Nave dei veleni – Si vuole un’inchiesta vera

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Legambiente ha consegnato le documentazioni raccolte in 15 anni. Il ritrovamento del relitto a Cetraro. Un monitoraggio del mare lucano-calabro. Alcuni nomi di navi scomparse. Il presidente della commissione regionale antimafia… La Procura di Paola pensa sia la Cunski

Oggi Legambiente ha incontrato il Procuratore di Paola (Cosenza), Bruno Giordano, per offrirgli l’aiuto dell’associazione e per consegnare i dossier raccolti sin dal 1994 con i primi esposti presentati e l’ampia documentazione assemblata nel tempo sulle misteriose sparizioni di navi che non hanno mai lanciato il may-day, mentre gli equipaggi si sono stranamente volatilizzati.

All’incontro era presente il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri, con una delegazione dell’Associazione ambientalista e del Comitato «per la verità sulle navi dei veleni». Era presente anche Pietro Fedeli, membro della segreteria regionale dell’Associazione e direttore dell’Osservatorio ambiente e legalità della regione Basilicata.

Venneri ha affermato che «le parole del pentito di mafia, Francesco Fonti, confermano la gravità di una situazione di illegalità diffusa e pericolosa, favorita da connivenze e omissioni anche nelle alte sfere. Lo Stato deve dare un chiaro segnale e dimostrare di voler raggiungere finalmente la verità sugli inquietanti scenari che contornano il traffico illegale dei rifiuti tossici. Dalla misteriosa morte del capitano di Corvetta Natale De Grazia alle numerose indagini bloccate o depistate, è ora di chiarire tutte le vicende legate al traffico dei rifiuti, da tempo denunciate da Legambiente ma anche da Wwf e Greenpeace e sostenute anche dalla Direzione investigativa antimafia sin dal 2001».

Venneri ha continuato il suo intervento esternando la preoccupazione sul rischio che «tutta questa enorme vicenda venga sminuita e ridotta a problema di tipo meramente ambientale, che sarebbe comunque grave, ma che invece in questo caso rappresenta ben di più. Politica e Servizi segreti sono chiaramente coinvolti e quindi chiamati a chiarire senza indugi il proprio ruolo».

Legambiente infatti ha anticipato al procuratore di Paola la costituzione di Parte civile nel procedimento sulle navi dei veleni «Situazione grave e inquietante. Politica e Servizi chiamati a chiarire responsabilità e omissioni».

Nuccio Barillà, di Legambiente Calabria, ha aggiunto «a muoverci oggi è la consapevolezza che negli ultimi quindici anni la ricerca della verità è stata interrotta più volte, anche in maniera brutale, com’è avvenuto con la morte del capitano di corvetta Natale De Grazia. Ma anche questa ennesima inchiesta della Procura di Paola è a rischio, nonostante i riscontri già ottenuti. Ci vuole poco, infatti, per impedire che le indagini vadano fino in fondo: basta negare uomini e risorse, attendere che l’attenzione dei media si affievolisca, insinuare che si tratta di teoremi. Non è scontato, insomma, che venga fatta finalmente chiarezza su una delle pagine più inquietanti della storia delle ecomafie».

Enrico Fontana, del Comitato «per la verità sulle navi dei veleni» ha concluso «non si tratta solo di una nave affondata e del suo contenuto avvelenato. Intorno ai traffici e agli smaltimenti illeciti di rifiuti pericolosi e radioattivi sì è consumato un vero e proprio intrigo, che ha visto coinvolti anche imprenditori e rappresentanti delle istituzioni».

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