Stato di agitazione contro lo smembramento dell’Isfol

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La protesta del coordinamento nazionale Usi/RdB Ricerca. «Il Governo, per razionalizzare e contenere la spesa, intende procedere anche attraverso l’accorpamento di enti o istituti strumentali dei vari ministeri, tra cui l’Ias (Istituto affari sociali) e l’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori)»

La ricerca pubblica non è un salvadanaio da svuotare per rispondere alla crisi, da smembrare per ridurre la spesa, magari licenziando i precari. Lo afferma Enrico Mari, del coordinamento nazionale Usi/RdB Ricerca, secondo cui «il Governo, per razionalizzare e contenere la spesa, intende procedere anche attraverso l’accorpamento di enti o istituti strumentali dei vari ministeri, tra cui l’Ias (Istituto affari sociali) e l’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori)». Se è vero che lo Ias è nato solo da pochi mesi, secondo il sindacalista «attualmente non ha più ragione di esistere come soggetto autonomo ed un reale intento di razionalizzazione dovrebbe prevederne l’assorbimento da parte dell’Isfol».

Il problema è che «dietro il solito paravento della crisi con cui sin qui si sono massacrati i diritti dei lavoratori e all’Isfol, ci sono 269 precari che rischiano il posto di lavoro con questi provvedimenti. Siamo di fronte all’ennesimo tentativo del Governo di destrutturare il comparto della ricerca favorendo la fuoruscita dallo stesso degli Enti oggetto di eventuali accorpamenti ai Ministeri vigilanti: una sorta di riduzione della ricerca ad una appendice dipartimentale delle amministrazioni centrali dello stato. Se questo è il disegno – conclude Mari – l’Usi/RdB Ricerca risponderà con durezza per la salvaguardia della specificità del settore, che riteniamo strategico per l’intero sistema paese».