Rifiuti, la Puglia avanti (troppo) adagio

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Finora nessuno degli obiettivi fissati dal D. Lgs. 22/97 per la quota di rifiuti provenienti da raccolta differenziata rispetto al totale (15% entro il 1999, 25% al 2001, 35% al 2003) è stato centrato, così come in generale in tutte le regioni del Sud; stessa considerazione vale per i rifiuti da imballaggi, non esistendo allo stato attuale un sistema certificato di dati sulla loro produzione e gestione
La produzione di rifiuti urbani in Puglia si attesta su un dato medio di circa 1,8 milioni di tonnellate, con un valore procapite pari a 450 kg/ab. Il livello medio regionale di raccolta differenziata si attesta sull’8,6%. Nel periodo 1997-2003 si è registrata una crescita costante di tale valore a partire da un livello iniziale del 2,2%
Le attività di ricognizione per le aree inquinate, realizzate con l’ausilio dei mezzi aerei della GdF, si sono concluse in tutte le province, ad eccezione di quella di Lecce; i voli hanno consentito di individuare ben 931 siti potenzialmente inquinati

Le numerose novità normative intervenute, in sede comunitaria e nazionale, hanno introdotto sostanziali modifiche nel sistema di gestione attuale dei rifiuti delineato dal Decreto Ronchi (D. Lgs. 22/97), con importanti ripercussioni anche a livello locale nell’ambito della pianificazione territoriale.
Il recepimento della direttiva 1999/31/CE in materia di discariche, attuato con il D. Lgs. 36/2003, nonché la fissazione di specifici obiettivi di riduzione della frazione biodegradabile da allocare in discarica, porterà ad una crescita del sistema di trattamento biologico aerobico ed anaerobico di tali rifiuti che dovranno, poi, una volta trattati, essere avviati a circuiti di valorizzazione.
Anche la prossima entrata in vigore delle norme di recepimento della direttiva 2000/76/CE sull’incenerimento dei rifiuti, la direttiva 2001/77/CE sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità e relativo decreto di recepimento, nonché il conseguimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto e dal Libro bianco sulle fonti energetiche rinnovabili, dovrebbero garantire un incremento dei rifiuti avviati a recupero energetico.
In questo contesto si inserisce il divieto di smaltire in discarica, a partire dal 1° gennaio 2007, i rifiuti con un potere calorifico inferiore > 13.000 kJ/kg, che imporrà a flussi importanti di rifiuti forme di gestione alternative alla discarica.
Inoltre, la piena attuazione della normativa sui veicoli a fine vita ed il recepimento delle direttive in materia di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che fissando ambiziosi obiettivi di riciclaggio e recupero, contribuiranno al decollo del sistema del recupero.
Sullo stesso piano si pone il D.M. 8 maggio 2003, n. 203 che, a regime, obbligherà gli uffici, gli enti pubblici e le società a prevalente capitale pubblico, a coprire almeno il 30% del loro fabbisogno annuale con manufatti e beni realizzati con materiale riciclato.
In tale quadro non può non citarsi il Ddl di delega al Governo finalizzato al riordino, al coordinamento e all’integrazione della normativa ambientale.
In ambito nazionale, comunque, tutto l’impianto normativo inerente alla gestione dei rifiuti si fonda sul D.Ls. 22/97, il quale ha introdotto la cosiddetta «regola delle quattro R»: riduzione, riuso, riciclaggio e recupero.
La riduzione agisce alla radice perché comporta una minor lavorazione di materie prime. Un esempio? Comprare prodotti senza inutili imballaggi.
Il riuso consiste nel cambiare modo di pensare: niente più «usa e getta» ripristinando, per esempio, il vuoto a rendere.
Il riciclaggio ed il recupero, infine, fanno dei rifiuti una risorsa, rispettivamente di materiale e di energia.
Il contributo che ciascuno cittadino può dare consiste nello scegliere prodotti più compatibili con l’ambiente, nel limitare l’acquisto di materiali con imballaggi inutili, nel differenziare correttamente i rifiuti.

