Strade – Né nuove né manutenzione

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Nel 2004 l’Italia occupava il secondo posto per la produzione di conglomerato bituminoso in Europa ora siamo vicini alla Turchia. A rischio 7mila posti di lavoro

«Le attività di costruzione e manutenzione delle strade nel 2009 toccheranno la punta più bassa degli ultimi 18 anni. La crisi del settore, dovuta principalmente al forte calo dei lavori pubblici, ha bloccato la produzione di oltre 100 impianti e, se non si invertirà la tendenza nei prossimi mesi, sono a rischio immediato oltre 7.000 posti di lavoro».

La denuncia proviene dal Siteb (l’Associazione che in Italia rappresenta il settore degli operatori di lavori stradali) che evidenzia come a fine anno la produzione di asfalto raggiungerà quota 29 milioni di tonnellate, l’8,2% in meno rispetto allo scorso anno (31,6 mln di tonn.) e addirittura meno 17,2% rispetto alla produzione del 2007 (35,1 mln di tonn.).

Il trend negativo è preoccupante in quanto in Italia gli investimenti in attività di costruzione e manutenzione delle strade sono ormai tra i più bassi d’Europa, prossimi solo alla Turchia, peraltro unico paese in forte ascesa (26,6 mln di tonn., + 19,8%); mentre nel resto del continente, i fondi per le opere pubbliche sono rimasti pressoché stabili (soprattutto in Francia, Germania e Regno Unito), il nostro Paese si appresta a chiudere un’annata record in negativo.
Solo nel 2004 l’Italia occupava stabilmente il secondo posto per la produzione di conglomerato bituminoso (record storico 46 milioni di tonn.) in Europa dietro la Germania. 17 milioni di tonn. perse in 5 anni di calo costante testimoniano una crisi strutturale che va al di là dell’attuale negativa congiuntura internazionale: nessun’altro paese ha fatto peggio. La Germania ha perso 6 milioni di tonnellate negli ultimi 3 anni, ma resta comunque sopra i 51 milioni. La Spagna, che già nel 2005 ci aveva superato, toccando poi nel 2007 i 49,9 milioni di tonnellate è oggi scesa a 42,3 perdendo in un sol colpo ben 7,6 milioni di tonnellate in piena sintonia con i tempi della recessione mondiale.

La stima italiana conferma l’andamento tutt’altro che positivo degli ultimi anni con dati ben al di sotto di quella che viene considerata la soglia minima di produzione di conglomerato bituminoso necessaria per mantenere in efficienza la rete stradale nazionale, pari a 40 milioni di tonnellate.

Calo nella produzione dell’asfalto significa, infatti, meno strade nuove ma, soprattutto, scarsa manutenzione della rete già esistente, con pericolose ricadute in termini di sicurezza per milioni di automobilisti. Ad oggi la situazione delle pavimentazioni stradali appare già critica su tutto il territorio e necessiterebbe di rapidi e concreti interventi. Un inverno disastroso e piovoso come quello dello scorso anno potrebbe dare il colpo di grazia alle strade introducendo anche in Italia scenari tipici di alcune regioni dell’Est Europa.

Senza contare le pesanti ricadute che tale rallentamento provoca sull’industria della costruzione e manutenzione strade e sui posti di lavoro che il settore garantisce: 50.000 addetti diretti e un indotto complessivo di circa 500.000 lavoratori. Oggi almeno un centinaio di impianti produttivi (quasi il 16% del totale) sono già fermi, condannati all’inattività dall’assenza di lavori, e molti operai delle squadre di stesa sono attualmente in cassa integrazione.

Se non ci sarà un’inversione di tendenza nei prossimi mesi sono a rischio oltre 7.000 posti tra gli addetti ai lavori di questo settore.

I lavori stradali in Italia, sono oggi rimandati a tempi migliori, mentre circa il 32-33% del bitume (materiale di derivazione petrolifera, essenziale nella produzione dell’asfalto) prodotto dalle raffinerie, viene esportato verso mercati più redditizi e la situazione tende a peggiorare ulteriormente.

«I dati degli ultimi tre anni – sostiene Stefano Ravaioli, Direttore del Siteb – attestano lo scarso sviluppo di nuove opere stradali nel nostro Paese (tra le eccezioni il passante di Mestre) e denunciano l’altrettanto scarsa manutenzione della rete già esistente. Attendiamo con fiducia che i segnali positivi offerti dall’attuale Governo nei mesi scorsi si trasformino in efficaci politiche di rilancio delle infrastrutture».

«Molte imprese della filiera dell’asfalto sono oggi a rischio chiusura – prosegue Ravaioli – anche a causa di una regolamentazione degli appalti del tutto inadeguata. Per evitare che l’intero settore entri in una crisi profonda, abbiamo chiesto alle istituzioni di aprire un tavolo di confronto per valutare il ripristino dell’istituto della revisione prezzi (abbandonato nel 1994), riproposto in chiave moderna e con rigidi controlli onde evitare abusi e ingiustificati aumenti della spesa pubblica».

(Fonte Siteb)