L’inquinamento dell’Ostreoptis ovata

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Presentati i risultati preliminari del progetto di ricerca sulla presenza di biotossine algali nell’aerosol marino

Con la presentazione dei risultati preliminari nel corso di un workshop nazionale a Roma, si è conclusa la prima fase di un progetto di ricerca che l’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria) ha realizzato sullo «Studio sulla presenza di biotossine algali nell’aerosol marino».

L’Agenzia ambientale calabrese, infatti, è l’unica del Meridione d’Italia ad aver proposto, su richiesta dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca sull’ambiente), un progetto di ricerca per individuare la presenza nell’aerosol (ossia le microscopiche goccioline d’acqua presenti nell’aria che si respira nei pressi delle spiagge) di biotossine algali, tra cui la palitossina prodotta dall’Ostreoptis ovata, un’alga microscopica unicellulare che, non visibile ad occhio nudo, negli ultimi anni ha trovato condizioni climatiche ottimali di sviluppo anche nei mari italiani.

I risultati raggiunti dall’Arpacal (ossia l’aver individuato le biotossine nell’aerosol) sono stati presentati a Roma dalla dott.ssa Domenica Ventrice, dirigente chimico del Centro di eccellenza di Tossicologia alimentare (Ceta) dell’Arpacal, e dal dott. Emilio Cellini, dirigente del servizio bio-tossicologico del Dipartimento provinciale di Crotone, nonché dalla dott.ssa Angela Diano, dirigente del servizio bio-tossicologico del Dipartimento provinciale di Reggio Calabria, che ha relazionato, invece, sulle aree calabresi di interesse dove è stata verificata la presenza di Ostreoptis ovata. Anche se il periodo in cui si manifesta maggiormente questa alga è quello estivo, la ricerca dell’Arpacal (iniziata già da settembre scorso con interventi sul campo) continua senza sosta in laboratorio per poter giungere nella prossima estate 2010 ad una metodologia, condivisa a livello nazionale, che le Arpa possano usare nelle attività di controllo e tutela della salute e dell’ambiente.

Le biotossine algali e le alghe, eventualmente trasportate nell’aerosol durante la fioritura, possono infatti provocare alcuni malesseri, seppur transitori, nelle persone che dovessero inalarle. Le manifestazioni cliniche più frequenti, che possono variare di individuo in individuo, sono: febbre a più di 38°C, dolori articolari e muscolari, faringite, tosse, disturbi respiratori, e nei soggetti allergici o con malattie respiratorie croniche (asma, bronchite cronica ecc.) possono manifestarsi riacutizzazioni della patologia preesistente.

Non essendo stati individuati ancora casi di presenza massiccia di tali alghe in Calabria, l’area di studio è stata una zona ad intensa criticità (Hot spot) segnalata dall’Arpa Puglia ed identificata a Nord di Bari, tra gli insediamenti di Molfetta e S. Spirito in località Giovinazzo.

Nel dettaglio, la ricerca dell’Arpacal è stata avviata con una sperimentazione e studio dei dispositivi di captazione per bioaerosol; in particolare sono stati utilizzati un dispositivo di captazione per bioaerosol in vetro borosilicato tipo Biosampler, ed un campionatore portatile AirCube COM2.

I tecnici dell’Agenzia ambientale calabrese hanno, quindi, eseguito campionamenti, i cui risultati sono stati consegnati al Ceta, che si è occupato della messa a punto delle metodiche analitiche relative alle biotossine in esame e dell’analisi dei campioni provenienti dalla Puglia, conducendo anche uno studio «in vivo» durante il quale è stata somministrata la palitossina via aerosol ad animali da esperimento.

(Fonte Arpa Calabria)