Pochi italiani usano polizze contro le calamità naturali

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Oltre la metà degli italiani vive in aree soggette a rischio. I danni provocati dal 1997 al 2003, da tali eventi ammontano a circa 32 miliardi di euro. Ma la domanda per questo tipo di polizze è ancora molto ridotta

Martedì prossimo, presso il museo Aufidenate nell’ex Convento della Maddalena a Castel di Sangro (L’Aquila), si terrà un dibattito dal titolo «Strumenti di prevenzione e protezione contro le calamità naturali», organizzato da Antonio Coviello, ricercatore dell’Istituto di ricerca sulle attività terziarie del Consiglio nazionale delle ricerche (Irat-Cnr) e docente di Marketing assicurativo alla II università di Napoli. Sono previsti gli interventi dell’europarlamentare Aldo Patriciello, del deputato Stefano Caldoro, di alcuni Sindaci dei comuni colpiti dal recente sisma e di esperti della materia.

Durante il dibattito verrà affrontata la scarsa penetrazione delle polizze contro gli eventi catastrofici com’è stato attestato dai danni stimati in Abruzzo durante l’ultimo evento sismico. La stima si aggira intorno a circa 2-3 miliardi di euro per le sole abitazioni civili, dei quali solo 300 milioni circa saranno versati dai gruppi assicurativi.

Il ricercatore Cnr afferma che «ad oggi non esiste una legge che imponga allo Stato l’indennizzo dopo una calamità e che i governi varano provvedimenti specifici (per esempio delle tassazioni una tantum), per reperire le somme necessarie a effettuare gli interventi di soccorso alle strutture private, oltre che a quelle pubbliche. A livello legislativo non è stato mai formalizzato un criterio sulla base del quale distribuire gli indennizzi. Peraltro, in un paese particolarmente esposto alle calamità naturali come l’Italia, il procedimento di valutazione e risarcimento che inizia con la dichiarazione dello “stato di emergenza” e finisce con la distribuzione delle risorse attraverso gli enti locali è risultato spesso lungo, inefficace e complesso».

Secondo i dati ufficiali del ministero dell’Ambiente, sono a «rischio elevato» l’89% dei comuni umbri, l’87% di quelli lucani, l’86% in Molise, il 71% in Liguria e Val d’Aosta, il 68% in Abruzzo, il 44% in Lombardia.

Come riferisce il Centro studi AssicuraEconomia.it, oltre la metà degli italiani vive in aree soggette ad alluvioni, frane, smottamenti, terremoti, fenomeni vulcanici.

Ad oggi, però, la domanda degli italiani per questo tipo di polizze è molto ridotta, specie in confronto a Stati Uniti e Giappone; ad essere assicurate contro le calamità naturali sono soprattutto le aziende medio-grandi, una parte di aziende medio-piccole e pochissimi privati cittadini.

Tra i 21 Paesi che hanno già previsto un sistema pubblico o parzialmente privatizzato di assicurazione contro le calamità naturali sono presenti: Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Francia, Germania, Giappone, Spagna, Messico, Turchia e Romania.

L’Ania (l’associazione che raggruppa le imprese assicuratrici in Italia) ha calcolato che se le coperture diventassero obbligatorie, la stima dei premi per un’assicurazione sull’abitazione contro il terremoto costerebbe intorno ai 150 euro annui, per un appartamento medio di 100 mq.

Secondo le stime del dipartimento della Protezione civile, dal 1997 al 2003, i danni materiali provocati in Italia da calamità naturali, ammontano a circa 32 miliardi di euro. Nel complesso, i danni ad abitazioni sono circa il 30% del totale una media che va dal 56% in caso di eventi sismici al 6,5% per alluvioni e frane.

Dal 1994 al 2004 per tamponare i danni di alluvioni, terremoti efrane più gravi, lo Stato si è esposto per 20.946 milioni di euro, circa duemiliardi all’anno, cui va aggiunto un altro miliardo e mezzo complessivo diinterventi «minori».

Coviello spiega che «un’adeguata copertura assicurativa consentirebbe di coprire i danni ai beni privati dalle compagnie del settore, lasciando all’intervento dello Stato solo le spese di primo soccorso e di ripristino delle opere e delle infrastrutture pubbliche.

Più volte si è tentato di mettere a punto uno strumento assicurativo che rispondesse al problema dei risarcimenti inerenti a tali eventi ma finora mancano le condizioni economiche per un intervento da parte delle compagnie stesse, giacché i rischi economici sono molto elevati. La soluzione potrebbe essere “spalmare” il rischio a livello comunitario, con una copertura pubblica europea di ultima istanza».

Il ricercatore conclude ipotizzando una probabile soluzione, cioè: «attivare polizze Catastrophe cover, ricorrendo a un consorzio obbligatorio europeo di riassicurazione che potrebbe assumere anche un ruolo di monitoraggio dei rischi, mediante proprie perizie. Le polizze andrebbero infatti parametrate sulla probabilità di accadimento nei diversi contesti territoriali, utilizzando sia le ricerche scientifiche, sia le serie storiche disponibili, in particolare per i terremoti. Si potrebbero così ipotizzare quattro livelli di intervento: franchigia a carico dell’assicurato, intervento dell’assicuratore diretto, intervento del riassicuratore privato e solo in ultima istanza l’intervento dello Stato».

(Fonte Consiglio nazionale delle ricerche)