Energia – Consumare meno, consumare meglio

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L’innovazione e le scelte nel risparmio energetico sono strategici ma senza cambiamenti di stile e competenze appropriate tutto viene vanificato

Non di solo nucleare si è discusso al Festival dell’Energia a Lecce, il dibattito si è spostato sulla necessità di consumare meno e meglio, in altre parole puntare sull’efficienza energetica.

Alla tavola rotonda prevista sul tema erano presenti Angelo Moreno, Ricercatore Enea, Claudia Bettiol, Docente Università Tor Vergata di Roma, Marco Cappellini, Cappellini Design & Consulting, Federico Butera, Professore Politecnico di Milano, Cristina Gabetti, Scrittrice e inviata di Striscia la Notizia, Andrea Molocchi, Responsabile studi Amici della Terra, ha moderato Federico Pedronchi, Giornalista Rai.

L’eterogenea formazione culturale dei relatori ha permesso di indagare la questione da diversi punti di vista e altrettanti approcci scientifici.

La distinzione netta tra «efficienza energetica» e «risparmio energetico» è stata richiamata fin dalle prime battute da Moreno, che ha continuato affermando che «non bastano i comportamenti virtuosi dei singoli se i grandi sistemi rimangono inefficienti», riferendosi in particolare alla distribuzione dell’acqua, di cui se ne perderebbe un quantità cospicua durante il tragitto a causa dell’inefficienza degli impianti, molte volte dovuta all’obsolescenza delle strutture.

Con l’intervento di Butera la discussione passa all’efficienza energetica in ambito edilizio, il professore del Politecnico di Milano punta il dito sulle scarse competenze professionali da lui stesso riscontrate in diversi ambiti professionali e a più livelli, che andrebbero ad inficiare la messa in opera di nuove tecnologie.

L’intervento di Cappellini si sintonizza sul tema della disinformazione o meglio della propaganda, sotto forma di etichette con contenuti fasulli o facilmente travisabili. Il «green washing» è la nuova frontiera della propaganda che punta a far apparire sostenibili prodotti e servizi che dopo un’attenta valutazione invece risultano ricchi di criticità occultate.

Molocchi propone una serie di dati utili per comprendere lo stato dell’arte, citando uno studio di una associazione canadese ha riscontrato che un quinto dei prodotti sottoposti a valutazione sono risultati inidonei e non degni di avere un’etichetta «ecologica», che come afferma l’economista «può significare tutto e niente», dunque il monito è di prestare molta attenzione alle etichette.

La Gabetti pone l’attenzione sulla necessità di fare sistema, che sarebbe a suo dire il nodo cruciale da cui ripartire, per affrontare temi delicati come lo spreco d’energia, di cui l’Italia ne spreca più della metà di quella disponibile, di cui tra l’altro è il secondo paese importatore al mondo. La scrittrice invita dunque a ridimensionare i consumi, adottando uno stile di vita più sobrio, attento, tra l’altro, alle nuove scoperte tecnologiche adottabili alla vita quotidiana.

La Bettiol torna a parlare di edilizia e di case, ma in chiave di «consapevolezza» degli inquilini della stessa, che possono anche vivere in una casa passiva ma non adottare comportamenti virtuosi correlati. La professoressa fa inoltre cenno alla forza promotrice del marketing e dei testimonial, che sarebbero il vero motore del cambiamento degli stili di vita che oggi adottiamo.

Dunque da questa tavola rotonda emergono due punti cruciali: la mancanza di cultura e il problema della contraffazione dei prodotti «ecologici», che sarebbero le concause di quel peso che il sistema paese si trascina dietro.