L’Italia non premia i comportamenti virtuosi

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I principali grafici della ricerca

Upa (Utenti Pubblicità Associati) e AssoComunicazione hanno presentato a Milano i risultati della loro prima ricerca su «Timori, comportamenti e attese degli italiani nei confronti della Green Economy», commissionata a GfK-Eurisko.

Partendo dai comportamenti degli italiani, dalla loro sensibilità verso l’ambiente e dalle loro attese, la ricerca si è posta l’obiettivo di comprendere che ruolo può avere la comunicazione nel processo di sensibilizzazione al tema della sostenibilità ambientale e quali strumenti sia necessario mettere in campo a favore delle aziende che hanno iniziato un processo di riconversione verso la tutela dell’ambiente.

Gli intervistati descrivono l’Italia come un paese in cui mancano politiche concrete per l’ambiente e poco propenso a favorire i comportamenti virtuosi dei suoi cittadini.

La ricerca mette in evidenza che il tema ambientale preoccupa gli italiani, in quanto le persone stanno sempre più prendendo coscienza che lo stato di salute dell’ambiente è in grado di riflettersi sul proprio stato di salute e sulla vita di tutti i giorni.

Il presidente di Upa, Lorenzo Sassoli De Bianchi, ha dichiarato che cresce rapidamente negli italiani la sensibilità al fatto che se l’ambiente è in difficoltà tutti saremo in difficoltà. La sostenibilità diviene allora la frontiera di un modello e l’economia dello sviluppo è quella che poggia sulla sostenibilità.

Da qui il dovere di partecipare alla salvaguardia del pianeta anche con le proprie azioni.

Le persone tra i 30 ed i 50 anni si mostrano più attente a questi problemi, ed in particolare le donne, anzi le mamme, si mostrano più preoccupate e più desiderose di cambiamenti.

Da dove cominciare per cambiare?

Gli intervistati vedono nei comportamenti ecosostenibili le azioni primarie, anche se al momento la maggior parte di loro dichiara di attuare «microatti», come spengere le luci, abbassare il riscaldamento o l’aria condizionata, fare la raccolta differenziata e simili.

Al tempo stesso è percepito come importante il ruolo della scuola chiamata ad educare alla sostenibilità ambientale anche l’informazione ambientale gioca la sua parte ma è richiesta una maggiore diffusione.

La politica, percepita come distante dai problemi ambientali, dovrebbe invece mostrare un impegno fondamentale per la tutela dell’ambiente.

I settori visti come più strategici per aiutare il nostro pianeta sono l’energia, molto successo riscuotono infatti le energie pulite, solare ed eolico, il ciclo dei rifiuti ed i prodotti alimentari.

Per gli intervistati, gli attori economici in grado maggiormente di sviluppare un’attitudine alla sostenibilità, risultano le aziende di elettrodomestici, i soggetti che operano nel ciclo dei rifiuti, la grande distribuzione, le aziende di detersivi e quelle alimentari.

Infine gli intervistati mostrano fiducia nei confronti delle imprese «amiche dell’ambiente», anche se non incondizionata, e richiedono che il progetto ambientalista delle imprese sia esplicitato con più chiarezza.

Diego Masi, il presidente di AssoComunicazione, nel suo intervento ha messo in luce come dalla ricerca emerga che la «rivoluzione verde» sia solo agli inizi ma la velocità della sua avanzata cresce in modo esponenziale, accompagnata da fattori quali lo sviluppo del digitale e la recessione economica che ne accelerano la corsa. E presto coinvolgerà tutti gli aspetti della nostra vita, fino a diventare la nuova normalità.

I risultati della ricerca sottolineano che anche in Italia i tempi della rivoluzione verde si avvicinano e le agenzie di comunicazione si stanno attrezzando in vista del cambiamento, trovando in questo modo un nuovo slancio in grado di aiutarle ad affrontare quei problemi strutturali rimasti irrisolti per troppo tempo.

Gli specialisti della comunicazione devono anche loro proporre nuove idee e nuovi linguaggi ed essere capaci di innovarsi insieme ai prodotti.

Giuseppe Minoia, presidente di GfK-Eurisko, commenta i principali risultati della ricerca, dichiarando che gli italiani escono da questa ricerca in una fase di pre-ambientalismo: più arretrati rispetto ad altri paesi, in una specie di apprendistato più lento che altrove ma con il convincimento che indietro non si torna.

In chiusura, Hugh Hough e Hank Stewart, rispettivamente presidente e vice presidente Brand Strategy di Green Team Usa, agenzia di comunicazione newyorkese, hanno raccontato il mondo della Green Communication e il processo di cambiamento che essa ha innescato negli Stati Uniti.

Il loro intervento si è incentrato sulla spiegazione di quelle che sono, secondo la loro esperienza, le Six Golden Rules of Green Communication:

1. Racconta la verità

2. Cammina prima di parlare

3. Condividi il tuo vantaggio

4. Tieni a mente le partnership

5. Conosci la tua supply chain

6. Tieni la mente aperta.

Sei regole d’oro che fanno capire che la Green Communication è qualcosa di veramente nuovo, destinato a influenzare profondamente tutto il mondo della comunicazione.

I principali grafici della ricerca

(Fonte Arpat, Testo a cura di Stefania Calleri)