Strage di pedoni, ciclisti e motociclisti

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Da parte delle istituzioni, non viene fatto abbastanza per i bisogni di questi «utenti vulnerabili»

Su 1,27 milioni di persone che muoiono ogni anno in seguito ad incidenti stradali, quasi la metà sono pedoni, ciclisti e motociclisti. Questo é il dato principale emerso dal «Rapporto mondiale sulla sicurezza stradale» (Global status report on road safety) dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

A partire dall’agosto del 2007, il Oms ha avviato questo studio per colmare il vuoto di dati relativo alla sicurezza stradale; gli obiettivi erano:

– stimare lo stato della sicurezza stradale in tutti gli stati membri del Oms usando indicatori e metodologia standard;

– indicare le lacune nella sicurezza;

– aiutare i paesi ad identificare le priorità di intervento e stimolare attività di sicurezza stradale a livello nazionale.

Venne preparato un questionario incentrato su specifiche tematiche, quali: politiche nazionali, dati su ogni tipo di incidente, esposizione al rischio, veicoli registrati e infrastrutture, legislazione sui principali fattori di rischio, azioni intraprese per investire nel trasporto pubblico ed incentivare gli spostamenti senza mezzi motorizzati e prime cure in seguito agli incidenti.

Per ogni nazione fu individuato un Coordinatore nazionale e un gruppo di 8 esperti in sicurezza stradale, ognuno di loro aveva il compito di rispondere al questionario singolarmente e poi discuterne insieme le risposte per produrre il testo finale da sottoporre al Oms.

I dati sono stati raccolti da marzo a settembre 2008 e sono stati validati dalla commissione del Oms e dai coordinatori nazionali.

Il rapporto é la prima analisi a carattere mondiale sulle misure di sicurezza stradale adottate da 178 paesi, e riguarda il 98% della popolazione mondiale. Presenta una comparazione e un’analisi con metodologia standardizzata delle informazioni ricevute dalle nazioni e per ciascuna di esse un profilo con le variabili più importanti.

Gli incidenti stradali, secondo i dati relativi al 2004, rappresentano una delle tre cause principali di morte nelle persone di età compresa tra 5 e 44 anni (tabella 1).

Oltre 1,2 milioni di persone muoiono sulle strade ogni anno nel mondo e tra i 20 e i 50 milioni sono vittime di incidenti non mortali.

I risultati dello studio…

Dallo studio emerge una differenza nel numero di incidenti in base al reddito dei paesi: quelli a basso e medio reddito hanno indici più alti riguardo gli incidenti, rispettivamente 21,5 e 19,5 ogni 100.000 persone rispetto al 10,3 dei paesi con alto reddito. Più del 90% delle morti sulle strade mondiali avviene in paesi di medio e basso reddito, dove si ha il 48% di veicoli registrati al mondo. La mortalità per incidenti stradali nei paesi con alto reddito si é invece stabilizzata o diminuita, ma gli incidenti restano un’importante causa di morte, incidente e disabilità.

Gli indici di mortalità più alti si riscontrano nelle regioni dell’est Mediterraneo e africane, i più bassi nei Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito.

La metà delle morti sulle strade é rappresentata da pedoni, ciclisti e motociclisti, definiti «utenti vulnerabili», e il loro numero è più alto nelle economie povere mondiali. per esempio, nelle regioni americane più ricche il 65% dei morti riguardano gli occupanti dei veicoli, mentre nelle regioni del Pacifico occidentale con basso e medio reddito il 70% dei morti sulle strade riguardano gli utenti vulnerabili.

Un altro dato che emerge dal rapporto é che, da parte delle istituzioni, non viene fatto abbastanza per i bisogni degli utenti vulnerabili. La velocità è il fattore principale di rischio di incidenti tra pedoni e ciclisti, ma solo il 29% dei paesi ha il limite di velocità in aree urbane di 50km/h e meno del 10% fa in modo che le leggi di settore siano rispettate. Spesso mancano misure per contenere il traffico, infrastrutture e buone norme che permetterebbero a tutti gli utenti di camminare e usare biciclette in modo sicuro, misure per migliorare la qualità e l’accesso al trasporto pubblico.

L’adozione e il rispetto delle leggi sul traffico sono inadeguati in molte nazioni, com’è critica la legislazione riguardo ai cinque fattori di rischio: velocità eccessiva, guida in stato di ebbrezza, mancato uso di caschi, cinture e misure di sicurezza per i bambini, il 47% dei paesi ha leggi relative a tutti e cinque i fattori ma solo il 15% può essere considerato «esauriente» per lo scopo.

Più del 90% delle nazioni ha un «qualche» tipo di legge sulla guida in stato di ebbrezza, ma solo il 49% ha messo un limite alla concentrazione di alcol nel sangue uguale o più bassa di 0,05 grammi per decilitro, come raccomandato dal «Rapporto mondiale sulla prevenzione degli incidenti stradali» del 2004 redatto dal Oms insieme alla Banca mondiale.

Solo il 40% dei paesi ha leggi per rendere obbligatorio il casco protettivo a motociclisti e passeggeri; solo nel 57% è obbligatorio l’uso di cinture di sicurezza per i passeggeri sia nei sedili davanti che dietro.

Mentre il 90% dei paesi con alto reddito ha leggi che obbligano ad avere specifiche misure di sicurezza per i bambini in auto, solo il 20% di quelli a basso reddito ne hanno (scheda della situazione italiana).

Bisogna rendere operativa una strategia…

C’è bisogno di un coinvolgimento di vari settori, come salute, trasporto e sorveglianza per sviluppare e rendere operativa una strategia per prevenire gli incidenti; solo 75 dei 178 paesi, di cui più di un terzo sono in Europa, ne hanno una in tema di sicurezza con specifici obiettivi. Lo studio rileva come siano presenti molti vuoti nella qualità e nella copertura dei dati riguardo agli incidenti stradali, specie per quelli che non causano morti; solo il 22% dei paesi tiene conto di tutti i problemi a seguito dei sinistri.

Cause di morte, a confronto: 2004 e 2030:

La ricerca prevede un aumento degli incidenti stradali nel mondo, cresceranno con una stima di 2,4 milioni l’anno nel 2030 arrivando ad essere la quinta causa di morte (tabella sulle cause di morte).

I risultati presentati suggeriscono che sono necessari sforzi maggiori da parte dei governi, che dovrebbero:

– prendere in considerazione maggiormente i bisogni degli utenti più vulnerabili delle   strade, come pedoni, ciclisti e motociclisti;

– rivedere la legge esistente rendendola conforme per proteggere tutti gli utenti delle strade, attraverso limiti di velocità in base al tipo di strada, limite della concentrazione di alcol nel sangue ed uso di misure di sicurezza per i bambini;

– far applicare tutte le leggi in tema di sicurezza stradale;

– incoraggiare la collaborazione tra i differenti settori per mettere in comunione i dati sugli incidenti stradali per produrre linee comuni di azione;

– assicurare alle istituzioni, nominate come responsabili di prendere decisioni sul tema, le necessarie risorse umane e finanziarie per agire effettivamente.

Questa ricerca potrà essere usata come strumento per guidare le decisioni politiche dei singoli paesi all’interno di programmi nazionali ed internazionali e rappresenterà l’elemento chiave di discussione e di pianificazione della prima Conferenza intergovernativa mondiale sulla sicurezza stradale che si terrà a Mosca nel novembre prossimo.

(Fonte Arpat, a cura di Chiara Centi)