Fukushima, un disastro senza fine

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Greenpeace: il disastro nucleare di Fukushima avrà impatti sull’ambiente per centinaia di anni. «Già oltre 9 milioni di metri cubi di scorie nucleari sono sparsi su almeno 113mila siti nella Prefettura di Fukushima. Questo mentre il governo Abe vuol far passare la favola che cinque anni dopo l’incidente nucleare la situazione stia tornando alla normalità»

Nonostante si faccia di tutto per far calare un velo di oblio sulle conseguenze nucleari dovute al disastro di Fukushima per effetto dello tsunami che si abbatté cinque anni fa su quella regione del Giappone, i drammi dei morti e dei disastri sono lì ad inchiodare qualsiasi disinformazione.
Un rapporto di Greenpeace che, va detto, non ha mai abbassato la guardia, denuncia come gli elementi radioattivi a lunga vita sono stati assorbiti da piante e animali, riconcentrati tramite le catene alimentari, e trascinati a valle verso l’Oceano Pacifico da tifoni, da inondazioni e dallo scioglimento della neve.
I dati riportati da «Radiation reloaded» sono impietosi e denunciano che gli impatti ambientali del disastro nucleare di Fukushima Daiichi avranno effetti per secoli su foreste, fiumi ed estuari.

«Il Programma di decontaminazione del governo giapponese non avrà quasi nessun impatto sulla riduzione del rischio ecologico legato all’enorme quantità di radioattività emessa nel disastro nucleare di Fukushima – afferma Kendra Ulrich, senior campaigner nucleare di Greenpeace Giappone -. Già oltre 9 milioni di metri cubi di scorie nucleari sono sparsi su almeno 113mila siti nella Prefettura di Fukushima. Questo mentre il governo Abe vuol far passare la favola che cinque anni dopo l’incidente nucleare la situazione stia tornando alla normalità. E, purtroppo per le vittime, ciò significa che gli viene raccontato che possono tornare in sicurezza in ambienti in cui i livelli di radiazione sono spesso ancora troppo elevati e circondati dalla una pesante contaminazione».
Le analisi mostrano come evidenti i seguenti impatti ambientali:

– Elevate concentrazioni di radioelementi riscontrate nelle nuove foglie e, almeno nel caso del cedro, anche nel polline;
– Aumento di mutazioni nella crescita degli abeti con l’aumento dei livelli di radioattività;
– Mutazioni ereditarie riscontrate nelle farfalle tipo Pseudozizeria maha, Dna danneggiato nei vermi nelle zone altamente contaminate e riduzione della fertilità nella rondine comune;
– Diminuzione dell’abbondanza di 57 specie di uccelli nelle aree a maggiore contaminazione, evidenziata da uno studio di quattro anni;
– Elevati livelli di contaminazione da cesio riscontrati nei pesci d’acqua dolce di importanza commerciale;
– Contaminazione radiologica degli estuari che rappresentano uno degli ecosistemi più importanti.

«Quasi 100 mila persone non sono tornate a casa e molti non saranno mai in grado di farlo. La maggior parte dei cittadini si oppone al riavvio dei reattori nucleari, e molti di essi chiedono lo sviluppo delle fonti rinnovabili, le uniche opzioni sicure e pulite in grado di soddisfare le esigenze del Giappone. Il governo giapponese dovrebbe mettere gli interessi dei suoi cittadini prima di ogni altro».