Quasi 115 milioni i volatili inanellati in Europa

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Riuniti allo stesso tavolo oltre 100 analisti ed ornitologi da tutto il mondo. I problemi della protezione dei migratori

La costa adriatica rappresenta una direttrice di migrazione molto importante: in quel tratto è possibile vedere voli di gabbiani, aironi, sterne che sorvolando il medio Adriatico, in particolare il litorale nei pressi di Pescara, si dirigono verso sud; un volo altrettanto suggestivo di rondini, simboli della migrazione e soggetti di un vasto progetto di ricerca, che seguono la nostra penisola verso le loro lontane aree di svernamento africane. Anche loro, come tante altre specie di uccelli, hanno bisogno che si assicuri la loro sopravvivenza, il loro ma anche il nostro futuro: gli uccelli sono infatti componenti di primaria importanza per la funzionalità degli ecosistemi ed importanti indicatori degli effetti del mutamento climatico globale.

Per seguirne le rotte migratorie e le abitudini, al fine della loro preservazione e tutela, in Europa durante il XX secolo sono stati inanellati circa 115 milioni di uccelli marcati con un anellino ad una zampa che consente di seguirne gli spostamenti ed il numero di ricatture (cioè di ritrovamenti dopo l’inanellamento) supera attualmente i 2 milioni.

Il Convegno analitico internazionale «Euring 2009», organizzato a Montesilvano dall’Ispra in collaborazione con la Provincia di Pescara, ha visto riuniti allo stesso tavolo oltre 100 analisti ed ornitologi da tutto il mondo e proseguirà per tutta la settimana per poi spostarsi ad Anversa degli Abruzzi con un incontro a carattere più tecnico-scientifico.

L’Ispra, sin dagli anni 30, ha il ruolo di Centro nazionale di inanellamento italiano: vastissime banche dati che custodiscono tutte le segnalazioni di uccelli inanellati che interessano l’Italia, le quali hanno portato alla realizzazione dell’Atlante della Migrazione degli Uccelli in Italia, con il contributo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Sono intervenuti al Convegno, tra gli altri, il Sub Commissario dell’Ispra Emilio Santori, che ha inaugurato la settimana di incontri, il coordinatore del Centro nazionale di inanellamento dell’Ispra Fernando Spina, il Presidente europeo dell’Euring Stephen Baillie, il prof. Ken Burnham dal Colorado, invitato a presentare la relazione d’onore del Congresso, il prof. Jean-Dominique Lebreton del Centre National de la Recherche Scientifique (Cnrs) di Montpellier, tra i maggiori esperti a livello mondiale di demografia delle popolazioni selvatiche ed il prof. Jim Nichols, dell’US Geological Survey, responsabile dell’innovativo sistema di monitoraggio adattativo del prelievo venatorio degli uccelli migratori acquatici negli Stati Uniti.

Euring, ormai sin dagli anni 70, organizza incontri tra ornitologi e biostatistici, impegnati insieme nel comprendere come utilizzare al meglio il prezioso bagaglio di informazioni relative a soggetti marcati individualmente.

L’uccello selvatico più vecchio risulta essere una berta minore di quasi 52 anni, catturata ed inanellata nel 1957, che «ruba» il record ad un albatro americano catturato in precedenza, di quasi 50 anni. Il viaggio più lungo compiuto da un volatile, di circa 25.000 chilometri, è stato percorso da una Sterna comune inanellata nel giugno 2003 nella Svezia centrale e ritrovata nel dicembre dello stesso anno in Nuova Zelanda. Il volo più veloce è quello di una rondine europea che ha volato in 27 giorni dal Sudafrica al Regno Unito.

Assistiamo ogni giorno all’estinzione di specie animali tra le più diverse, ed ancor più sono quelle la cui scomparsa, legata alle conseguenze delle attività umane, ha preceduto persino la loro formale descrizione scientifica. A livello internazionale, sforzi enormi sono rivolti a monitorare lo stato di conservazione delle specie. A tale riguardo le informazioni più dettagliate sono indubbiamente relative agli uccelli, i quali rappresentano il gruppo di organismi meglio noto in tutti i continenti.

Il marcaggio individuale è l’unico approccio in grado di svelare i meccanismi demografici che governano numericamente le popolazioni animali.

La cornice del litorale abruzzese ha ospitato, e ospiterà per tutta la settimana, la mostra fotografica del fotografo dell’Ispra esperto in tematiche ambientali Paolo Orlandi, una carrellata di 42 fotografie in bianco e nero ed una a colori sull’ambiente, il territorio e le tradizioni di mezzo secolo d’Abruzzo: un suggestivo omaggio dell’autore alla sua terra d’origine così recentemente colpita, un tributo ad un ambiente a volte ribelle ma sempre accogliente e ricco di storie da raccontare.

«La comunità degli inanellatori – ha affermato l’ing. Emilio Santori, Sub Commissario dell’Ispra, in apertura del Convegno – rappresenta in Italia il caso più rilevante di cittadini che decidono di seguire un impegnativo percorso di formazione tecnica in modo da poter quindi contribuire al monitoraggio ambientale attraverso lo studio degli uccelli. Se è vero che abbiamo ereditato la Terra dai nostri figli, la biodiversità rappresenta un bene unico che siamo tenuti a tutelare con cura per rispetto a quanto la Natura ha prodotto in milioni di anni di selezione e perché le future generazioni possano vivere ancora in ecosistemi pienamente funzionali. La sfida – ha concluso Santori – è quindi cercare di coniugare la presenza dell’uomo e delle sue attività economiche e sociali con un ambiente tutelato e rispettato nella sua ricchezza di forme di vita».

«La Provincia di Pescara – come affermato da Guerino Testa, Presidente dell’Ente – da diversi anni è impegnata in progetti di gestione faunistica che tendono sia alla conservazione della biodiversità sia alla riqualificazione del prelievo venatorio e dell’immagine del cacciatore: non più un saccheggio delle risorse presenti sul territorio, ma un prelievo oculato che si sposi con la conservazione dell’ambiente. Molto è stato fatto per la fauna stanziale, poco per l’avifauna migratoria la cui gestione è molto complessa e coinvolge diverse nazioni e continenti. Nel suo piccolo la Provincia di Pescara ha fornito comunque il suo contributo: da diversi anni è impegnata nello studio della migrazione degli uccelli con la realizzazione di alcune stazioni di inanellamento tra le quali, quella dell’oasi di Piano D’Orta, la stazione più grande per estensione nel centro sud d’Italia».

«È sempre più evidente – ha detto Fernando Spina dell’Ispra – che le politiche di conservazione debbano avere solide basi scientifiche. Le reti di monitoraggio dell’Ispra consentono l’aggiornamento continuo di banche dati che offrono il necessario materiale scientifico per valutazioni tecniche mirate ad attivare decisioni gestionali appropriate. Siamo davvero lieti di ospitare qui in Italia l’incontro di massimo profilo scientifico a livello internazionale sulle tecniche di monitoraggio della demografia delle popolazioni selvatiche e sulle realtà applicative di questo vasto filone di ricerca. Per comprendere perché le popolazioni di così tante specie mostrino cali demografici spesso drammatici è necessario conoscerne i parametri demografici, e solo il marcaggio individuale, come nel caso dell’inanellamento degli uccelli, consente di stimare sopravvivenza e mortalità, e quindi chiarire le ragioni di tendenze numeriche negative».

(Fonte Ispra)

(Nella foto Ispra un esemplare di cormorano)