Gas radon: i risultati finali dell’indagine svolta in tutta la Toscana

135

La riduzione dell’esposizione al radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro è da oltre due decenni oggetto di studio e raccomandazioni da parte di diversi organismi internazionali, e da più di 10 anni la normativa italiana ha introdotto il radon fra le sorgenti di radiazioni naturali soggette al controllo nelle attività lavorative che si svolgono nei sotterranei e in zone particolari del territorio.

Il radon è un gas radioattivo di origine naturale, emanato da rocce e suoli, che tende a concentrarsi negli ambienti chiusi. E’  la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta.

Il D.Lgs. 230/95 e s.m.i. richiede che le Regioni individuino le zone ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon (radon-prone areas) e le caratteristiche dei luoghi di lavoro che possono determinare livelli elevati di radon.

L’indagine 2006-2010

A tale scopo la Regione Toscana ha affidato nel 2006 ad ARPAT la realizzazione di una indagine estesa a tutto il territorio regionale, per determinare i livelli di radon nelle abitazioni e negli ambienti di lavoro. Se infatti la normativa attualmente riguarda i luoghi di lavoro, è importante tenere conto che in futuro riguarderà anche le abitazioni e che l’orientamento è verso l’individuazione delle stesse aree per abitazioni e luoghi di lavoro.

L’indagine è stata oggetto di più rapporti parziali da parte dell’Agenzia fino al 2010, e nel 2011 si è conclusa la complessa operazione di diffusione dei dati ai Comuni e a tutti i partecipanti (2000 famiglie, oltre 1200 datori di lavoro, 86 scuole).

Dopo indagini parziali effettuate in precedenza, per la prima volta si è realizzato uno studio che ha interessato tutto il territorio regionale. Dall’indagine emerge che la popolazione toscana è esposta a livelli relativamente bassi rispetto ai valori medi nazionali. Ci sono zone tuttavia dove, per le caratteristiche geomorfologiche del terreno – la fonte principale del radon – i livelli del gas risultano più alti e sono l’Appennino, il sud della Toscana e le isole.

Le misure sono state effettuate mediante l’esposizione di oltre ventimila dosimetri (apparecchiature speciali costituiti da un contenitore in plastica, contenente un rivelatore a tracce nucleari) generalmente per due semestri consecutivi e poi analizzati presso il laboratorio ARPAT di Firenze. In questo modo è stato coperto complessivamente un anno e si è potuto tenere conto delle variazioni stagionali. Sono state effettuate misure in quasi 8000 locali.

I risultati dell’indagine 2006-2010

Il Rapporto presenta i risultati principali dell’indagine, costituiti dagli indicatori che rappresentano la distribuzione del radon in Toscana nel suo complesso e in ogni Comune della regione: il primo è il valore medio annuo della concentrazione di radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro, il secondo, la percentuale di edifici che superano i livelli di riferimento o azione. Infatti, i risultati singoli delle misure di concentrazione di radon sono importanti per valutare l’esposizione delle persone che utilizzano il singolo edificio misurato, ma non rappresentano il livello di radon in una zona se presi singolarmente, a causa della grande variabilità anche su piccole distanze.

La conoscenza dei parametri rappresentativi della situazione a livello regionale e in ciascun Comune consente invece di valutare dove e in che misura intervenire per ridurre l’esposizione al radon di popolazione e lavoratori. L’affidabilità dei parametri dipende ovviamente dal numero di dati disponibili e, nei casi in cui questi sono di poche unità, i parametri potranno cambiare con l’aggiunta di nuove misure in futuro.

La popolazione in Toscana è esposta a livelli di radon medi più bassi della media nazionale e ad altre regioni; la concentrazione media annua di radon, pesata sulla popolazione, è infatti 35 Bq/m3, in confronto al valore medio nazionale di 70 Bq/m3. La percentuale di abitazioni che superano il livello di 200 Bq/m3 (livello di riferimento utilizzato) è l’1,5% mentre per tutta l’Italia è il 4,1%.      

Il fatto che la regione nel suo insieme si collochi nella fascia di esposizione medio-bassa, non esclude la presenza di parti del territorio che presentano valori più elevati.

I 287 Comuni della Toscana presentano situazioni molto diverse dal punto di vista del numero di dati disponibili (in abitazioni, luoghi di lavoro, scuole), dei livelli medi di radon e delle percentuali di superamento dei limiti/riferimenti normativi.

Dall’analisi dei dati emerge inoltre una maggiore variabilità della concentrazione di radon negli ambienti di lavoro rispetto alle abitazioni, e che nei luoghi di lavoro i livelli di radon sono in media un po’ più elevati che nelle abitazioni della stessa area geografica.

