luogo, quello di applicare tecniche di conservazione finalizzate alla riduzione dell’impatto delle attività umane sulle popolazioni di tartaruga marina; secondariamente quello di acquisire informazioni su parametri biologici ed impatti antropici, indispensabili per lo sviluppo di nuove attività di conservazione.

Nel Mediterraneo, gli ambienti di riproduzione della Caretta sono ormai limitatissimi, a causa del disturbo umano dovuto al turismo balneare. In Italia, le principali zone di nidificazione si trovano a Linosa, Lampedusa, Palizzi, in provincia di Reggio Calabria, e nell’oasi faunistica di Vendicari, nel Siracusano. Occasionalmente, le Carette si riproducono anche in altre zone della Sicilia e della Calabria, oltre che in alcuni tratti costieri di Sardegna, Puglia, Basilicata e Campania.