Huene, vittima del clima

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L’isola, in Papua Nuova Guinea, è divisa a metà per effetto dell’innalzamento del mare. Una cultura distrutta

Oceano Pacifico, Papua Nuova Guinea, Arcipelago Carteret: è qui che inizia il drammatico fenomeno dei primi profughi del riscaldamento globale, figlio esclusivo dell’epoca moderna.

Ed è sempre qui che prende origine l’esodo degli autoctoni in cerca di un rifugio sicuro dall’innalzamento inarrestabile delle acque del Gran Mare che sta rubando loro la terra, i campi, le capanne, le loro tradizioni, le tombe dei loro antenati. Insomma, la loro vita.

Gli abitanti del’isola di Huene, uno dei sei atolli dell’arcipelago, tagliata praticamente in due dalle scure acque dell’oceano ed abitata ormai da due sole temerarie famiglie superstiti, ovviamente attribuiscono la colpa di questa situazione di emergenza nella quale versano agli «Occidentali», «sprovveduti figli della Madre Terra, inconsapevoli delle gravi ed irreversibili conseguenze delle proprie scellerate azioni».

D’altra parte, come dare loro torto?

Noi uomini civilizzati viviamo senza reali e concrete prospettive future, senza preoccuparci del «dopo» che tale sufficienza di pensiero può provocare.

Il «dopo», per l’appunto, sarà a discapito principalmente degli esseri umani più deboli, più esposti nell’immediato perché direttamente dipendenti dalla presenza del mare e della natura nella loro esistenza, il più delle volte ferma a livelli di scarsissima civilizzazione, ma animata da un saggio e fervente rispetto nei confronti dell’ambiente, sicuramente superiore alla percezione mediocre ed opportunistica che noi uomini moderni abbiamo dell’ecosistema circostante.

Camminare tra i resti di un giardino distrutto dall’acqua salata, contemplare impotenti ciò che resta di una distesa immensa di palme dove un tempo era la spiaggia, non avere più un cimitero dove pregare i propri morti ormai sacrificati tra terra e palizzate per proteggere le sepolture dalle maree, continuare ad essere «capo villaggio» di un’isola rimasta ormai deserta, di un non-luogo vivo solo grazie alla memoria degli anziani «decisi a non abbandonare la nave quando la grande onda arriverà».

Quanta desolazione, quanta.