Bufere senza fine dal Pacifico all’Atlantico

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foto di Angelo Perrini

E nel nostro Paese da meno di un ventennio assistiamo a fenomeni estremi meteo sempre più violenti. Dall’ultimo convegno tenuto all’Università Iuav di Venezia, sul tema dell’adattamento climatico in ambito urbano, gli studi presentati dimostrano in maniera inequivocabile che in Italia stia aumentando in maniera costante e sempre più intensa la frequenza di fenomeni estremi violenti come tempeste tipo tropicali, trombe d’aria ed alluvioni. Non ci resta che prenderne atto e prepararci, come indica la Strategia nazionale adattamento che prevede l’attuazione di piani di prevenzione per eventi meteo estremi

Tutto è iniziato a novembre dello scorso anno con il tifone più devastante della storia dell’uomo che si è abbattuto sulle Filippine per passare poi agli Usa investiti da venti gelidi artici e da bufere di neve che si sono spinte fino in California, poi un susseguirsi di tempeste violente contro l’Irlanda, l’Inghilterra e la Normandia, fino a giungere nel Mediterraneo con tempeste «tropicali», alluvioni e frane.
È chiaro che questo sconvolgimento climatico sta interessando tutto il globo. Anche l’Italia, terra geologicamente fragile, non è stata risparmiata. Tuttavia l’anomalia meteo-climatica più evidente sull’intero pianeta è quella che da 4 mesi non accenna a diminuire lungo le coste occidentali e l’entroterra dell’Irlanda e della Gran Bretagna. Molte aree delle due isole sono sommerse dall’acqua che continua ad accumularsi nei campi e nei paesi di pianura.
Il principe Carlo nel visitare la contea del Somerset, nell’Inghilterra sud-occidentale, letteralmente sott’acqua, ha contestato a politici e scienziati di mezzo mondo che «presi da altre cose», hanno mostrato una scarsa attenzione ai cambiamenti climatici. Poi ha proseguito: «Quello che stiamo scoprendo ora, credo, è che per colpa dei cambiamenti climatici dovremmo sempre di più in futuro fare i conti con questa realtà, che potrà costarci in vite umane e denaro pubblico».
Se passiamo poi in un altro oceano, quello Pacifico, dobbiamo fare considerazioni identiche anche per il Giappone che da novembre scorso è flagellato da tifoni, piogge torrenziali, allagamenti ed ora da bufere di neve. La stessa Tokyo, dopo 13 anni, ha visto la neve cadere al centro città, pur essendo una potente isola di calore. Alluvioni e frane disastrose a causa del perdurare delle piogge si registrano anche in Cile e Perù.
Tornando all’Europa una notizia relativa ai cambiamenti climatici che ci stupisce e contemporaneamente ci fa sorridere è quella dei numerosi surfisti californiani e hawaiani che si sono trasferiti sulle coste meridionali del Galles. Si perché lungo le spiagge e le scogliere dell’Inghilterra occidentale da un po’ di tempo si manifestano onde alte circa 9 metri, mentre sulla costa pacifica occidentale americana i venti si sono stranamente acquietati e, quindi, incapaci di produrre le imponenti onde che i surfisti cavalcavano durante l’anno.
Anche la Francia del nord risente di questa furia degli elementi, da venerdì scorso, infatti, si è scatenata sulle coste della Normandia una violenta tempesta con onde che flagellano le coste alte 6 metri. Si sono registrati anche venti che hanno toccato i 160 Km/h e all’interno allagamenti a non più dire.
E l’Italia? Peggio che mai, pur non avendo subito, per sua fortuna, la furia degli elementi meteo che si sono scatenati in Inghilterra e in Bretagna. Tuttavia dal global change ha ricevuto una serie di bastonate. La minore intensità dei fenomeni meteo rispetto all’Europa del nord sono stati da noi compensati da scelte politiche irresponsabili e dalla speculazione edilizia privata incontrastata: disboscamenti insensati, cementificazioni, costruzioni realizzate in aree soggette alle naturali esondazioni dei fiumi, intubazione dei corsi d’acqua e quant’altro hanno prodotto danni equivalenti a quelli inglesi ed irlandesi causati da veri e propri uragani.
Nel nostro Paese da meno di un ventennio assistiamo a fenomeni estremi meteo sempre più violenti. Dall’ultimo convegno tenuto all’Università Iuav di Venezia, sul tema dell’adattamento climatico in ambito urbano, gli studi presentati dimostrano in maniera inequivocabile che in Italia stia aumentando in maniera costante e sempre più intensa la frequenza di fenomeni estremi violenti come tempeste tipo tropicali, trombe d’aria ed alluvioni. Dal 1910 (alluvione sulla Costiera Amalfitana) al 2000 (alluvioni su Marche, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia) gli eventi meteo violenti e funesti si verificavano, mediamente, ogni 6 o 7 anni. Dal 2000 al 2014 (alluvioni di Emilia, Toscana, Veneto e Lazio) la media è diventata di 1 o 2 eventi particolarmente disastrosi durante l’anno.
Ora non ci resta che prenderne atto e prepararci, come indica la Sna, ossia la Strategia nazionale adattamento che prevede l’attuazione di piani di prevenzione per eventi meteo estremi. Tutti i Paesi europei ormai si stanno attrezzando. Infine quello che noi ambientalisti auspichiamo e che i nostri politici comprendano questa realtà e finalmente inizino a preoccuparsi di più della sicurezza e della salute dei cittadini, che non dei problemi di questa o quella casta.