Questi risultati hanno importanti implicazioni sulle modalità di applicazione dell’attuale normativa e sulle metodologie per l’individuazione delle radon-prone areas. Infatti, una maggiore variabilità della concentrazione di radon richiede di coinvolgere un campione più numeroso per le indagini territoriali, e favorisce l’utilizzo delle abitazioni per l’individuazione delle zone con livelli di radon significativamente diversi dalla media nazionale, prevista dalla normativa.

L’indagine nei luoghi di lavoro contiene numerosi elementi conoscitivi di novità, che potranno essere ulteriormente approfonditi in seguito, riguardanti l’individuazione delle caratteristiche dei luoghi di lavoro che possono favorire concentrazioni di radon più elevate. Anche questa individuazione è richiesta dalla normativa italiana.

Nel rapporto viene quindi proposto un elenco di 13 Comuni dove l’esistenza di livelli di radon significativamente più elevati rispetto alla media nazionale è accertata sulla base di un numero minimo di misurazioni effettuate nelle abitazioni (15), e dove la percentuale di abitazioni che superano 200 Bq/m3 è uguale o maggiore al 10%. La proposta dell’Agenzia è basata sia sull’evoluzione della normativa, in particolare la proposta di Direttiva Europea in materia, che sulla base degli orientamenti regionali, secondo i quali sono state previste indagini suppletive nei Comuni che presentano indicazioni di un potenziale problema di radon, ma per i quali non sono disponibili dati sufficienti allo stato attuale: questi non sono quindi oggetto della prima individuazione.

In questa parte di territorio toscano si concentreranno gli sforzi per individuare gli edifici con valori elevati della concentrazione di radon e qui saranno indirizzati i primi interventi di riduzione delle concentrazioni.

Proposta di individuazione dei Comuni della Toscana ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon (ai sensi del D.Lgs. 230/95 e s.m.i.)
Provincia Comune Abitazioni Luoghi di lavoro
N MA
Bq/m3
MG
Bq/m3
% > 200
Bq/m3
N MA
Bq/m3
MG
Bq/m3
% > 400 Bq/m3
Grosseto Sorano 19 289 201 50% 40 622 260 43%
Grosseto Santa Fiora 24 240 168 42% 28 245 169 36%
Siena Piancastagnaio 28 211 151 38% 29 289 170 24%
Siena Abbadia San Salvatore 39 205 153 36% 37 246 147 19%
Grosseto Isola del Giglio 22 157 110 27% 7 151 95 29%
Livorno Marciana 18 161 84 25% 16 369 193 31%
Grosseto Pitigliano 16 155 135 24% 34 329 213 38%
Pisa Montecatini Val di Cecina 19 344 59 22% 17 278 98 18%
Grosseto Arcidosso 28 143 112 22% 30 239 118 27%
Grosseto Roccastrada 16 119 77 18% 32 151 80 13%
Grosseto Castel del Piano 25 117 91 13% 35 247 116 14%
Livorno Marciana Marina 15 111 74 13% 16 183 118 13%
Pistoia Piteglio 19 106 66 12% 11 61 50 0%

 

  • MA: media aritmetica fra le misure in un Comune, che è correlata direttamente al rischio sanitario;
  • MG: media geometrica fra le misure in un Comune, che rappresenta un valore centrale della distribuzione dei dati nel Comune
     

A domanda risponde

Cos’è il radon

Il radon è un gas radioattivo di origine naturale. È il più pesante tra i gas nobili ed è generato dal decadimento radioattivo del radio che è generato a sua volta dall’uranio. È solubile in acqua e si presenta come un gas incolore, inodore ed insapore. Il radon è la più importante fra le sostanze radioattive di origine naturale, perché contribuisce in media, a livello mondiale, per il 50% alla dose da radiazioni naturali.

Dove si può trovare il radon?

I radionuclidi delle famiglie radioattive naturali sono presenti in tutte le rocce e nei suoli della crosta terrestre, in concentrazioni che dipendono dal tipo di formazione geologica. Il radon, una volta uscito dalla roccia, può essere trasportato dai fluidi contenuti nel sottosuolo anche a grande distanza dall’origine. Non tutto il radon generato dal decadimento del radio nella roccia viene rilasciato nell’ambiente; infatti più i granelli che costituiscono la roccia sono fini, maggiore è la possibilità di rilascio. Quando fuoriesce dal terreno, dai materiali da costruzione e in qualche caso anche dall’acqua, si disperde rapidamente nell’atmosfera, mentre tende ad accumularsi negli ambienti chiusi, raggiungendo concentrazioni pericolose per la salute, se i ricambi di aria non sono adeguati. Il radon si diffonde all’interno degli ambienti chiusi a causa della differenza di pressione fra gli edifici e il suolo: l’aria calda che sale nella casa provoca negli scantinati e nei piani inferiori una lieve depressione dando luogo così ad un’aspirazione dal suolo, cioè il cosiddetto «effetto camino». Oltre all’effetto camino, anche il vento o l’uso di dispositivi che consumano l’aria interna (ad esempio stufe, camini…), contribuiscono alla depressurizzazione dei locali e all’ingresso del radon negli edifici. Il radon può penetrare nelle abitazioni attraverso fessure e giunti di muri e pavimenti, canalizzazioni degli impianti idraulici, elettrici e di scarico. Di norma la concentrazione è più elevata durante la notte, più bassa di giorno (ad es. la mattina se si aprono le finestre per aerare le stanze), e aumenta nei periodi di scarso utilizzo degli ambienti, a causa della carenza di ricambi d’aria. È inoltre generalmente più alta, in media, in inverno che in estate.

