Il monitoraggio dei fitofarmaci nelle acque

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Nel 2003 le sostanze attive riscontrate nelle acque, rispetto alle 313 ricercate, sono state complessivamente 81, rappresentate principalmente da erbicidi (50%), insetticidi (26%) e fungicidi (24%)

In occasione del recente convegno nazionale tenutosi a Palermo sul tema «Fitofarmaci e ambiente», Alessandro Franchi ha predisposto, nell’ambito del Gruppo di lavoro Apat-Arpa-Appa «Fitofarmaci», una relazione sul tema: «Rilevazione ed elaborazione dei dati nazionali di monitoraggio relativi ai fitofarmaci nelle acque: anni 2002 e 2003».
Da diversi anni le Agenzie ambientali sono impegnate in attività di monitoraggio per verificare i livelli di contaminazione delle acque da parte dei residui di prodotti fitosanitari, a dimostrazione di un’immutata attenzione nei confronti dei rischi di inquinamento della risorsa idrica causati dal largo utilizzo di questi prodotti nel nostro paese. Fin dal 1997 il Gruppo di lavoro Apat-Arpa-Appa «Fitofarmaci», con la collaborazione di tutte le Agenzie ambientali, raccoglie ed elabora i dati di monitoraggio delle regioni italiane con lo scopo di fornire una base informativa e conoscitiva del fenomeno, di verificare modelli ed indici previsionali e di elaborare indicatori ed indici.
In occasione del 5° Convegno «Fitofarmaci e ambiente» vengono presentati i dati relativi ai monitoraggi in acque superficiali e sotterranee del 2003, i risultati delle elaborazioni ed i confronti con gli anni precedenti. I dati 2003, che sono riferiti a 17 regioni e province autonome, riguardano le acque superficiali relative a 564 corpi idrici, 972 punti di prelievo, e 6650 campioni e le acque sotterranee relative a 4413 punti di monitoraggio e 65-14 campioni. Un totale di 13164 campioni per oltre 450.000 misure effettuate.
Nel 2003 le sostanze attive riscontrate nelle acque, rispetto alle 313 ricercate, sono state complessivamente 81, rappresentate principalmente da erbicidi (50%), quindi insetticidi (26%) e fungicidi (24%). Nelle acque superficiali le sostanze attive più frequentemente ritrovate sono state terbutilazina, metolaclor, oxadiazon, atrazina e dimetanamide; nelle acque sotterranee sono state atrazina, terbutilaziana, simazina, diclobenil e bromacile.
Dal complesso dei dati è stato possibile estrapolare quelli relativi alle sostanze attive comprese fra le sostanze pericolose prioritarie di cui al recente DM 367/2003. Delle quasi 60 sostanze attive indicate dalla norma, le Agenzie ambientali, anche se in maniera diversificata fra regione e regione, sono in grado di ricercarne 56, assicurando pertanto un accettabile grado di copertura. Rispetto a questo spaccato, la maggior parte delle misure positive riguarda atrazina e simazina., solo sporadici i casi positivi relativi ai clororganici «storici».

(Fonte Arpa Toscana)