Benzina di record in record… e cambiano le abitudini

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In attesa che si passi con decisione alle energie alternative si modificano gli stili di vita e i soliti ricchi guadagnano sempre di più

Nuovo record del gasolio che tocca quotazione 1,38 euro. Il diesel ha praticamente raggiunto il prezzo della benzina, mancando appena 2 cent perché si equivalgano.
Mai come adesso, quindi, urge la realizzazione di un’alternativa valida al petrolio e alle classiche fonti energetiche, esistendo un’interconnessione non naturale ma comunque imprescindibile tra queste ultime per cui il balzo in avanti del prezzo dell’uno slancia in alto quello delle altre; si necessita più che mai, dunque, di una fonte di energia che possa affrancarci dalla dipendenza quantitativa con il Medio Oriente, da quella economica americana e dalla speculazione mondiale in atto di questi tempi.

L’immediata conseguenza sociale di questo inarrestabile rincaro dei carburanti è il crollo dei consumi di benzina; questo è almeno quanto affermano gli operatori del settore, particolarmente preoccupati della situazione registrata ad esempio in Basilicata negli ultimi giorni. Difatti il rifornimento medio di carburante riportato in regione un anno fa ammontava a 15 euro, mentre oggi non è raro che alla pompa di benzina arrivino da parte dei consumatori richieste di somministrazione del prodotto pari anche a 5 euro. Una flessione dei consumi del 20 per cento circa.
Questo ovviamente a causa di un fenomeno che sta trasformando un lusso quello della circolazione stradale delle autovetture.

L’unico fattore positivo di questa corsa al rincaro è la correzione delle nostre abitudini quotidiane: più sane passeggiate all’aria aperta, anche se in buona parte satura di polveri sottili velenose dovute all’inquinamento atmosferico, e un ricorso maggiore per i nostri spostamenti ai mezzi pubblici, anche se un po’ ritardatari e alquanto sporadici. Meglio armarsi di pazienza, certo, ma in fondo sono le prove più coriacee che forgiano il carattere.
Peccato poi che gli aumenti del petrolio danneggino anche i gestori: questo dato di fatto non permette a noi poveri ed impotenti consumatori di trasformarli in capri espiatori su cui riversare tutto il nostro malumore e tutta la frustrazione accumulata.
Difatti i gestori non guadagnano una percentuale sul prezzo, ma, che questo lieviti o meno, percepiscono comunque la stessa quota fissa per litro: si tratta esattamente di 4,1 centesimi di euro.
Questi aumenti chi stanno arricchendo, allora? Se chi gestisce le pompe di benzina meno vende e meno guadagna, chi si accaparra quindi il profitto extra?
Speriamo non si tratti dello Stato…

(Valentina Nuzzaci)
(17 Marzo 2008)