Come si misura il radon?

L’unità di misura della concentrazione di radon in aria, secondo il Sistema di Unità Internazionale (SI) è espressa in Becquerel per metro cubo (Bq/m3), dove il Becquerel indica il numero di disintegrazioni al secondo di una sostanza radioattiva. La durata delle misure deve essere complessivamente di un anno, eventualmente costituito da due o più periodi consecutivi (ad esempio due semestri). In questo modo è infatti possibile misurare l’esposizione tenendo conto delle variazioni connesse a fattori climatici e all’uso degli ambienti. Per le misure viene utilizzato un dosimetro che viene posizionato sopra un mobile o una mensola. Un dosimetro è costituito da un contenitore di plastica che, essendo permeabile al radon, consente a tale gas di entrare liberamente. All’interno del dosimetro si trova un rivelatore delle particelle alfa emesse dal radon e dai suoi prodotti di decadimento. Il rivelatore è costituito da materiale plastico sul quale le particelle alfa lasciano tracce microscopiche del loro passaggio, che vengono poi analizzate in laboratorio.

Esistono dei limiti di esposizione al radon?

In Italia non sono previsti dalla normativa limiti per la protezione dall’esposizione al radon nelle abitazioni. L’introduzione nella normativa italiana di livelli di riferimento per le abitazioni avverrà al più tardi con il recepimento della prossima direttiva europea in materia, per la quale è stato avviato l’iter di approvazione (febbraio 2010). I risultati delle misure di concentrazione di radon nelle abitazioni possono quindi essere valutati attraverso il confronto con i livelli di riferimenti raccomandati dai principali organismi internazionali, che sono stati recentemente aggiornati recentemente e sono attualmente compresi fra 100 e 300 Bq/m3. Quando è superato il livello di riferimento per le abitazioni, i suddetti organismi internazionali raccomandano di realizzare interventi per ridurre la concentrazione di radon, ovvero effettuare quelle che sono chiamate “azioni di rimedio”, che sono generalmente finalizzate a ridurre l’ingresso del radon nell’edificio e/o ad aumentare il ricambio dell’aria interna attraverso l’immissione di aria esterna (la quale contiene solitamente valori molto bassi di concentrazione di radon).

Quali sono i livelli medi nazionali di esposizione al radon?

Dal 1988 al 1996 è stata condotta un’Indagine nazionale sulla radioattività naturale nelle abitazioni, che ha fornito la prima valutazione dell’esposizione della popolazione al radon. La concentrazione di radon media nazionale risulta 70 Bq/m3, con una percentuale del 4% di abitazioni che superano i 200 Bq/m3 e dell’1% che superano i 400 Bq/m3.

Quali sono state le indagini effettuate in precedenza in Toscana?

Negli anni 1989-1991 una indagine facente parte di una rilevazione su scala nazionale. Il campione di abitazioni misurate in Toscana è stato di 308 su 5631 totali in Italia, distribuite in 9 Comuni (Firenze, Capraia Isola, Prato, Pisa, Livorno, Sillano, San Marcello Pistoiese, Grosseto, Camaiore) Negli anni 1992-1994 una indagine campionaria nelle abitazioni delle aree geotermiche, l’Amiata e le Colline Metallifere, nella quale sono stati coinvolti 15 Comuni con un totale di 132 abitazioni misurate. In Tabella 3.3 sono riportati i risultati delle principali indagini effettuate nelle abitazioni della Toscana prima del 2006.
  Tabella 3-3
Dal 1994 al 1996 si è svolta la campagna di misura nelle scuole materne e negli asili nido su tutto il territorio regionale, promossa dalla Regione Toscana, che ha coinvolto oltre 500 edifici (circa 1/3) distribuiti su tutto il territorio. Dal 2003 al 2006 è stata realizzata l’indagine finanziata dalla Provincia di Firenze nelle scuole secondarie di secondo grado; tutti gli edifici utilizzati all’epoca sono stati misurati. In Tabella 3.4 sono riportati i principali risultati delle campagne di misura nelle scuole prima del 2006.
  Tabella 3-4
I risultati delle campagne di misura della concentrazione di radon, complessivamente, mostrano che in Toscana la popolazione in generale, e i bambini in particolare, durante le loro attività educative risultano esposti a livelli di concentrazione di radon medio-bassi, se confrontati con la media italiana. In corrispondenza delle aree che si trovano su rocce di origine vulcanica, che in Toscana si presentano prevalentemente nella parte meridionale e nelle isole, sono anche presenti numerosi edifici con livelli medio-alti, caratteristici della natura geologica del territorio di una parte dell’Italia centrale.

