In Papua Nuova Guinea attacco alle foreste ancestrali

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Le piantagioni su vasta scala di palma da olio, promosse da prestiti della Banca Mondiale, e alimentate dal nuovo business del biodiesel, hanno visto una rapida espansione ai danni delle terre comunitarie e dell’agricoltura di sussistenza

La Papua Nuova Guinea è forse l’ultimo paese al mondo in cui la carta costituzionale assicura la proprietà della terra (e della foresta) alle comunità tribali. Per decenni le comunità native hanno protetto le loro foreste ancestrali dalle brame delle multinazionali malesi del legno e dell’espansione delle piantagioni di palma da olio. Ora non sarà più possibile: il Parlamento ha modificato l’Environment and Conservation Act 2000, che regola la gestione delle risorse del paese, e le nuove norme assegnano al Direttorato Ambiente e Conservazione ampi poteri di autorizzare progetti presentati dagli investitori. L’autorità concessa è così ampia che la decisione finale non può essere rimessa in discussione neppure da un tribunale.

Secondo quanto riporta l’Irin, l’emendamento avrà un grave impatto sul diritto alla terra, alle foreste ancestrali e a un ambiente sano, per circa sei milioni di persone. Infatti fino ad oggi, le comunità tribali avevano il potere di proteggere i propri diritti consuetudinari o chiedere risarcimenti in caso di danno ambientale. Con la nuova legge, hanno perduto questi diritti.

I gruppi indigeni della Papua Nuova Guinea hanno alle spalle una lunga battaglia per la difesa delle proprie foreste. Alla fine degli anni Novanta la loro battaglia contro le attività minerarie dell’industria del rame Freeport-Rio Tinto a Bougainville e Ok Tedi è costata numerose vite. Secondo alcune stime, oltre 5.000 persone sono state uccise in quel conflitto.

Le comunità indigene si sono dovute battere anche contro le compagnie del legno che distruggevano le loro foreste tradizionali. Intanto una nuova industria si è affacciata sulle foreste della Papua Nuova Guinea: le piantagioni su vasta scala di palma da olio, promosse da prestiti della Banca Mondiale, e alimentate dal nuovo business del biodiesel, hanno visto una rapida espansione ai danni delle terre comunitarie e dell’agricoltura di sussistenza.

L’abbandono dell’agricoltura di sussistenza e la concentrazione della proprietà delle terre rischiano di portare con sé, parallelamente alla distruzione della foresta (e alle conseguenti emissioni di gas serra), una lunga scia di miseria, perdita di sovranità alimentare per le comunità locali. La Papua Nuova Guinea ospita una delle ultime grandi foreste pluviali del pianeta. Si stima che circa 1.000 gruppi industriali hanno avviato piani di investimento nei 50 paesi in Asia, Oceania, Africa e America Latina.

(Fonte Salva le Foreste)