Non esistono le razze

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Ormai ampiamente dimostrato dagli studi sul Dna. Il «razzismo» è frutto di una effettiva ignoranza scientifica

Pubblichiamo questa nota scritta da Paolo Manzelli in previsione della discussione al Convegno CO.MO.PA -2009 che si svolgerà a Firenze. Nell’articolo si sottolinea che il tentativo immorale di discriminare gruppi umani e sociali non ha bisogno di ricorrere alla scienza perché ormai sappiamo che la variazione delle etnie umane rispetta una naturale strategia di adattamento all’ambiente, la quale determina la biodiversità come opportunità evolutiva di ciascuna specie.

Abstract: The color of the skin of man in various ethnic groups of the World is a function of the environmental adaptation of DNA-Polymorphism generating a natural development of bio-diversity.

Il colore della pelle è stato spesso usato da coloro che si riconoscono come «razzisti» come distinzione fisica utile per definire le razze umane e discriminarle. Di fatto, come viene indicato dagli studi sulle etnie di Egocreanet, (Associazione multidisciplinare telematica che ha dato adesione al CO.MO.PA. (Comitato mondiale pan-africanesimo), possiamo asserire senza equivoci che «la razza umana è una sola».

È bene infatti chiarire che le conclusioni emerse dal «progetto genoma umano» (2003) evidenziano che tutti gli uomini sono identici a livello di Dna. Tra l’Uomo e la Scimmia c’è infatti la condivisione di quasi il 99% delle sequenze del Dna. Differenze a livello somatico tra gli uomini sono da ritenersi conseguenti al «polimorfismo genetico» , cioè alla coesistenza di differenti copie del Dna («Alleli»), non perfettamente equivalenti nelle sequenze dei nucleotidi. Pertanto anche le differenze tra fratelli in una stesa famiglia, come ed esempio il colore dei capelli, è conseguente alla presenza di diverse copie del Dna la combinazione delle quali determina tutte le possibili variazioni di colore dei capelli. Il polimorfismo è quindi funzione della coesistenza di differenti modalità di «miscelamento» genetico degli «Alleli», che se in una popolazione assume una frequenza superiore all’1%, ciò significa che quel particolare «polimorfismo genetico» è stato stabilizzato dalle relazioni con l’ambiente. Variazioni somatiche delle varie etnie umane, che portano ad avere tratti distintivi maggiormente stabili, come il colore della pelle la forma degli occhi la resistenza a determinate malattie, ecc., sono quindi attribuibili ai «polimorfismi genetici» (1)

Pertanto il colore della pelle deve considerarsi soltanto come una conseguenza dell’adattamento all’ambiente dei differenti gruppi etnici, la cui stabilizzazione in gran misura viene a dipendere dall’attività funzionale alle relazioni con l’ambiente del mt-Dna (Dna Mitocondriale); quest’ultimo infatti interagisce con la espressione della frequenza di attività dei diversi alleli del n-Dna (Dna-nucleare) (2)

I melanociti sono cellule della pelle,che contengono numerosi granuli detti «melanosomi» che producono un pigmento biologico la «melanina». Negli africani, i «melanosomi» sono più grandi, per la maggior esposizione ai raggi UV, e si presentano come particelle fortemente pigmentate da un tipo di melanina, la «eumelanina», necessaria per proteggere il Dna dal cancro della pelle (melanoma). La produzione di «eumelanina» si e stabilizzata nelle etnie africane, proprio per proteggere il n-Dna dai raggi UV, che hanno maggior esposizione nelle zone equatoriali rispetto alle zone temperate. In altre etnie, i melanosomi sono più piccoli e compatti e producono un diverso tipo di pigmento la «pheomelanina» che corrisponde ai colori della pelle tendenti al giallo ed al rosso.

La funzione di barriera epidermica, nei neri rispetto ai bianchi, comporta che la trasmissione attraverso la cute dei raggi UV (300- 404 nm) è circa del 30% in meno; da ciò deriva che la cute nera ha una resistenza elettrica circa doppia rispetto alla cute bianca e ciò permette una migliore termoregolazione.

La Pelle Nera deve evidentemente considerarsi una funzione dell’adattamento genetico all’ambiente come lo è ad esempio l’adattamento genetico delle popolazioni andine, che vivono sopra i 4.000 metri, che presentano una elevata concentrazione di emoglobina, per favorire il trasporto di ossigeno nel sangue, là dove l’ossigeno ad altitudini elevate e più rarefatto.

La componente UV della luce del sole, colpendo la cute, favorisce la produzione di «vitamina D», essenziale ad es. per il metabolismo del calcio nelle ossa. Scarsa luce pertanto significa poca vitamina D, con il conseguente rischio di malattie delle ossa e del rachitismo. Ma anche un eccesso di vitamina D, comportando un metabolismo accelerato del calcio, che provoca ad es. una diminuita flessibilità delle arterie ed inoltre problemi di indurimento delle massa muscolare del cuore.

In sintesi l’ adattamento genetico all’ambiente, trova una mediazione tra questi due effetti; pertanto la pelle nera è conseguenza del fatto che i geni ereditati dal padre e della madre, si presentano sotto forma di vari «Alleli» (polimorfismo del Dna), la cui attività viene regolata dal mt-Dna (che agisce come orologio molecolare delle varie vie metaboliche ) che vanno a stabilizzare la produzione del tipo di melanina nelle diverse etnie. Pertanto la diversità del colore della pelle viene a dipendere dalla frequenza di composizione dei diversi alleli, favorita dalla interazione di interscambio di informazione con l’orologio molecolare del metabolismo (il Mitocondrio). Quanto sopra in natura è assai frequente; cosi per esempio , le chiocciole appartenenti ad una stessa razza possono presentare colori e striature diverse a seconda della composizione dei differenti alleli che ne controllano il colore.

 

In conclusione è bene ricordare che «le Razze Umane Non Esistono» (3) e quindi deduciamo che è del tutto fuorviante pensare ancora che le diversità del colore dalla pelle, possa essere una dimostrazione della esistenza di razze umane differenti. Il termine razza rimane unicamente applicabile alla classificazione delle specie animali in zootecnia. Infine è bene sapere che il «razzismo» è frutto di una effettiva ignoranza scientifica, sia per scarsa o cattiva informazione, sia per semplice comodo e/o vantaggio economico, esclusivamente basato su un fondamento di evidente gravità morale.

BIBLIO ON LINE

(1)                   Polimorfismo Dna: http://statgen.dps.unipi.it/courses_file/GdP/04-PolimorfismiGenetici.pdf

(2)                   Dna-Mito : http://www.edscuola.it/archivio/lre/GENEALOGIA%20_mt_DNA.pdf

(3)                   http://ehl2000.com/index.php/2008/07/le-razze-non-esistono-le-prove-vengono-dai-gruppi-sanguigni/

(4)                   http://news.softpedia.com/news/12-of-the-DNA-Differs-Amongst-Human-Races-and-Populations-40872.shtml

www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=188

 

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La foto del titolo è tratta da http://sergiobontempelli.files.wordpress.com/2008/03/scimmia-uomo_blog.jpg