L’azione del Commissario delegato per l’emergenza ambientale

Il Decreto Ronchi designa le Regioni quali autorità competenti a dotarsi di «Piani di gestione dei rifiuti», per promuovere la riduzione della quantità, dei volumi, della pericolosità degli stessi.
A riguardo, il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia (C.D.), nella persona del Presidente della Regione, grazie ad una serie di Opcm che gli hanno conferito ampie funzioni esercitate in via esclusiva e prorogate fino al 31/12/04, ha provveduto con proprio decreto n. 41/2001 all’adozione del vigente Piano regionale dei rifiuti e di bonifica delle aree inquinate, successivamente aggiornato con ulteriore decreto del 30/10/2002, n. 296.
Obiettivi prioritari del Piano sono:
– la gestione unitaria dell’intero ciclo dei rifiuti da parte dei Comuni di ciascun bacino di utenza costituiti in Autorità di gestione;
– la destinazione della frazione secca combustibile dei rifiuti a produzione di Cdr;
– lo smaltimento in discarica della solo frazione residuale del rifiuto;
– il completamento, l’integrazione e l’ottimizzazione della dotazione impiantisca pubblica, costituita da linee di selezione per il trattamento di rifiuti indifferenziati e separazione della frazione secca, discariche, centri di raccolta differenziata, impianti di compostaggio e termovalorizzatori.

Finora il Piano ha avuto impulso grazie all’azione continuativa del Commissario Delegato, il quale ha provveduto a:
– Istituire 15 bacini di utenza sul territorio regionale (gli Ato di cui al D. Lgs. 22/97), elaborando altresì una previsione del relativo fabbisogno impiantistico;
– Individuare i criteri per il calcolo della tariffa unica di gestione, articolata per categorie di utenza, in sostituzione della Tarsu (Tassa rifiuti solidi urbani);
– Adottare, ai sensi dell’art. 5 del D. Lgs. 36/2003, con proprio decreto n. 56 del 26/03/04, il Piano di riduzione del conferimento in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili (Rub), complessivamente rappresentativi, anche a livello nazionale, del 65 % circa dei rifiuti urbani;
– Predisporre – in collaborazione con l’Arpa e l’Ufficio Smaltimento Rifiuti della Regione Puglia – il Programma per la gestione dei Pcb contenuti in apparecchi soggetti ad inventario (Burp n. 76 del 21/06/04) e del Programma per la gestione dei Pcb contenuti in apparecchi non soggetti ad inventario (pubblicato su Burp n. 150 del 23/12/03);
– Finanziare – con un intervento finanziario pubblico complessivo di circa 23,7 Meuro – l’avvio della raccolta differenziata dei rifiuti urbani in ben 110 comuni e 3 province, così da garantire una copertura del servizio pari al 100% del territorio regionale;
– Attivare n. 23 impianti di trattamento dei rifiuti urbani (Ru) di titolarità pubblica ed accelerare le procedure amministrative per la realizzazione e/o l’esercizio di 24 impianti di smaltimento di rifiuti speciali (Rs);
– Attuare gli interventi previsti dai Piani di risanamento delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale di Brindisi e Taranto, nonché stipulare 2 convenzioni – con l’ARPA Puglia e, rispettivamente, con l’Università di Lecce ed il Politecnico di Bari – per i Siti inquinati di Interesse Nazionale di Brindisi e Taranto, al fine di pervenire, entro la fine del 2004, alla redazione del piano di caratterizzazione delle rispettive aree di competenza pubblica;
– Procedere alla messa in sicurezza definitiva dell’area dello stabilimento ex Fibronit da parte del Comune di Bari, con bonifica interna ai capannoni e rimozione di tutto l’amianto fuori terra. Nell’ambito di tali attività è tuttora in corso, ad opera dell’Arpa, il monitoraggio in continuo dell’intera area per mezzo di 4 campionatori fissi, destinati alla rilevazione delle fibre di amianto aerodisperse.
La strategia e gli obiettivi individuati dal C.D. nel Piano regionale dei rifiuti sono supportati anche dal Programma operativo regionale (Por Puglia 2000-2006), in cui sono previste specifiche azioni (misura 1.8) volte ad accrescere la raccolta differenziata, il recupero ed il riutilizzo dei rifiuti, nonché ad incentivare il coinvolgimento di operatori e capitali privati nel settore attraverso la c.d. finanza di progetto.

