Il Dna chip scova gli Ogm

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La nuova tecnologia è in grado di riconoscere nel Dna dell’alimento sottoposto ad analisi l’eventuale presenza di Ogm mediante l’uso di sonde di acidi nucleici specifiche per il Dna dell’organismo geneticamente modificato, combinate all’azione di enzimi (polimerasi e ligasi)

Non c’è più scampo per i cibi che contengono Ogm. Ad identificare i prodotti alimentari che presentano ingredienti geneticamente modificati ci pensa uno strumento analitico, che ricorre al metodo microarray o Dna chip, messo a punto dall’Itb, Istituto di tecnologie biomediche del Cnr di Milano, in collaborazione con le università di Parma e Milano.
«La nuova tecnologia – spiega Gianluca De Bellis, ricercatore dell’Itb – utilizza un Dna chip in grado di riconoscere nel Dna dell’alimento sottoposto ad analisi l’eventuale presenza di Ogm mediante l’uso di sonde di acidi nucleici specifiche per il Dna dell’organismo geneticamente modificato, combinate all’azione