Non solo cortei, Vittoria s’impegna nel concreto

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Vittoria Indonesia

Come giovani volontari italiani si stanno attivando per il cambiamento climatico. Il mondo si sta svegliando» ha detto Greta Thunberg nel suo discorso al Climate Summit di New York. Leggi la storia di Vittoria e di come il volontariato può attivare i giovani per il cambiamento

Giornate di discussione, dialogo, promesse, mobilitazioni. Giornate all’insegna della lotta contro il cambiamento climatico. Lunedì 23 settembre si è tenuto, nel Palazzo di Vetro di New York, il Climate Action Summit, un vertice tra i capi di Stato e di governo di tutto il mondo, Ong, esponenti del settore privato, attivisti per creare strategie reali e condivise contro il cambiamento climatico, affinché ogni nazione dia il proprio reale e concreto contributo al raggiungimento del piano emissioni zero entro il 2050, come previsto dall’Accordo di Parigi.

La conferenza è stata preceduta dallo Youth Climate Summit, vertice delle Nazioni Unite per i giovani, il primo sul clima, che ha riunito 500 attivisti provenienti da tutti il mondo: ragazzi e ragazze si sono confrontati sul tema dell’emergenza climatica e la lotta contro di essa, per proporre idee, soluzioni, progetti, per dare inizio ad un reale cambiamento. In prima linea c’era Greta Thunberg, la giovane attivista svedese, che, ormai da un anno, è diventata uno dei volti più rappresentativi della lotta al cambiamento climatico, che è riuscita a riunire milioni di giovani in tutto il mondo nel movimento «Fridays for future», chiedendo a gran voce ai leader mondiali di aprire gli occhi sulla situazione attuale, di ascoltare gli scienziati, di smettere di rubare il futuro a noi giovani e fare gli interessi di pochi, e iniziare a ad «agire come se la [loro] casa fosse in fiamme».

Tra questi c’è anche Vittoria, una giovane ragazza romana che ha deciso di trascorrere un’estate diversa, volando in Indonesia e prendendo parte ad un Global Volunteer, progetto di volontariato con Aiesec Italia sull’Obiettivo di Sviluppo sostenibile numero 13, «Climate Action». «Al momento di scegliere il progetto — racconta Vittoria — sapevo che avrei fatto qualcosa relativo all’ambiente e, in particolare, in Indonesia, Paese che batte gli Stati Uniti in quanto a numero di persone che non credono nell’esistenza del cambiamento climatico, quasi come fosse un credo e non un dato di fatto».

Durante le sei settimane di progetto, Vittoria ha avuto la possibilità di lavorare di svolgere diverse attività: «Di base il mio lavoro consisteva nel rendere i cittadini consapevoli della situazione climatica attuale e soprattutto sul grave problema della plastica, passando da vere e proprie manifestazioni in piazza alla creazione di lezioni per studenti delle scuole medie ed elementari, in cui dovevo trattare le diverse tematiche sul cambiamento climatico ed insegnare le piccole azioni quotidiane che ognuno di noi può fare per salvaguardare l’ambiente. Ho avuto l’occasione di pulire una spiaggia invasa dall’immondizia raccogliendo, addirittura 739 kg di plastica, di piantare degli alberi, che resta il miglior modo naturale per assorbire CO2, pulire le strade della città dalla plastica. Durante il progetto, ho imparato molto, come ad esempio la gestione del riciclaggio in Indonesia e nuovi metodi di riutilizzo delle bottiglie di plastica attraverso la coltivazione idroponica, tecnica che, io e altri volontari di Aiesec, abbiamo insegnato in un piccolo villaggio dell’isola».

Vittoria ha concluso il suo progetto, è tornata in Italia e ha ripreso la sua solita routine fatta di studio, esami, uscite con gli amici, ma con una consapevolezza in più: «Questo progetto ha tirato fuori una nuova me e mi ha fatto ragionare su molte cose a cui non davo abbastanza attenzione. Dobbiamo sempre ricordarci che ogni azione, anche se piccola, anche se insignificante all’apparenza, può creare un impatto enorme sulla vita nostra e degli altri. Non dobbiamo mai pensare di essere da soli, ci sono molti giovani che vogliono fare del bene, aiutare il prossimo, alzare la testa e fare il primo passo, dare il proprio contributo al cambiamento».

Il Summit, tutti i «Fridays for future», il progetto di Vittoria non devono segnare che l’inizio di tutto, essere il primo passo della via del cambiamento, la prima pietra per la costruzione di un futuro migliore. Deve creare una maggior consapevolezza in tutti noi che il «punto di non ritorno» è sempre più vicino (si parla di una decina di anni) e che ognuno può e deve dare il proprio contributo, deve far sentire la propria voce.

 

(Fonte Aiesec)