I quantitativi in gioco

La produzione di rifiuti urbani in Puglia si attesta su un dato medio di circa 1,8 milioni di tonnellate, con un valore procapite pari a 450 kg/ab (dato Apat 2002); quest’ultimo è sì al di sotto della media italiana, pari a 522 kg/ab*anno, ma supera la c.d. soglia-obiettivo fissata dal V Programma Comunitario d’Azione Ambientale (300 kg/ab*anno).
Il livello medio regionale di raccolta differenziata (dato Ufficio C.D.) – nonostante il servizio sia ormai attivo su tutto il territorio pugliese – si attesta al 2003 sull’8,6%. Nel periodo 1997-2003 si è registrata una crescita costante di tale valore a partire da un livello iniziale del 2,2%.
La situazione risulta così differenziata nei cinque ambiti provinciali: Bari 10,2%, Brindisi 3,8%, Foggia 7,4%, Lecce 8,4%, Taranto 7,6%.
L’incidenza delle principali frazioni merceologiche vede in testa carta e cartone (56184,836 t – 43,5%) seguiti nell’ordine, rispettivamente, da vetro (16263,476 t – 12,6%), plastica (11045,32 t – 8,6%) e metalli (5.380,758 – 4,2%%). L’organico è scarsamente rappresentato, in quanto, nonostante l’attivazione e/o realizzazione di impianti di compostaggio rappresenti uno degli obiettivi prioritari del Piano di gestione dei rifiuti del C.D., deve ancora essere organizzato sull’intero territorio regionale un vero e proprio sistema di intercettazione e raccolta di tale frazione, soprattutto quella proveniente da utenze selezionate.
Finora, dunque, nessuno degli obiettivi fissati dal D. Lgs. 22/97 per la quota di rifiuti provenienti da raccolta differenziata rispetto al totale (15% entro il 1999, 25% al 2001, 35% al 2003) è stato centrato, così come in generale in tutte le regioni del Sud; stessa considerazione vale per i rifiuti da imballaggi, non esistendo allo stato attuale un sistema certificato di dati sulla loro produzione e gestione.
La produzione regionale di rifiuti speciali, esclusi i non codificati correttamente e quelli individuati con codice Cer 17 – questi ultimi rappresentati dai rifiuti da costruzione e demolizione che, essendo esclusi dall’obbligo di dichiarazione Mud, risulterebbero sottostimati – ammonta a 3.937.699 t (dato APAT 2001), con un contributo all’incirca costante dei pericolosi (~ 3%).
La classifica degli ambiti provinciali in funzione dei quantitativi di rifiuti speciali prodotti vede in testa la provincia di Taranto, seguita nell’ordine da quelle di Bari, Brindisi, Lecce e Foggia; prima per produzione di rifiuti speciali «pericolosi» risulta, invece, Brindisi (48.944 t) con alle spalle, rispettivamente, Bari (30.343 t), Lecce (25.324 t), Foggia (16.500 t) e Taranto (10.398 t).
Per quel che concerne il valore di produzione procapite di Rs in Puglia, escludendo i rifiuti da costruzione e demolizione, esso si attesta sui 974 kg/ab (dato 2001), con un contributo dei rifiuti non pericolosi pari a 941 kg/ab*anno e di pericolosi intorno ai 33kg/ab*anno.
I principali settori economici di provenienza di tali rifiuti sono: produzione di metalli e loro leghe; produzione di energia elettrica, gas ed acqua; trattamento rifiuti e depurazione acque di scarico; industria alimentare.
Per quel che concerne la situazione impiantistica (v. Tabella 1) al 2003 operavano in ambito regionale, secondo informazioni fornite dalle Amministrazioni provinciali competenti al rilascio delle autorizzazioni in materia:

– n. 60 discariche;
– n. 198 autodemolizioni;
– n. 1 impianto di biostabilizzazione;
– n. 9 impianti di incenerimento/ termovalorizzazione
– n. 6 impianti di compostaggio, localizzati nelle province di Bari, Foggia e Taranto; nessun impianto era attivo nelle province di Brindisi e Lecce;
– n. 1 impianto di produzione di combustibile da rifiuto (Cdr).

Per quel che concerne le discariche controllate attive, 60 tra pubbliche e private, 19 sono dedicate ai rifiuti urbani e 41 agli speciali; tra queste ultime, in particolare, se ne distinguono 28 di tipologia IIA, 11 di tipologia IIB e 2 di tipologia IIC (v. Tabella 2).
Non esistono, invece, discariche di terza categoria.

