Domani saremo nel Pliocene

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È a quell’era che dobbiamo fare riferimento per ritrovare in atmosfera 400 ppm di anidride carbonica. Stiamo infatti superando questa soglia e sarà misurabile probabilmente già a maggio. L’unica cosa seria, che si deve fare da subito, è imboccare la via della prevenzione, la strada delle energie alternative e abbandonare quella delle energie che bruciano combustibili fossili

Mentre il mondo occidentale è preso dalla crisi economica e si «preoccupa» di assicurare un futuro ai propri figli, si continua a pompare CO2 nell’atmosfera e domani ci sveglieremo non in un roseo futuro ma in un terribile passato: il Pliocene.
È a quell’era che dobbiamo fare riferimento per ritrovare in atmosfera 400 ppm di anidride carbonica. Stiamo infatti superando questa soglia e sarà misurabile probabilmente già a maggio.
La Scripps Institution of Oceanography dell’Università di California di San Diego sta fornendo ai centri di ricerca tutti i dati aggiornati delle misurazioni effettuate a Mauna Loa, nelle Hawaii.
Prima dell’era industriale la CO2 era a circa 280 ppm, negli ultimi 800.000 anni, i livelli non hanno mai superato le 300 ppm.
Per Ralph Keeling, geofisico della Scripps, non sarà difficile superare 450 ppm in pochi decenni.

Non sappiamo se i politici si rendono conto di cosa vuol dire sfondare il tetto di 400 ppm. Forse pensano che ci sia ancora tempo, forse pensano che non riguarderò loro questo problema, forse pensano che sia come una frana o un’inondazione che tanto, con un po’ di soldi si mette tutto a posto. Non è proprio così. Se le piccole isole del Pacifico saranno sommerse, se aumenteranno i profughi ambientali, le nostre splendide città sovraffollate e le nostre campagne e montagne saranno martellate da fenomeni meteorologici estremi, come già lo sono. Senza considerare i problemi della biosfera che significano carenze di cibo e aumento vertiginoso delle malattie respiratorie (la Pianura Padana ne sa già qualcosa…).

L’unica cosa seria, che si deve fare da subito, è imboccare la via della prevenzione. Imboccare la strada delle energie alternative e abbandonare quella delle energie che bruciano combustibili fossili.
Stati Uniti, Svezia, Russia, Israele e Norvegia sono le nazioni che più di altre hanno costruito una rete di rifugi che al momento opportuno possono diventare multifunzionali: perché lo hanno fatto?
Non si tratta di terrorizzare nessuno ma di riflettere o, meglio, di prendere decisioni.