Inquinamento elettromagnetico – In Valdelsa valori nei limiti

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Applicazione del modello DPSIR. Raccolta ed analisi dei dati

L’utilizzo quotidiano delle telecomunicazioni, in particolare dei telefoni cellulari, è una caratteristica evidente della nostra società. Per questo sono sempre più numerosi gli impianti per la ricezione e la trasmissione del segnale che generano campi elettromagnetici: le Stazioni Radio Base (SRB) per la telefonia cellulare e antenne Radio-TV. L’intensità di questi campi elettromagnetici non deve superare i limiti imposti dalla legge che in Italia sono particolarmente bassi: il limite massimo è fissato a 20V/m ma per gli edifici abitati per più di quattro ore al giorno il «valore di attenzione» è di 6V/m.
Del monitoraggio dei campi elettromagnetici si occupano i tecnici Arpat e il Dipartimento di Firenze utilizza, per l’area di Firenze-Prato-Pistoia, le centraline fornite, grazie ad una convenzione stipulata a livello regionale, dalla Fondazione Ugo Bordoni.
Il valore misurato dalle centraline è l’intensità del campo elettromagnetico che rappresenta un Indicatore di Stato secondo la classificazione correntemente adottata dall’Agenzia Europea per l’Ambiente: il metodo DPSIR (Determinanti, Pressione, Stato, Impatto, Risposte). In ogni comune vengono scelti i siti da controllare in base alle richieste delle Amministrazioni Comunali. In seguito le centraline vengono lasciate per 2-3 settimane in postazione fissa e misurano in continuo l’intensità del campo elettromagnetico. I dati raccolti vengono poi pubblicati sul portale SIRA (Sistema Informativo Regionale Ambientale della Toscana): all’indirizzo sira.arpat.toscana.it/sira/fuoco.html si possono infatti trovare i dati relativi all’intero territorio toscano. Per la zona di Empoli-Valdelsa nessuna delle misurazioni effettuate ha riscontrato valori al di sopra dei limiti imposti dalla legge.

Applicazione del modello DPSIR

La classificazione degli indicatori adottata a livello europeo è il modello DPSIR: questo acronimo indica che si distinguono indicatori di Determinanti (D), di Pressione (P), di Stato (S), di Impatto (I), di Risposta (R). Queste cinque tipologie di indicatori descrivono, rispettivamente, le cause primarie del fenomeno considerato, che sono in genere attività umane; la pressione esercitata da queste attività sull’ambiente; la qualità e lo stato dell’ambiente; l’impatto del fenomeno sull’ambiente e la salute umana; le politiche e le strategie messe a punto per migliorare lo stato dell’ambiente. Nel caso dell’inquinamento elettromagnetico è l’utilizzo di telefoni cellulari, e di apparecchiature quali radio e TV, che costituisce la causa primaria, ovvero il Determinante. Trattandosi di un dato difficilmente quantificabile, per questa analisi abbiamo usato come «indicatore D» la popolazione residente nel territorio.
La pressione esercitata sull’ambiente è invece determinata dalla presenza di impianti per la ricezione e la trasmissione del segnale e, per quanto riguarda le SRB, soprattutto dal loro utilizzo: le SRB infatti emettono ad una potenza proporzionale al traffico telefonico che devono supportare.
Consideriamo come «indicatori P» la presenza nel territorio dei vari comuni di Stazioni Radio Base (SRB) e di postazioni radiotelevisive (RTV). Va tenuto presente che, a proposito delle SRB, l’indicatore utilizzato rappresenta una misura del tutto approssimativa in quanto il numero degli impianti per unità territoriale o per numero di abitanti non è indicativo della potenza di utilizzo degli impianti stessi.
Lo stato dell’ambiente è rappresentato dall’intensità del campo elettromagnetico che consideriamo infatti come «indicatore S».
Per quanto riguarda l’impatto invece non è stato scelto nessun indicatore, questo perché i risultati del monitoraggio ci consentono di dire che l’impatto è non significativo. Per lo stesso motivo non è stato necessario identificare un intervento di risposta, tuttavia consideriamo il monitoraggio stesso come uno strumento per verificare che l’intensità dei campi elettromagnetici rimanga entro i limiti fissati dalla legge e per evidenziare una eventualmente necessità di intervento.
È quindi il numero dei campionamenti che consideriamo come «indicatore R».

Raccolta ed analisi dei dati

La centralina che viene utilizzata per la maggior parte delle misurazioni fornisce un valore di campo elettrico ogni 6 minuti; dopo averla lasciata nel punto di monitoraggio per 2-3 settimane, i dati vengono raccolti ed analizzati per identificare sia il valore medio che il valore massimo dell’intensità del campo elettromagnetico.
La misura del campo elettromagnetico viene effettuata misurando il solo campo elettrico, questo perché alle frequenze di interesse (tra 100kHz e 3GHz) l’intensità dei campi elettrico e magnetico sono correlate. Un fattore fondamentale è la scelta della localizzazione della centralina.
Per prima cosa vengono scelti i siti da controllare: la scelta viene effettuata dalle Amministrazioni Comunali che hanno quindi la possibilità di stabilire i criteri in base ai quali predisporre le misurazioni.
In generale il criterio più utilizzato è quello della vicinanza con gli impianti, soprattutto se questi si trovano in zone al alta densità abitativa.
La centralina viene poi localizzata nel punto che si ritiene più esposto al campo elettromagnetico; per identificarlo si utilizza uno strumento mobile che consente di misurare il campo elettromagnetico in più punti e quindi di scegliere quello più critico.
Il rivelatore portatile è uno strumento molto utile sia per fornire un quadro più dettagliato di siti particolarmente interessanti che per effettuare misurazioni in cui la postazione fissa, viste le sue dimensioni (2mx40cmx40cm), sarebbe difficile da posizionare.
Le misurazioni che abbiamo descritto vengono effettuate in «banda larga», ovvero indicano il campo elettrico complessivo nella banda di frequenza che ci interessa: nella pratica queste misurazioni rappresentano l’intensità complessiva dovuta alla somma di tutti gli impianti presenti. In alcuni casi è necessario effettuare misurazioni in «banda stretta» per determinare il contributo delle varie frequenze, questo consente di misurare l’intensità dovuta solo alle SRB o solo agli impianti RTV.
Le misure in banda stretta possono essere necessarie perché, diversamente dalle RTV, le SRB non emettono ad una potenza costante, ovvero non tutti i canali emettono alla massima potenza in modo costante. Di conseguenza ci può essere una notevole variabilità del campo elettromagnetico se il contributo dei canali SRB è consistente.
In questi casi è necessario, dopo aver effettuato le misurazioni a banda stretta, calcolare il campo generato nel caso di funzionamento alla massima potenza. E’ infatti fondamentale la possibilità di effettuare un monitoraggio che si adatti alle specifiche condizioni del territorio; infatti anche se il metodo di misurazione principale è quello delle misurazioni a banda larga effettuate con le centraline a postazione fissa, è utile avere un insieme di apparecchiature che consentono di fronteggiare la variabilità dell’ambiente e di adattare ogni volta il metodo d’indagine. (f. t.)

(Fonte Arpat)