I cittadini e le associazioni dicono no al nuovo porto

335

Presentando le osservazioni alla variante del Piano finalizzata alla nautica di lusso. Da tutto il mondo sono giunte migliaia di firme di protesta al sindaco di Orbetello

Le associazioni ambientaliste (Ambiente e lavoro toscana, Comitato per la bellezza, Comitato terra di Maremma, Italia nostra, Legambiente, Marevivo, Rete dei comitati per la difesa del territorio, Wwf) assieme a numerosi cittadini di Talamone (Grosseto) e loro associazioni, hanno presentato oggi alla stampa, invitando la cittadinanza di Talamone, le Osservazioni alla variante al Piano regolatore generale e al Piano strutturale di Orbetello che, se verrà siglato l’Accordo di pianificazione, spianerà la strada a un nuovo porto.

Infatti il Comune di Orbetello intende sostituire l’attuale porto di Talamone, sia nelle strutture che nel tipo di utenza, oggi costituita in prevalenza da piccole barche, con un «porto gioiello» (così viene definito dai promotori) in grado di ospitare fino a mille barche, puntando alla nautica di lusso. La proposta è in contrasto sia con il Piano di indirizzo territoriale regionale sia con il Piano territoriale di coordinamento provinciale e pertanto si dovrà ricorrere all’Accordo di pianificazione.

Da tutto il mondo sono migliaia le firme giunte in questi giorni al sindaco di Orbetello a seguito dell’appello lanciato dal Wwf internazionale con il Panda passport, la newsletter dell’associazione ambientalista che raccoglie gli appelli più significativi in tutto il mondo e chiede ai propri soci e simpatizzanti di fare pressione con una e-mail per scongiurare progetti dal forte impatto ambientale, come quello del porto di Talamone.

Oggi alla Conferenza erano presenti, fra gli altri, Nino Costa coordinatore Ambiente e lavoro Toscana sud, Vittorio Emiliani presidente Comitato per la bellezza, Mariarita Signorini membro della Giunta Esecutiva Italia nostra, Giorgio Chimenti rappresentante Marevivo, Francesco Cinelli Università di Pisa e consulente scientifico di Marevivo, Valentino Podestà membro Giunta della Rete dei Comitati per la Difesa del territorio e Coordinatore Comitato terra di Maremma, Stefano Leoni presidente Wwf Italia, Andrea Filpa Comitato scientifico Wwf Italia.

Dove si vuole costruire

Il nuovo porto trasformerebbe irreversibilmente un’area di grande qualità, dichiarata già nel 1962 di interesse paesaggistico dal Ministero per i beni e le attività culturali, dove sorge il centro storico di Talamone (di origine etrusca e rifondato dai senesi nel 1305) e dove domina il raro paesaggio agrario delle bonifiche novecentesche. Il nuovo porto confina con il Parco regionale della Maremma (che è in programma di essere ampliato quale riserva marina) ed è circondato da una delle praterie di Posidonia (habitat di interesse comunitario prioritario ai sensi della Direttiva Habitat) più integre ed estese della Toscana.

Si vuole costruire un porto capace di ospitare fino a 1.000 barche, prevalentemente di grandi dimensioni, e dunque finalizzato alla nautica di lusso, comprensivo di: un molo di circa 500 metri di lunghezza; 50mila m3 di alberghi, residenze e capannoni, in buona parte da realizzare su aree sottratte al mare; una viabilità aggiuntiva, parcheggi e rotatorie che invaderanno un paesaggio agrario di grande qualità; lo spostamento della foce del canale scolmatore per reperire spazi da urbanizzare.

I probabili effetti e impatti del progetto

Il nuovo porto, se portato a compimento, avrà forti impatti ambientali, paesaggistici, urbanistici e sociali, ed in particolare:

– sotto il profilo ambientale la costruzione del nuovo molo, di circa 500 m di lunghezza, distruggerà parzialmente il posidonieto, intaccando la sua funzione di nursery per molte specie ittiche. Il progetto prevede anche lo spostamento del canale della bonifica, che ad ogni pioggia proietterà sul posidonieto acque dolci, inquinate da prodotti chimici usati in agricoltura e ricche di sedimenti terrigeni. L’aumento del numero di barche comporterà inoltre una maggiore pressione antropica sulla costa del parco della Maremma;

