Cop25, sforzi assolutamente inadeguati

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COP25Madrid

Perché come avverte António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, l’attuale comportamento umano è come una «guerra contro la natura»

Si sta svolgendo a Madrid, sotto la presidenza del governo del Cile e il supporto logistico del governo spagnolo, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici Cop25.

Per Patricia Espinosa, segretario esecutivo delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici: «Quest’anno abbiamo assistito ad un’accelerazione degli impatti dei cambiamenti climatici, tra cui l’aumento della siccità, delle tempeste e delle ondate di calore, con conseguenze disastrose su temi quale la povertà, la salute umana, le migrazioni e le disuguaglianze. La finestra al mondo di opportunità per affrontare i cambiamenti climatici si sta chiudendo rapidamente e si devono utilizzare con urgenza tutti gli strumenti della cooperazione multilaterale per rendere la Cop25 il trampolino di lancio per ulteriori ambizioni climatiche e per mettere il mondo su un percorso di trasformazione verso basse emissioni di carbonio e resilienza».

Certamente un obiettivo chiave della Cop25 è sollevare l’ambizione generale anche completando diversi aspetti chiave rispetto alla piena operatività dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. L’anno scorso alla Cop24 in Polonia, è stata concordata la maggior parte degli orientamenti di attuazione dell’Accordo di Parigi, ad eccezione dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, articolo che dovrebbe fornire le linee guida su come funzioneranno i mercati internazionali del clima.

Altre aree di interesse della Cop25 includono l’adattamento, la perdita e il danno, la trasparenza, la finanza, lo sviluppo delle capacità, le questioni indigene, gli oceani, la silvicoltura, il genere, ecc. In particolare, la fornitura di finanziamenti e di tecnologia è fondamentale per i Paesi in via di sviluppo al fine di rendere più ecologiche le economie locali e costruire la resilienza.

Inoltre è determinante il 2020 in quanto è in questo anno che le nazioni dovranno presentare i piani nazionali di azione per il clima nuovi o aggiornati, denominati Contributi determinati a livello nazionale o «Ndc».

Secondo il Rapporto sul divario di emissioni del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente 2019 infatti a meno che le emissioni globali di gas a effetto serra non diminuiscano del 7,6 per cento ogni anno tra il 2020 e il 2030, il mondo perderà l’opportunità di raggiungere l’obiettivo della temperatura di 1,5°C dell’Accordo di Parigi.

Ciò significa che l’ambizione collettiva dovrebbe aumentare di oltre cinque volte rispetto ai livelli attuali e questo al fine di offrire i tagli necessari nel prossimo decennio per il raggiungimento dell’obiettivo di 1,5°C.

E per quanto riguarda la crescita dell’ambizione, la Cop25 è ben a conoscenza dei risultati ottenuti, o meno, durante il vertice sul clima di New York svoltosi a settembre e delle settimane climatiche organizzate dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e avvenute quest’anno in Africa, Asia e America Latina.

Perché come avverte António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, l’attuale comportamento umano è come una «guerra contro la natura». Lo stesso affermando che «le catastrofi naturali legate al clima stanno diventando più frequenti, più mortali, più distruttive, con costi umani e finanziari in crescita, che la siccità in alcune parti del mondo sta progredendo a ritmi allarmanti distruggendo gli habitat umani e mettendo in pericolo la sicurezza alimentare, che l’inquinamento atmosferico, associato ai cambiamenti climatici, uccide sette milioni di persone diventando una drammatica minaccia per la salute e la sicurezza umana» riconosce come gli sforzi della comunità internazionale siano stati «assolutamente inadeguati».

Garantire impegni nazionali ambiziosi, in particolare dai principali emittenti di gas a effetto serra, e questo per iniziare immediatamente a ridurre le emissioni di gas a effetto serra a un ritmo coerente con il raggiungimento della neutralità del carbonio entro il 2050.

Elsa Sciancalepore