Etna, ricostruita la risalita del magma

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etna spazio magma
Morphological setting of the study area, volcano-tectonic features of Mt. Etna and geophysical dataset. Inset a - Geodynamic framework of eastern Sicily, modified from refs19,28. Main onshore faults (from refs45,46,48,49): BOL: Belpasso-Ognina Lineament; TM: Tremestieri; TC: Trecastagni; SG-AT: San Gregorio-Aci Trezza alignment; AC: Aci Catena; AR: Acireale; F: Fiandaca; ST: S. Tecla; SV: Santa Venerina; MO: Moscarello; SL: San Leonardello; RN: Ripe della Naca; PD: Piedimonte; P: Pernicana. Offshore faults and bathymetric data from ref.44 (Fig. 1 was created using the “CorelDraw X5” software).

L’area in cui sorge l’Etna e le zone sommerse adiacenti sono caratterizzate dalla presenza di faglie «trascorrenti» (ovvero con un movimento orizzontale) di scala regionale, la cui attività ed interazione ha creato le condizioni per il trasferimento di magma dalle profondità fino in superficie

È stato pubblicato sul «Scientific reports» uno studio condotto dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) nel quale sono state ricostruite le possibili condizioni strutturali che nell’Etna hanno consentito il trasferimento del magma dalle profondità fino in superficie.

L’area in cui sorge l’Etna e le zone sommerse adiacenti sono caratterizzate dalla presenza di faglie «trascorrenti» (ovvero con un movimento orizzontale) di scala regionale, la cui attività ed interazione ha creato le condizioni per il trasferimento di magma dalle profondità fino in superficie.

Si legge nello studio come a partire da almeno 500.000 anni fa l’attività tettonica di un’ampia zona di faglia nella parte meridionale del vulcano ha portato alla formazione di zone di «apertura» della crosta terrestre. Queste hanno rappresentato le vie preferenziali per la risalita dei magmi emessi attraverso fessure eruttive diffuse lungo la faglia. Tali fessure sono state individuate tra Aci Trezza e Adrano e caratterizzano le prime fasi dell’attività etnea. La continua deformazione trascorrente lungo la medesima zona di faglia e, successivamente, anche lungo ulteriori zone più a nord, nonché la loro reciproca interazione, ha causato lo spostamento del vulcanismo in primo luogo lungo la principale direttrice WNW-ESE «Zona di taglio dell’Etna meridionale», quindi verso la Valle del Bove e infine fino agli attuali centri eruttivi.

Marco Firetto Carlino, ricercatore dell’Ingv e primo autore dell’articolo definisce come «i fenomeni deformativi legati alla tettonica di tipo trascorrente non solo hanno determinato il vulcanismo etneo e la sua distribuzione nello spazio e nel tempo ma hanno anche determinato la formazione e l’attività delle strutture tettoniche attive che interessano il versante orientale dell’Etna, caratterizzato da elevata sismicità, anche recente (si ricordi, ad esempio, il terremoto di magnitudo Mw 4,9 del 26 dicembre 2018 che ha interessato l’abitato di Fleri e le aree circostanti), e da un importante fenomeno di scivolamento gravitativo di fianco. Quest’ultimo risulta essere strettamente influenzato dalla configurazione strutturale del basamento del vulcano, profondamente deformato dal sistema di faglie riconosciuto proprio in questo lavoro».

Un lavoro importante quello svolto dall’Ingv e dall’Osservatorio etneo dell’Istituto (Oe-Ingv) che a partire dal 2014 ha intrapreso un’attività di acquisizione, elaborazione ed interpretazione di immagini della crosta terrestre, ottenute attraverso l’analisi e la relazione tra dati sismici ad alta risoluzione, dati magnetici e gravimetrici, acquisiti al largo del vulcano Etna. Un approccio multidisciplinare che ha permesso di indagare le porzioni sommerse del versante sud-orientale etneo, area chiave per comprendere l’evoluzione nello spazio e nel tempo del vulcanismo in questa regione, dove sono state rinvenute le più antiche manifestazioni vulcaniche.

Elsa Sciancalepore