Clima, cosa si aspetta per un accordo globale?

2601
desertificazione aridità clima

I ministri dell’Ambiente dei Paesi del G20, per il Summit su Clima, Ambiente ed Energia, sono riuniti a Napoli dal 20. I firmatari del comunicato da parte di organizzazioni della società civile di tutta Europa impegnate per la giustizia climatica, esortano i ministri a cogliere questa opportunità per impegnarsi in un’azione rapida e decisiva per il clima, in linea con i loro obblighi nazionali e internazionali, avvertendo che in caso contrario la battaglia per la giustizia climatica continuerà con tutti gli strumenti a disposizione, inclusi quelli legali

Tutti i membri del G20 sono firmatari dell’Accordo di Parigi. Si sono dunque impegnati a contenere l’aumento della temperatura globale «ben al di sotto dei 2°C» rispetto ai livelli preindustriali, e a fare ogni sforzo per non superare il riscaldamento globale di 1,5°C. Tuttavia, quasi sei anni dopo la firma dell’accordo, i contributi nazionali stabiliti dai singoli paesi continuano a proiettare livelli pericolosi di riscaldamento globale a fine secolo, stimati in circa +3°C.

I paesi membri del G20 non fanno eccezione. Il G20 rappresenta le economie più industrializzate del mondo, che insieme rappresentano più dell’80% del Pil mondiale, il 60% della popolazione del pianeta e circa il 75% delle emissioni globali di gas serra (Ghg). Nonostante sia quindi fondamentale che i paesi membri del G20 prendano l’iniziativa nell’implementare obiettivi ambiziosi e adeguati di riduzione delle emissioni, essi continuano a ritardare colpevolmente l’adozione di azioni climatiche significative.

Di questa pericolosa inazione in campo climatico, le organizzazioni della società civile (tra cui i firmatari) hanno chiesto conto ai loro governi davanti ai tribunali. Sedici dei membri del G20 hanno affrontato, o stanno attualmente affrontando, cause legali come risultato della loro inadeguata azione climatica. Tra essi Argentina, Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Messico, Sud Africa, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europea.

Inoltre, numerosi tribunali [compresi quelli di membri del G20 come Germania, Francia e altri paesi dell’Unione europea (Paesi Bassi,  Belgio, Irlanda)] hanno riconosciuto il dovere legale dei governi a intraprendere azioni efficaci per il contrasto dei cambiamenti climatici e di fare la loro parte per affrontare l’emergenza climatica. Tali sentenze sono state emesse alla luce delle allarmanti prove scientifiche sull’ampiezza dell’emergenza climatica e del rischio che ciò comporta per i diritti umani.

Il prossimo Report dell’Ipcc, il Sesto Rapporto di Valutazione, atteso tra agosto 2021 e settembre 2022, si aggiungerà a questo corpo di prove e probabilmente stimolerà ulteriori contenziosi climatici.

In attesa dello sviluppo dei casi giudiziari climatici attivi negli ultimi mesi, tra cui in Italia l’azione civile avviata all’interno della Campagna Giudizio Universale, un’azione globale rafforzata e coordinata risulta drammaticamente urgente e non più rimandabile.

Ora più che mai, è necessario un piano rafforzato e coordinato per affrontare le sfide imposte dall’instabilità del sistema climatico. Mentre i membri del G20 si riuniscono a Napoli, i firmatari sollecitano i leader ad adottare un pacchetto post-pandemico che affronti di petto l’emergenza climatica. Questo significa lavorare insieme per sviluppare piani nazionali che siano coerenti con il mantenimento del riscaldamento globale al di sotto della soglia di sicurezza di 1,5°C, come sostenuto dalla comunità scientifica internazionale.

In mancanza di efficaci misure e di un’azione coordinata e ambiziosa, i firmatari continueranno a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, inclusi quelli legali, per prevenire gli effetti del cambiamento climatico e per proteggere i diritti umani legati al clima.

Questo incontro non può essere un’altra occasione sprecata. Deve segnare un impegno decisivo e concreto dei governi del G20 verso il raggiungimento di una reale giustizia climatica.

Il documento è firmato da: A Sud – Italia, Campagna Giudizio Universale – Italia, Fridays for Future – Italia, Peacelink – Italia, Urgenda Foundation – Olanda, Réseau Action Climat – Francia, Notre Affaire à Tous – Francia, Global Legal Action Network – UK / Irlanda, Climate Case Ireland – Irlanda.

 

(Fonte A Sud comunicazione)