Come prevenire l’ingresso del radon negli edifici

Nei regolamenti edilizi delle aree con concentrazioni più elevate in futuro potranno essere inserite indicazioni per la costruzione degli edifici in modo da limitare l’ingresso del radon. I principali accorgimenti in fase di progettazione riguardano l’isolamento dal terreno, la possibilità di areare il vespaio o le cantine, la sigillatura delle vie di accesso del gas all’interno, rendendo impermeabili i solai, e l’isolamento di fessure e condutture. Anche la scelta dei materiali da costruzione a basso contenuto di radionuclidi naturali riduce i livelli di concentrazione, anche se i materiali non bastano da soli a determinare livelli molto elevati.  

Cosa fare per ridurre la concentrazione di radon: alcune indicazioni generali

Per ridurre la concentrazione di radon in un edificio è possibile realizzare le cosiddette «azioni di rimedio», che consistono in semplici accorgimenti o interventi finalizzati a ridurre l’ingresso del radon nell’edificio e/o ad aumentare il ricambio dell’aria interna attraverso l’immissione di aria esterna. In attesa di interventi specifici, l’aumento di ventilazione naturale dei locali costituisce una misura temporanea per la riduzione dei livelli di radon, la cui efficacia dipende tuttavia dal livello di partenza e dalla sistematicità della ventilazione. È utile prima di decidere quale azione di rimedio scegliere, effettuare un sopralluogo per individuare eventuali peculiarità dell’edificio che possano favorire l’ingresso del radon, come ad esempio aperture che mettono in comunicazione diretta gli ambienti abitati con il suolo sottostante l’abitazione. Alcune delle più comuni tecniche per ridurre l’ingresso del radon consistono: 

  • nella sigillatura di crepe, fessure, aperture di collegamento con il sottosuolo (collegamento diretto o indiretto tramite muri a contatto con il suolo), con attenzione anche alle tubazioni dell’acqua e all’impianto elettrico;
  • nell’incremento della ventilazione naturale o artificiale del vespaio aperto sotto l’edificio (mediante un aspiratore che porta all’esterno l’aria sotto l’abitazione);
  • nella realizzazione di un pozzetto esterno all’edificio per l’estrazione del gas dal suolo sottostante l’edificio. 

In fase di ristrutturazione è anche possibile aumentare l’isolamento degli edifici dal suolo mediante l’uso di membrane impermeabili. Gli interventi citati possono essere realizzati da imprese edili adeguatamente istruite; l’intervento è seguito da misure della concentrazione di radon di lunga durata, per verificarne l’efficacia; i costi delle azioni di rimedio più comuni vanno, nella maggior parte dei casi, da poche centinaia ad alcune migliaia di euro. In conclusione è raccomandabile rivolgersi a tecnici (sia per l’individuazione della tipologia di intervento, che per effettuare le misure) con una esperienza specifica nel settore. Quando la concentrazione di radon supera i livelli di riferimento, esistono diverse possibilità d’intervento, la cui scelta dipende da come è costruito l’edificio e come sono distribuiti gli ambienti. Quindi la prima cosa da fare è quella di effettuare misure di breve durata in diversi ambienti per individuare le vie di accesso del radon all’interno dell’edificio. Alcuni accorgimenti per ridurre la concentrazione del radon sono:  

  • areare di più (aumentare i ricambi d’aria) gli ambienti: questa soluzione è molto semplice, ma non sempre utilizzabile in inverno; inoltre non consente di ridurre la concentrazione quando i livelli sono molto elevati
  • isolare l’abitazione dal terreno, sigillando crepe, condutture, aperture (compresi pozzetti) e tutto ciò che può costituire una via di ingresso dell’aria dal sottosuolo: ciò può essere fatto in corso di ristrutturazione con piccoli costi aggiuntivi
  • far ricorso alla ventilazione forzata: i sistemi principali sono l’estrazione dell’aria ricca di radon del vespaio verso l’esterno dell’edificio, oppure, al contrario, si può creare una sovrapressione nel vespaio stesso, in modo da contrastare la fuoriuscita del radon dal terreno. In alternativa è anche possibile pressurizzare l’edificio con l’immissione di aria dall’esterno.

(Fonte: Arpat)