– sotto il profilo paesaggistico distruggerà una porzione di costa, invaderà con nuove strade le aree agricole della bonifica e diverrà l’elemento dominante del contesto, annullando il paesaggio storico;

– sotto il profilo urbanistico caricherà di nuove funzioni un insediamento già privo di spazi (è prevista l’edificazione di 50 mila m3 di alberghi, residenze e capannoni) aumentando a dismisura il traffico (Talamone è raggiungibile da una sola strada, ed in estate il parcheggio è già molto problematico);

– sotto il profilo sociale eliminerà le opportunità di ormeggio per le barche medio-piccole (in buona parte di proprietà dei residenti o di turisti semi-residenti) riservandole prevalentemente alla nautica di lusso, ritenuta più redditizia.

La proposta delle Associazioni e dei Comitati cittadini

Le associazioni ambientaliste ritengono che già oggi il porto di Talamone (non piccolo in quanto ospita fino a 700 barche) sia un «porto gioiello» e quindi propongono di non ampliare le strutture a mare, ma di riqualificarlo mantenendo le opere idrauliche oggi degradate, arricchendo il lungomare con aree di incontro e di sosta, con vegetazione e percorsi ciclopedonali, ampliando nel rispetto dei luoghi la dotazione di servizi per la nautica, per la raccolta dei rifiuti e degli oli usati dei motori.

E le 12 osservazioni fatte alla «variante»

Le «osservazioni» formulate alla «variante» dalle Associazioni ambientaliste e dai Comitati cittadini sono state tante e ben motivate ed in particolare:

1. rilevano che la «variante» viene denominata «riqualificazione», mentre nei fatti è un deciso ampliamento del porto attuale, anzi in buona parte un porto nuovo;

2. rilevano contraddizioni tra gli obiettivi dichiarati e le trasformazioni proposte, quantitativamente eccessive per il contesto;

3. rilevano che la Valutazione ambientale strategica (Vas) liquida frettolosamente ogni alternativa progettuale al nuovo porto, e che di converso ve ne sarebbero di migliori, compresa quella di riqualificare l’esistente;

4. rilevano le carenze della Valutazione di incidenza sugli habitat sensibili (posidonieto, costa dell’Uccellina), che incredibilmente, ma in più passaggi, nega ogni effetto negativo di questa grande opera, attribuendogli del tutto immotivatamente effetti positivi sull’ambiente;

5. rilevano che l’area è ricca di reperti archeologici subacquei e mettono in luce la necessità di effettuare sondaggi preventivi ad opera dei competenti uffici regionali;

6. sottolineano gli impatti del nuovo molo, che viene presentato come una «cintura ecologica» per la protezione delle Posidonie e che invece inciderà pesantemente sia sulle comunità marine che sul paesaggio;

7. rilevano la mancata considerazione della domanda idrica del nuovo porto;

8. rilevano la assenza di considerazioni degli impatti sul paesaggio, elemento particolarmente grave, in quanto il porto modificherà sostanzialmente il delicato profilo del golfo, tutelato dai vincoli ministeriali, e sulle dinamiche costiere (che avrebbero dovuto essere studiate con simulazioni grafiche e modelli sulle correnti);

9. fanno presente che le modifiche al tracciato del canale scolmatore riverseranno direttamente sul posidonieto acque dolci, torbide e ricche di fertilizzanti e detriti;

10. sottolineano la carenza di valutazioni in merito alla destinazione dei materiali dragati dai fondali, che costituiranno notevoli volumi vista la  significativa profondità prevista per il nuovo porto (circa 4 metri)per mega-yachts.

11. rilevano che il nuovo porto peggiorerà in maniera sostanziale la mobilità e il parcheggio a Talamone;

12. sottolineano la carenza di motivazioni pubbliche dell’operazione che eliminerà i pontili esistenti (destinati in prevalenza alle piccole barche) privilegiando la nautica di lusso; si ritiene che favorire pochi a danno di tanti non sia un compito di una pubblica amministrazione.

Prevedere un’accurata riqualificazione del porto esistente, come suggeriscono le associazioni ambientaliste, sarà una scelta decisamente più coerente con la realtà storica, ambientale e sociale di Talamone e con un suo sviluppo durevole e sostenibile.

(Fonte Wwf Toscana)