Nucleare e comunicazione

237

Secondo alcuni il nucleare movimenterebbe l’economia e favorirebbe la creazione di posti di lavoro e tra l’altro il ritardo della tecnologia sarebbe colmato. A questa tesi però è mancata una valutazione comparata di costi e benefici del nucleare rispetto alle altre fonti

Al Festival dell’Energia a Lecce la discussione sul nucleare è risultata la più ardua da affrontare, perché i relatori, tutti illustri professori e manager di società del settore energetico, in diverse tavole rotonde hanno affrontato, così come si conviene in tali ambiti, il dibattito con piglio scientifico, senza però fare i conti con la politica e con le conseguenze delle decisioni da questa assunte.

Peraltro diversi sono stati gli interventi, di uguale rango scientifico, che dalla platea hanno infiammato il tranquillo susseguirsi degli interventi programmati, spostando a volte il dibattito sullo scivoloso e, per alcuni versi, più ostico terreno della democrazia e delle libertà individuali ad essa correlate.

Quello che è emerso con più forza è stata la palese «grande sfiducia», per dirla con Chicco Testa, Managing Director Rothschild, che affligge l’opinione pubblica, che purtroppo nel nostro paese soffre, più che in altri, della disinformazione, alimentata a sua volta dalla propaganda di parte. In effetti, in Italia la mancanza di fiducia nelle istituzioni e nella forza politico-decisionale, di implementare grandi opere innovative, è da ricercare, secondo Chicco Testa, nell’inefficienza delle cose semplici, viste le emergenze di vario genere, tra cui le più «rinomate» riguardano la gestione dei rifiuti.

Tutti i relatori concordano sul fatto che si sono fatti già molti passi in avanti, riscontrabili nella possibilità di condurre discussioni pubbliche sul tema del nucleare, che soltanto qualche tempo fa erano impensabili, discussioni affrontate senza pregiudizio e con il supporto di valutazioni e studi scientifici ad avallare la bontà delle tesi.

Da non dimenticare il ritardo che affligge il sistema italiano, fermo al palo da vent’anni. A questo proposito Silvio Bosetti, Direttore Generale Fondazione EnergyLab, formula una tesi favorevole all’impianto di centrali nucleari, che movimenterebbero l’economia e favorirebbero la creazione di posti di lavoro e tra l’altro in meno di un decennio il ritardo della tecnologia sarebbe colmato riportando ai livelli necessari la ricerca. A questa tesi però è mancata una valutazione comparata di costi e benefici del nucleare rispetto alle altre fonti rinnovabili e non.

In conclusione il tema dell’informazione si riappropria del posto da protagonista, restituendo la discussione e i relatori al campo della cultura energetica e della informazione, così assenti dal panorama italiano.

A tal proposito è emerso il problema del «chi» dà le informazioni e, contestualmente, della credibilità di cui dovrebbe godere l’istituzione o l’interlocutore in questione, al fine di evitare che argomenti di così grande impatto mediatico possano essere travisati.

In questo la negativa nomea di cui le istituzioni italiane soffrono non aiuta a sviluppare un dibattito serio, scevro da qualsivoglia interesse o pregiudizio, alimentando di contro la propaganda di parte.