Progettazione e geologo, l’Ordine puntualizza

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frana sicurezza
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Nella nota è esplicitamente indicato il ruolo del geologo negli appalti pubblici, l’importanza della Relazione geologica che rientra, fatte salve alcune eccezioni, tra gli elaborati specialistici essenziali che debbono costituire parte integrante dei vari livelli di progettazione con il relativo equo compenso, il calcolo dei corrispettivi per la relazione geologica che deve necessariamente riferirsi a tutte le categorie d’opera

È stata pubblicata sulla pagina fb dell’Ordine dei geologi della Puglia (Org) la nota di Richiamo dell’Org alla Circolare n. 435 del 22/07/2019 del Consiglio nazionale dei geologi (Cng), recante: «Chiarimenti sul decreto del ministero della giustizia 17 giugno 2016 avente ad oggetto “approvazione delle tabelle dei corrispettivi commisurati al livello qualitativo delle prestazioni di progettazione adottato ai sensi dell’art. 24, comma 8, del decreto legislativo n. 50 del 2016”».

Nella nota è esplicitamente indicato il ruolo del geologo negli appalti pubblici, l’importanza della Relazione geologica che rientra, fatte salve alcune eccezioni, tra gli elaborati specialistici essenziali che debbono costituire parte integrante dei vari livelli di progettazione con il relativo equo compenso, il calcolo dei corrispettivi per la relazione geologica che deve necessariamente riferirsi a tutte le categorie d’opera.

Noi di «Villaggio Globale» abbiamo voluto approfondire con Giovanna Amedei, presidente dell’Org, così da capire quali possano essere i risvolti di quanto discusso in questa nota sulla sicurezza dei cittadini e del loro territorio.

La comunicazione, inviata a tutte le stazioni appaltanti, ha lo scopo di ricordare, anche sulla scorta della Circolare n. 435 del 22/07/2019 del Cng, il ruolo del geologo negli appalti pubblici in termini di sicurezza ed efficienza nella progettazione e nella realizzazione delle opere pubbliche. Ma soprattutto di evidenziare l’importanza della Relazione geologica nei diversi gradi di progettazione. Spesso, afferma la Amedei, le stazioni appaltanti acquisita una Relazione geologica la utilizzano in tutti i gradi di progettazione ritenendo che, in fondo, la geologia è quella e non varia. Ma non si tratta solo di geologia ma di approfondimento, di conoscenza, poiché ogni grado di progettazione ha una propria finalità e un grado di definizione.

Ciò significa che, ad esempio, la Relazione geologica preliminare documenta la prefattibilità dell’opera, con indagini geologiche e idrogeologiche preliminari (acquisizione di dati bibliografici disponibili, rilevamenti geologici di inquadramento, eventuali indagini geognostiche preliminari ecc.) e contiene il modello geologico preliminare. Successivamente nella fase del progetto definitivo, la Relazione geologica contiene altre nozioni di dettaglio che dalla definizione del livello di pericolosità geologica si muovono a definire il livello del rischio associato in presenza e in assenza delle opere, con indagini e prove finalizzate al problema specifico. Infine, nella progettazione esecutiva, la Relazione contiene eventuali approfondimenti ed integrazioni di indagine e la verifica di corrispondenza tra le soluzioni progettuali adottate dal progetto esecutivo e le condizioni geologiche di previsione. Un excursus di approfondimenti sulle caratteristiche geologiche di quel singolo territorio che dal generale si muovono a dare sempre maggiori risposte in funzione del progetto in essere.

Per la Amedei, pertanto, tralasciare la Relazione geologica in un grado di progettazione può avere dei rischi poiché non viene adeguatamente consentita quella conoscenza geolitologica o di compatibilità geomorfologica che può innescare problemi successivi specie in aree a rischio. E in questo non si deve dimenticare che oltre il 90% del territorio pugliese è a rischio idrogeologico e altri comuni anche a rischio sismico.

Una nota che con forza difende la necessità di realizzare ogni elaborato geologico di progettazione, nel corso della stessa, e che certamente richiede che lo stesso venga adeguatamente remunerato per la specifica competenza. Perché bisogna ricordare, conclude la Amedei, che non esistono «professionisti» di prima o di seconda classe ma tecnici di settore che devono esprimere le proprie competenze per garantire la sicurezza del territorio, delle strutture e delle persone che vivono tali realtà. E l’eliminazione di una conoscenza può rappresentare non un «imprevisto geologico» ma un voler inutilmente «risparmiare» su competenze fondamentali.

 

Elsa Sciancalepore