Ambiente – La responsabilità delle banche spiegata da un banchiere

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Pierre Dutrieu premiato all’ edizione 2010 del Premio internazionale Il Monito del Giardino. Nel momento in cui Cina e Stati Uniti si avviano sulla strada della crescita Verde, diventa urgente per l’Unione europea continuare a dimostrare un vero impegno sul fronte delle sfide ambientali. Solo in questo contesto le banche potranno esercitare la loro piena responsabilità

Pierre Dutrieu, banchiere Verde francese, dirige la sezione Sviluppo sostenibile e Interesse generale della Cnce (Caisse Nationale des Caisses d’Epargne) ed è uno dei sette vincitori dell’edizione 2010 del Premio internazionale Il Monito del Giardino promosso dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze attraverso la Fondazione Bardini e Peyron.

Ecco il suo intervento a Firenze allaconferenza Economia globale e crisi ambientale, di cui sarà protagonista con gli altri premiati.

Il ruolo strategico delle banche nella soluzioni dei problemi ambientali

La responsabilità degli istituti di credito.

Anche le banche, in quanto imprese, producono direttamente gas serra, benché con impatto ambientale marginale. L’impatto è invece di gran lunga maggiore se si considera la responsabilità economica delle banche come investitori e finanziatori, concetto traducibile con «emissione indiretta».

Le banche esercitano infatti la loro influenza sull’insieme delle attività economiche, dunque sulle emissioni di gas a effetto serra associate. È il principale insegnamento dello studio Vigeo/Wwf (2009), che indica il settore Banche/Assicurazioni come maggior responsabile di emissioni indirette di gas serra, superiori di ben 100 volte a quelle dirette.

Per di più, le banche hanno una responsabilità etica quando intervengono in settori controversi (biocarburanti, grande dighe, olio di palma, ecc.) suscettibili di sconvolgere gli equilibri ambientali e sociopolitici.

Le iniziative delle Banche

In quanto imprese ansiose di esercitare le loro responsabilità sociali, le banche possono però prendere tutta una serie di iniziative positive per migliorare le loro emissioni dirette e indirette. Per esempio:

1) Possono ridurre le loro impronte ecologiche ottimizzando il consumo energetico delle loro agenzie.

2) Possono ottimizzare le trasferte del personale e gestire più rigorosamente energia e uso della carta.

3) Possono favorire le imprese più efficaci in tema di ambiente promuovendo prodotti finanziari dedicati a investimenti socialmente responsabili.

In Francia, il fondo Climate Change creato da Natixis, filiale delle Caisses d’Epargne et des Banques Populaires, ha esattamente questo scopo. Animato da un comitato scientifico indipendente, è destinato a investimenti nei vari settori sensibili: efficienza energetica dei trasporti e delle costruzioni, modernizzazione delle istallazioni elettriche, energie di sostituzione, gestione di acqua e suolo.

Inoltre, la creazione di un Libretto dello Sviluppo Sostenibile (Livret Développement Durable) garantisce interessanti vantaggi fiscali e permette di finanziare lavori sull’efficacia energetica delle energie rinnovabili.

Quanto al coinvolgimento nei mercati di «scambio carbonio» e di fondi «private equity», Natixis Environnement et Infrastructures è particolarmente attiva in due settori: acquisto di expertises e assunzione di rischi nello sviluppo dei finanziamenti legati all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili (eolico, fotovoltaico, biomassa, motori elettrici, smartgrids);

In materia di azioni innovative, quali una migliore informazione ai clienti sulle conseguenze dei loro investimenti o sui crediti in materia di ambiente, le Caisses d’Epargne hanno cominciato a sviluppare un sistema di «etichettazione» classificando i loro prodotti risparmio in base a tre criteri (sicurezza, clima, responsabilità). E hanno esteso questo metodo anche al settore assicurativo associandosi con le compagnie Maif e Macif.

E ancora: la registrazione dei risparmi energetici realizzati dai clienti per ottimizzare le loro capacità di indebitamento (esempio del Credit Foncier, filiale delle Caisses d’Epargne); la messa in comune di buone pratiche, sull’esempio del gruppo europeo delle Caisses d’Epargne che da tempo si scambiano le migliori procedure ambientali, collaborando al loro affinamento.

I Limiti

Queste iniziative sono significative, creano valore e posti di lavoro per le banche e i loro clienti. Sviluppo sostenibile non fa più rima con «fiorellino» ma con «business».

Si tratta però di iniziative ancora insufficienti in rapporto alle sfide e in un contesto di accresciuta competitività che la crisi finanziaria, economica e sociale non sembra aver affatto modificato.

Le preoccupazioni finanziarie a breve termine continueranno a predominare e l’immagine dei banchieri ne uscirà sminuita, specie negli Stati Uniti. Al tempo stesso, i governi esitano sul da farsi nel timore di aggravare gli squilibri. È il motivo per cui in Francia il progetto Carbon Tax è stato abbandonato, mentre la tassa sui Tir ritarda.

Per proseguire lo sforzo di miglioramento iniziato con gli accordi di Kyoto occorrono in ogni caso serie decisioni politiche: incentivi fiscali (per esempio a favore delle energie rinnovabili) o, al contrario, misure penalizzanti.

I rischi per l’immagine delle aziende, su cui Ong e media insistono, mostrano una crescente efficacia. Bisogna quindi dare risposte appropriate alla minaccia ambientale, trovando un equilibrio, sottile quanto si vuole, che associ però tutte le parti in causa.

Il periodo è cruciale. Nel momento in cui Cina e Stati Uniti si avviano sulla strada della crescita Verde, diventa urgente per l’Unione europea continuare a dimostrare un vero impegno sul fronte delle sfide ambientali. Solo in questo contesto le banche potranno esercitare la loro piena responsabilità.

(Fonte Catola & Partners)