Il ruolo dell’Arpa Puglia

Le attività che l’Arpa Puglia svolge, nell’ambito delle competenze e dei compiti istituzionali in tema di rifiuti ad essa assegnati dalla L.R. 6/99, possono essere così classificate:
– tenuta dell’Inventario dei Pcb e del Catasto rifiuti, strumento quest’ultimo destinato anche a fornire i dati di settore ai soggetti/enti richiedenti;
– monitoraggio di discariche e siti inquinati;
– caratterizzazione dei rifiuti, attraverso i Dap;
– partecipazione alle attività della Rete nazionale delle Agenzie ambientali (Apat-Arpa-Appa).
– supporto alla pianificazione/programmazione regionale in tema di rifiuti.

Riguardo all’ultimo punto elencato, particolare rilevanza assumono le due Convenzioni ad oggi stipulate per il monitoraggio delle aree inquinate, ossia:
– la Convenzione tra C.D. e Arpa Puglia finalizzata all’implementazione di un Programma di monitoraggio dei siti inquinati già individuati nel Piano regionale di gestione dei rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate, attraverso operazioni di indagine preliminare con sopralluoghi in sito, prelievi ed analisi, finalizzati alla realizzazione dei piani di caratterizzazione delle aree contaminate;
– la Convenzione tra C.D., Arpa Puglia, Guardia di Finanza (GdF) e Cnr-Irsa avente ad oggetto la realizzazione di una Ricognizione generale dei siti potenzialmente contaminati distribuiti sull’intero territorio regionale, in vista della predisposizione di un’Anagrafe di quelli da bonificare.

Le attività di ricognizione, realizzate con l’ausilio dei mezzi aerei della GdF, si sono concluse in tutte le province, ad eccezione di quella di Lecce; i voli finora effettuati hanno consentito di individuare ben 931 siti potenzialmente inquinati (particolarmente concentrati nelle province di Foggia e Lecce), nonché di evidenziare le principali fonti di inquinamento presenti in Puglia, anche derivanti da attività illecite, che nell’ordine risultano:

– Abbandono di rifiuti (567 siti)
– Allevamenti (131 siti)
– Autodemolizioni (72 siti)
– Discariche abusive (32 siti)
– Rilascio di eternit-amianto (46 siti)
– Sversamento fanghi non provenienti da allevamenti (83)
Esaminando lo stato fisico dei materiali ritrovati, emerge la netta prevalenza di rifiuti solidi (89% circa) rispetto a quelli fangosi (11%) ed ai liquidi (3%); parallelamente, la classificazione qualitativa delle aree potenzialmente contaminate in funzione della superficie occupata e della quantità di rifiuti/materiali sversati mostra la notevole diffusione di siti di piccole dimensioni (638) rispetto ai medi (272) ed ai grandi (21).

I risultati della ricognizione fin qui descritti sono un’ulteriore conferma del fenomeno già da tempo indagato dal Corpo Forestale dello Stato, il quale nel suo ultimo Censimento delle discariche abusive (il 3°) ha rilevato la presenza in Puglia di ben 599 siti, pari al 12% di quelli censiti nell’intero ambito nazionale, occupanti una superficie pari a 3.861.622 mq; solo 37 di essi sono stati bonificati, mentre 440 risultano ancora attivi.

Bibliografia

APAT – ONR, 2003: Rapporto rifiuti 2003
ARPA PUGLIA – REGIONE PUGLIA: Relazione sullo Stato dell’Ambiente ’03
CORPO FORESTALE DELLO STATO, 2002 – Rapporto sul 3° Censimento delle discariche abusive
COMMISSARIO DELEGATO PER L’EMERGENZA AMBIENTALE IN PUGLIA, 2001 – Piano di gestione dei rifiuti e di bonifica delle aree inquinate, BURP 19/04/2001 n. 60 suppl.
COMMISSARIO DELEGATO PER L’EMERGENZA AMBIENTALE IN PUGLIA, 2002 – Piano di gestione dei rifiuti e di bonifica delle aree inquinate. Completamento, integrazione e modificazione, BURP 23/10/2002 n. 135

A cura dell’Arpa Puglia